Perché sempre più giovani si ammalano di tumore al colon retto: sintomi e quando fare screening

L'attore James David Van Der Beek, protagonista della conosciutissima serie televisiva Dawson's Creek, è morto la mattina di mercoledì 11 febbraio a causa di un cancro al colon-retto, contro il quale combatteva dal 2023. La notizia della sua scomparsa ha lasciato sgomenti i moltissimi fan sparsi in tutto il mondo, che lo stanno omaggiando con messaggi di cordoglio sui social network. A rendere la notizia particolarmente triste e sconvolgente è la giovane età della star: appena 48 anni. Eppure è un dato che non deve sorprenderci. Sebbene il cancro sia generalmente considerato un insieme di malattie associate all'età avanzata, sempre più giovani ricevono la diagnosi di un tumore. Il cancro al colon-retto rientra proprio fra le neoplasie che stanno avendo gli incrementi più significativi in termini di diagnosi giovanili, o meglio, nelle persone con meno di 50 anni, che fino a non molto tempo fa erano considerate complessivamente “al sicuro”.
Tra i principali sintomi della malattia indicati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) figurano sangue nelle feci, calo ponderale (perdita di peso) senza cause apparenti, dolore addominale e a livello dell'ano, gonfiore, meteorismo, stanchezza, stitichezza, diarrea e altri. In presenza di questi sintomi, spesso aspecifici, è raccomandato consultare un medico. Emblematica la storia di un giovane di 28 anni di Los Angeles, Joe Faratzis, che ha sottovalutato due sintomi – dolore e sangue sulla carta igienica – e si è ritrovato con una diagnosi di cancro al colon-retto al quarto stadio, con metastasi a polmoni e fegato. Come indicato dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), la ricerca del sangue occulto nelle feci – uno dei potenziali segni della neoplasia – viene raccomandato dal Ministero della Salute ogni due anni a partire dai 50 anni di età, tuttavia alla luce dei casi giovanili in aumento sempre più esperti raccomandano di farlo prima. La Fondazione Veronesi, ad esempio, cita i dati di uno studio statunitense in cui i massimi benefici si otterrebbero a partire dai 45 anni di età.
Secondo la letteratura scientifica più recente, ci sono varie ragioni legate al significativo aumento dei casi di tumori intestinali nelle persone con meno di 50 anni. Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Reviews Endocrinology, ad esempio, ha messo nel mirino i cibi ultraprocessati, ricchi di zuccheri raffinati e grassi saturi, che possono catalizzare anche il rischio di diabete di tipo 2 e obesità. Secondo gli autori dello studio, questi alimenti alla base delle diete occidentali favoriscono l’infiammazione e alterano il microbiota intestinale, creando un terreno fertile per lo sviluppo di polipi che possono evolvere in tumori maligni.
Un altro studio dell'Università del Missouri di Kansas City ha indicato che tra il 1999 e il 2020 le diagnosi di cancro al colon-retto nei bambini tra i 10 e 14 anni sono aumentate del 500 percento; negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni del 300 percento; e tra i giovani dai 20 ai 24 anni del 185 percento. Tra le potenziali cause, oltre ai sopracitati cibi ultraprocessati, figurano lo stile di vita sempre più sedentario, il consumo di carne rossa, le bevande zuccherate e anche l'introduzione di microplastiche, delle quali ingeriamo circa 5 grammi ogni settimana. Sono tutti fattori che possono stravolgere gli equilibri del microbiota intestinale e innescare infiammazione cronica. Come spiegato dal professor Folasade May dell'Università della California, non si conosce la causa esatta di questo aumento così significativo dei casi di carcinoma colorettale nei giovani, “ma su una cosa siamo tutti d’accordo: è legato a un fattore ambientale, non genetico”.
Un recente studio dell’Università della California a San Diego, pubblicato su Nature, ha associato l'aumento dei casi di cancro al colon-retto nei giovani alla colibactina, una sostanza tossica prodotta da alcuni ceppi di Escherichia coli, un batterio che vive normalmente nel nostro intestino ma che è anche un noto patogeno opportunista (e superbatterio in grado di innescare infezioni resistenti agli antibiotici). Secondo gli studiosi, le mutazioni legate alla colibactina sono più frequenti negli under 40 con diagnosi di questa neoplasia rispetto agli over 70. Questa sostanza è in grado di danneggiare il DNA e innescare il cancro. Capire perché i giovani con questo tumore presentino più mutazioni associate a questa tossina può aiutare gli scienziati a determinarne il potenziale innesco.
Sempre in tema di batteri, uno studio presentato a una conferenza dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha rilevato che le diete ricche di zuccheri sono associate a un'alterazione del microbiota intestinale con incremento della popolazione di Fusobacterium nucleatum, un microrganismo noto per aumentare l’infiammazione intestinale. Questa condizione determina un “invecchiamento accelerato” nel colon-retto e non a caso, negli under 50 con diagnosi della malattia, le cellule appaiono più vecchie di circa 15 anni rispetto alla loro reale età. Il batterio Fusobacterium nucleatum potrebbe inoltre innescare mutazioni del DNA in modo analogo alla colibactina di E. coli.
Anche il consumo di alcol è legato a un incremento significativo del rischio di vari tumori, compreso il cancro al colon-retto, ed è noto che sempre più giovani bevono grandi quantità di bevande alcoliche (ad esempio attraverso il binge drinking). Uno studio guidato da ricercatori del National Cancer Institute dei National Institutes of Health (NIH) e pubblicato sulla rivista Cancer ha dimostrato che smettere di bere alcol riduce sensibilmente il rischio di sviluppare polipi benigni precancerosi e quindi il cancro al colon-retto.
Come spiegato dall'AIRC, il cancro al colon-retto (o carcinoma colorettale) è la terza neoplasia più diagnosticata al mondo, dopo il cancro al seno e al polmone. In Italia, evidenzia l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel 2024 ci sono state 48.700 nuove diagnosi. Secondo i dati dell'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), è il secondo più mortale in Italia, con circa 20.000 decessi annui. In questi numeri sono coinvolti sempre più giovani.