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12 Febbraio 2022
15:13

Scienziate italiane scoprono che la proteina “guardiano del genoma” ripara anche le ferite

Un team di ricerca guidato da scienziate italiane ha scoperto che la proteina p53, nota per prevenire le mutazioni, guida anche la guarigione delle ferite.
A cura di Andrea Centini
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Credit: Università di Bristol
Credit: Università di Bristol

In un laboratorio del Regno Unito guidato da scienziate italiane è stato scoperto che una peculiare proteina, coinvolta in processi tumorali e metabolici, gioca un ruolo fondamentale anche nella guarigione delle ferite, mobilitando alcune cellule “guida” fino alla riparazione del danno tissutale. La proteina in questione è la P53, soprannominata “guardiano del genoma” per la sua capacità di prevenire le mutazioni, che sono alla base della patologie oncologiche. La scoperta del suo ruolo chiave nella riparazione delle ferite, se dimostrata anche al di fuori dei test in vitro, potrebbe avere risvolti significativi non solo per il trattamento delle lesioni che non si rimarginano, ma anche nel campo dell'oncologia.

Lo studio sulla proteina p53, nota anche col nome di antigene tumorale p53, è stato guidato da un team di ricerca dell'Università di Bristol, in collaborazione con i colleghi del The Wellcome Trust/Cancer Research UK Gurdon Institute e Dipartimento di Zoologia dell'Università di Cambridge. Tra gli autori dello studio figurano tre scienziate italiane: la professoressa Eugenia Piddini e le dottoresse Giulia Pilia e Silvia Cirillo, tutte della Facoltà di Medicina Cellulare e Molecolare dell'ateneo britannico. Gli esperimenti sono stati eseguiti presso il laboratorio coordinato da Piddini, mentre Pilia è la prima autrice dello studio assieme alla collega Kasia Kozyrska. Sono state utilizzate “cellule epiteliali del rene canino Madin-Darby (MDCK)”, che “sono un modello ben caratterizzato per studiare la riparazione epiteliale e la migrazione delle cellule leader”, si legge nello studio.

Rappresentazione di una cellula leader che mobilita le altre per riparare una ferita. Credit: Ella Marushenko Studio
Rappresentazione di una cellula leader che mobilita le altre per riparare una ferita. Credit: Ella Marushenko Studio

Le cellule leader sono cellule che, in seguito a un danno dell'epitelio, mobilitano altre cellule affinché accorrano a riparare la ferita. Ma chi guida l'attivazione delle cellule leader? Analizzando queste cellule le ricercatrici hanno scoperto che presentavano livelli elevati dell'antigene tumorale cellulare p53. Per dimostrare che fosse proprio la proteina p53 ad attivare le cellule “pastore” l'hanno silenziata attraverso la tecnica CRISPR, il taglia e incolla del DNA, osservando che senza di essa veniva di fatto inibita l'emersione delle cellule leader. La proteina p53 agisce quindi come un vero e proprio sensore di danno, che richiama altre cellule dopo una lesione fino alla riparazione della ferita. Una volta esaurito il proprio compito le cellule leader vengono eliminate dalla stessa p53, grazie a un meccanismo di competizione cellulare.

“Se riuscissimo a dimostrare che questi meccanismi scoperti nelle cellule in vitro sono presenti anche nei tessuti complessi (come la pelle o altri epiteli del corpo umano), potremmo sfruttarli per controllare la migrazione cellulare e accelerare la riparazione di ferite, ulcere o ustioni che faticano a richiudersi”, ha dichiarato la professoressa Piddini all'ANSA. Come osservato dalla dottoressa Pilia in un comunicato stampa, la migrazione delle cellule è coinvolta anche nei tumori, ad esempio nella formazione delle metastasi, pertanto il campo di possibili applicazioni legate a questa scoperta potrebbe essere molto ampio.

Il nuovo studio è stato pubblicato nella Giornata internazionale dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, pertanto le autrici hanno colto l'occasione per mandare un messaggio di incoraggiamento e ispirazione a tutte le giovani che sognano una carriera scientifica. I dettagli della ricerca “p53 directs leader cell behavior, migration, and clearance during epithelial repair” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.

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