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Perché in Italia è rischioso sospendere l’obbligo vaccinale: l’analisi del professor Rezza

La Lega ha proposto con un emendamento al decreto liste d’attesa al vaglio al Senato di eliminare l’obbligo vaccinale per i minori tra 0 e 16 anni previsto dalla legge Lorenzin del 2016. Anche se è vero che alcuni Paesi, come il Regno Unito, riescono a raggiungere un’elevata copertura vaccinale anche senza obbligo, le condizioni attuali in Italia difficilmente lo renderebbero possibile. Quali potrebbero essere le conseguenze? Le risposte dell’epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.
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"Obbligo vaccinale sì o no?". Dopo che la Lega ha proposto l'eliminazione dell'obbligo vaccinale per i minori tra 0 e 16 anni, se lo stanno chiedendo in tanti, ma in realtà quello sull'obbligatorietà dei  vaccini è un dibattito che esiste da decenni, e non solo in Italia. Certo è che dopo la pandemia e con l'aumento dei casi di morbillo degli ultimi mesi anche in Europa, la proposta della Lega, contenuta nell'emendamento, sottoscritto da Claudio Borghi, al decreto liste d'attesa, ha innescato un certo allarme e molte critiche, anche tra gli esperti.

Il Tavolo tecnico Malattie Infettive e Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (Sia) si è opposto ufficialmente alla proposta della Lega di rendere i vaccini contro morbillo, rosolia, parotite e varicella non più obbligatori ma solo raccomandati. Secondo la Sip la legge Lorenzin, che ha introdotto l'obbligo nel 2016, si sarebbe rilevata uno strumento efficace  per garantire la copertura vaccinale in questa fascia d'età, passata dall'87, 21% del 2017 al 94, 38% del 2023. Un dato molto vicino quindi alla soglia del 95% necessaria per evitare la formazione di nuovi focolai.

A questo punto la domanda è: Quanto è verosimile la proposta della Lega di eliminare l'obbligo vaccinale? Quali sarebbero i rischi nel caso in cui in Italia rendesse i quattro vaccini in questione solo raccomandabili? Fanpage.it lo ha chiesto al Prof. Giovanni Rezza, docente di Igiene all’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute durante la pandemia di Covid-19.

Cosa ne pensa del dibattito in atto sull’obbligo vaccinale?

Oggi ne stiamo parlando come se fosse una novità ma in realtà il dibattito sull’obbligatorietà dei vaccini affonda le radici molto indietro nel tempo. Da tempo c’è chi sostiene che il vaccino non lo debba essere, facendo l'esempio di quei Paesi, come il Regno Unito, che riescono a raggiungere una copertura vaccinale molto elevata, anche senza obbligo vaccinale.

Quindi l’obbligo vaccinale non è il tema?

Il vero punto di cui si dovrebbe parlare non è tanto l’obbligatorietà ma come fare per garantire e mantenere negli anni alti livelli di copertura vaccinale. L’obbligo non è il fine, ma il mezzo per raggiungere questo obiettivo.

Perché è così importante mantenere la copertura vaccinale?

Bisogna distinguere le malattie non trasmissibili da quelle trasmissibili. Per quanto riguarda le prime, come il tetano, bisogna vaccinarsi per un semplice motivo: dato che le scorie tetaniche sono presenti nell’ambiente in cui viviamo, chi non si vaccina non è coperto e può ammalarsi, a prescindere da cosa gli altri decidano di fare, in quanto non esiste l’immunità di gregge.

Diverso è il discorso per le malattie infettive contagiose, come alcune di quelle per cui oggi i minori di 16 anni devono obbligatoriamente vaccinarsi, ad esempio il morbillo o la pertosse. Per queste malattie è infatti necessario raggiungere una certa soglia vaccinale, che per convenzione è stata fissata al 95%, per ottenere il cosiddetto effetto “immunità di gregge”.

Cosa succede quando si raggiunge?

Quando si raggiunge l’immunità di gregge accade che il batterio responsabile di quella data malattia non circola più, in quanto trova molti ostacoli rappresentati dalle persone immuni. È fondamentale raggiungere l’immunità di gregge o di popolazione perché in questo modo anche la persona che per motivi di salute non può vaccinarsi sarà protetta dal rischio di infezione.

Ci sono altri modi per raggiungerla, diversi dall’obbligo vaccinale?

Ci sono, ma richiedono un sistema di monitoraggio molto elevato e fiducia da parte dei cittadini verso i vaccini. Abbiamo fatto l’esempio del Regno Unito, che riesce a mantenere un’elevata copertura vaccinale senza nessun obbligo, ma non è detto purtroppo che tutti i paesi ci riescano. Oppure può semplicemente succedere che a un certo punto il numero di persone che si vaccinano spontaneamente inizi a diminuire e il batterio riprenda a circolare. È quello che è successo in Italia in quelle regioni, come il Veneto, che anni fa decisero di sospendere l’obbligo del vaccino esavalente: pur avendo un sistema molto efficiente fece fatica a mantenere coperture elevate.

Ci spieghi meglio.

Quando, nel 2001, il vaccino esavalente divenne obbligatorio, anche allora si accese lo stesso dibattito sull’opportunità di ampliare a sei – prima erano quattro – i vaccini obbligatori per i bambini. Proprio a causa dei tanti pareri contrari, alcune regioni decisero di sospendere formalmente o di fatto l’obbligo vaccinale ma per farlo introdussero un piano molto strutturato di monitoraggio con l’obiettivo di garantire quella soglia critica di copertura vaccinale.

Per un po’ di anni la situazione rimase sotto controllo, ma poi nel 2016 i casi di morbillo ripresero a salire in conseguenza alla riduzione della copertura vaccinale . Essendo questa una malattia molto contagiosa basta infatti scendere anche poco sotto il livello di soglia per perdere l’immunità di gregge.

Come venne affrontato quell’aumento di contagi?

Fu allora che si decise con la legge Lorenzin di introdurre di nuovo l’obbligo vaccinale, non solo per tutto l’esavalente ma anche per altre malattie infettive. Allora l’obbligo venne introdotto per recuperare quei punti che negli anni precedenti si erano persi nella copertura vaccinale del morbillo.

Tuttavia, la stessa legge Lorenzin prevede che per quattro vaccini (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella) l’obbligo sia oggetto a revisione ogni tre anni (anche se alla scadenza del primo triennio la valutazione non è stata fatta a causa della pandemia). La legge stessa ammette quindi la possibilità di sospensione dell’obbligo vaccinale, sempre se la situazione epidemiologica lo consente.

Perché parla di sospensione dell’obbligo vaccinale e non di eliminazione?

Perché il punto è proprio questo. L’obbligo vaccinale non è l’obiettivo, anzi dover ricorrervi è in sé una sconfitta per il sistema sanitaria. È piuttosto uno strumento che in certe condizioni diventa inevitabile.

Quando l’obbligo diventa inevitabile?

L’obbligo diventa necessario quando le persone non si vaccinano. Non è un discorso ideologico, non si tratta di essere pro o contro l’obbligo vaccinale. Se c’è necessità di mantenere la copertura vaccinale elevata e non si riesce a ottenerla senza l’obbligo, allora a quel punto bisogna fare qualcosa. L’obbligo è l’ultima ratio per garantire l’immunità di gregge.

Cosa rischiamo senza un’adeguata copertura vaccinale se ad esempio, come propone la Lega, si permette anche ai bambini non vaccinati di frequentare la scuola dell’infanzia?

Se almeno il 95% della popolazione è vaccinata non dobbiamo per forza obbligare il 100% a vaccinarsi, perché in ogni caso siamo tutti protetti (anche chi non si vaccina) dall’immunità di gregge. Se invece la copertura scende al di sotto di questa soglia e non c’è l’immunità di gregge, il bambino che per motivi di salute non può vaccinarsi rischia di ammalarsi.

Il senatore Borghi che ha firmato l’emendamento sostiene che la cosa migliore da fare sia informare i cittadini. Può bastare davvero?

Per poter sospendere – non eliminare – l’obbligo vaccinale è sicuramente necessario che la popolazione sia correttamente informata sui benefici e i rischi dei vaccini e consapevole che i primi sono di gran lunga di più dei secondi. Ma questo da solo non basta. È necessario introdurre un sistema di anagrafe vaccinale informatico in modo tale da monitorare in tempo reale la copertura vaccinale.

Al momento in Italia ci sono o no queste condizioni?

Noi abbiamo un sistema di monitoraggio della copertura vaccinale, ma non è assolutamente in tempo reale. Al momento i dati più recenti risalgono al 2022, ma siamo nel 2024. Con queste condizioni è piuttosto rischioso sospendere l’obbligo vaccinale, se invece avessimo la possibilità di tenere sotto controllo la copertura vaccinale in modo efficiente, potremmo anche valutare l’ipotesi di sospendere l’obbligo e reintrodurlo qualora necessario. Ma adesso, fatta eccezione per qualche regione, la realtà è un’altra.

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