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Cambiamenti climatici

Perché la temperatura dell’Atlantico continua a salire da mesi: esperti preoccupati dall’anomalia

Da marzo la temperatura dell’Oceano Atlantico è costantemente la più alta mai registrata, con l’anomalia record che continua ad aumentare. Quali sono i rischi e perché gli esperti sono preoccupati.
A cura di Andrea Centini
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L'aumento anomalo della temperatura dell'Atlantico settentrionale. Credit: Climate Reanalyzer
L'aumento anomalo della temperatura dell'Atlantico settentrionale. Credit: Climate Reanalyzer
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Dal mese di marzo sta accadendo qualcosa di mai visto prima alla temperatura superficiale degli oceani, che risulta costantemente – e sensibilmente – superiore sia alla media storica degli ultimi quattro decenni sia ai precedenti record. In parole semplici, quest'anno gli oceani sono più caldi di quanto non lo sono mai stati in passato; da cinque mesi, infatti, la curva della temperatura è in costante ascesa e non sembra assolutamente voler cambiare rotta, una situazione che sta preoccupando e non poco gli esperti di clima. Ad aprile, ad esempio, l'oceanografo specializzato sui poli Mike Meredith del British Antarctic Survey (BAS) in un'intervista al Guardian si chiedeva se si trattasse di un picco estremo di breve durata, oppure l'avvio di “qualcosa di molto più serio”. Considerando che fino ad oggi non ci sono stati segni di arretramento, siamo evidentemente innanzi a un fenomeno anomalo e con conseguenze potenzialmente disastrose.

L'area marina nella quale si sta evidenziando un riscaldamento particolarmente intenso è l'Atlantico settentrionale, dove dal primo marzo, in pratica, la temperatura risulta essere in costante crescita, con una media di 0,5 – 0,6° C in più nell'ultimo periodo rispetto al record tracciato negli anni precedenti. Potrebbe sembrare un piccolo incremento, ma per aumentare di oltre mezzo grado la temperatura di una massa d'acqua immensa serve una quantità di energia enorme; e come abbiamo visto non si tratta di un fenomeno estemporaneo, ma di un effetto che va avanti da mesi. La situazione è ben esemplificata dai grafici aggiornati caricati sul portale “Climate Reanalyzer” messo a punto Maine Climate Office – Climate Change Institute dell'Università del Maine. Sono basati sulle rilevazioni di sonde, stazioni meteo, satelliti, boe e altri strumenti coinvolti nel progetto Optimum Interpolation Sea Surface Temperature (OISST) della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Recentemente proprio i dati del Climate Reanalyzer hanno evidenziato che tra il 3 e il 6 luglio si sono verificati i giorni più caldi di sempre sulla Terra, con record battuti un giorno dopo l'altro (fino ai 17.23° C di temperatura media globale registrati il 6 luglio).

Tornando all'Oceano Atlantico del Nord, la temperatura ha iniziato a innalzarsi rispetto al precedente record attorno al 6 marzo del 2023 con un aumento di 0,2° C. Il divario si è fatto più ampio ad aprile, ha avuto una contrazione attorno al 20 maggio e poi ha iniziato la costante cavalcata di mezzo grado (e oltre) fino ad oggi. Ad esempio, mercoledì 19 luglio 2023 la temperatura superficiale della porzione settentrionale dell'oceano è stata di 24.6° C, contro i 23.8° C registrati il 19 luglio del 2021 (primato precedente). Ben 0,8° C in più.

Il riscaldamento anomalo dell'Atlantico del Nord è stato segnalato su Twitter anche dal professor Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico del Kyoto Club e Responsabile del Master RIDEF del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, espressamente dedicato a energia, ambiente e protezione del clima. Lo scienziato in un paio di righe ha sottolineato che si tratta di una "crescita incredibile" della quale dobbiamo "preoccuparci molto".

Ma cosa sta succedendo all'Atlantico settentrionale? Innanzitutto viviamo in un contesto di grave crisi climatica e le temperature medie globali sono in costante aumento da anni, sia quelle sulla terraferma, sia le temperature superficiali marine. Come spiegato a Fanpage.it dal dottor Andrea Pisano, Fisico e ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, “il riscaldamento delle temperature sia in mare che in atmosfera è dovuto a due fattori: il contributo dell'uomo, ovvero le emissioni di CO2 e vari gas serra, e la variabilità naturale del clima”. “La variabilità naturale come quella indotta da El Niño – prosegue lo scienziato – è legata a fenomeni che avvengono ogni 3, 4, 5 anni. Fanno aumentare la temperatura, ma poi riscende. C'è un'oscillazione. Quando El Niño va via le temperature ritornano alle medie climatologiche. La parte antropica fa si che le temperature continuano a crescere in modo indefinito, non si arrestano”. “Dal 1981 fino ad oggi c'è un incremento quasi costante, di circa 1° C. Si passa da quasi 20° C a poco meno di 21° C. Siamo nel trend. Fa parte del contesto del riscaldamento globale, al quale si potrebbero aggiungere contributi legati alla variabilità naturale, come El Niño. È un'ipotesi. Il global warming invece è un dato di fatto”, ha chiosato Pisano.

A influire sulla temperatura anomala dell'Atlantico settentrionale, paradossalmente, potrebbe esserci anche la significativa riduzione delle emissioni di anidride solforosa o disossido di zolfo (SO2) del traffico navale, che si è verificata negli ultimi anni grazie all'entrata in vigore del nuovo regolamento marittimo IMO2020, come spiegato su Twitter dal climatologo e imprenditore sociale Leon Simons.

In parole semplici, l'accumulo di questa sostanza tossica in atmosfera genera un sottile strato riflettente che respinge la luce solare, determinando un generale raffreddamento. L'inquinamento da SO2 ci aiuta col cambiamento climatico, in pratica. Poiché le concentrazioni di zolfo sono state ridotte in modo significativo nei carburanti delle navi a partire dal 2020, e poiché l'Atlantico del Nord è tra i mari più trafficati del pianeta, non si può escludere che anche l'eliminazione di questo “scudo raffreddante” possa aver contribuito al riscaldamento anomalo. Ciò che è certo che indipendentemente da El Nino, SO2 e fenomeni naturali, le emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra stanno avendo un impatto devastante sull'aumento delle temperature degli oceani e non, con effetti potenzialmente irreversibili sugli equilibri naturali, la biodiversità e sull'umanità intera.

“L'innalzamento delle temperature superficiali marine innescato dal cambiamento climatico genera un aumento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacci marini, oltre all'acidificazione degli oceani, come diretta conseguenza dell'incremento dei livelli diossido di carbonio in atmosfera”, ha spiegato il dottor Pisano a Fanpage.it. “Un'ulteriore ripercussione del cambiamento climatico si riscontra nell'aumento drammatico di intensità, frequenza e durata di eventi estremi, come gli uragani e le ondate di calore in mare (marine heat wave), ovvero elevate e prolungate anomalie (positive) di temperatura che possono produrre impatti devastanti sull'ecosistema marino, sull'acquacoltura e la pesca”. Effetti drammatici che possiamo invertire solo con una netta e rapida diminuzione delle emissioni di gas climalteranti.

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