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Perché il braccio dove si riceve il vaccino Covid può fare la differenza

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista eBioMedicine, la risposta immunitaria potrebbe essere migliore.
A cura di Valeria Aiello
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Dopo l’orario di vaccinazione, in grado di influire sulla risposta immunitaria, un’altra questione aperta sembra aver trovato una spiegazione scientifica: si tratta del braccio dove si ricevono dosi e richiami di uno stesso vaccino, come quello contro il Covid, la cui scelta sembra poter influenzare lo sviluppo di una risposta immunitaria migliore. In altre parole, chi in autunno riceverà il nuovo vaccino aggiornato per le nuove varianti o si sottoporrà al primo ciclo vaccinale perché non ancora immunizzato, farebbe meglio a scegliere con attenzione in quale braccio (muscolo deltoide) ricevere l’iniezione perché, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista eBioMedicine di The Lancet, la risposta immunitaria potrebbe essere più forte se dosi e richiami finiscono nello stesso braccio.

Scegliere lo stesso braccio per le dosi di uno stesso vaccino può migliorare la risposta immunitaria

Le prime prove dello sviluppo di una migliore risposta immunitaria in seguito alla somministrazione delle diverse dosi di uno stesso vaccino su uno stesso braccio risalgono agli Anni 60, ma i risultati di questi studi e ricerche successive non sono stati sufficienti a supportare il conferimento di una maggiore protezione contro infezioni e malattie gravi. Un team di ricerca della Saarland University, a Homburg, in Germania, ha quindi voluto fare luce sulla questione, esaminando le risposte immunitarie di circa 300 persone che non hanno mai avuto il Covid e hanno completato il primo ciclo vaccinale (due dosi) con Pfizer tra marzo e settembre 2021.

I partecipanti allo studio sono stati divisi in due gruppi: uno che ha ricevuto entrambe le iniezioni nello stesso braccio (ipsilaterale) e uno che ha ricevuto la seconda dose nel braccio opposto al quello della prima (controlaterale). Due settimane dopo il completamento del ciclo vaccinale, tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a un prelievo ematico per l’analisi della risposta immunitaria (anticorpale, mediata dagli anticorpi, e umorale, mediata dalle cellule immunitarie).

Quest’indagine ha mostrato che alcune cellule immunitarie, chiamate cellule T CD8+ – conosciute anche come “cellule T killer” – sono state rilevate nel 67% delle persone che hanno ricevuto le due dosi nello stesso braccio rispetto a 43% di coloro che hanno ricevuto iniezioni nelle braccia opposte. Tuttavia, il numero di anticorpi in coloro che avevano ricevuto iniezioni nello stesso braccio non era maggiore di quello di coloro che avevano ricevuto iniezioni in braccia opposte. “A differenza delle cellule T killer, gli anticorpi non eliminano immediatamente un virus ma lo neutralizzano, impedendogli di causare ulteriori danni e rendendo più facile per le cellule chiamate macrofagi trovarlo distruggerlo” ha spiegato la co-autrice dello studio, Martina Sester.

La cosa interessante è però che gli anticorpi di coloro che avevano ricevuto le due dosi nello stesso braccio “si legavano meglio alla proteina virale Spike” ha aggiunto Sester, il che suggerirebbe una maggiore protezione anticorpale rispetto a coloro che avevano ricevuto le due dosi su braccia diverse.

Secondo gli autori dello studio, sarebbe quindi possibile che le persone rispondano meglio alle dosi ricevute nello stesso braccio perché i vaccini prendono di mira gli stessi linfonodi, rendendo quegli stessi linfonodi più attivi nella produzione di cellule immunitarie e nella lotta contro le infezioni. “Una maggiore attività anticorpale neutralizzante e livelli più elevati di cellule T CD8 possono avere implicazioni per la protezione nelle infezioni e da malattie gravi, e supportare la preferenza per la vaccinazione ipsilaterale – hanno concluso gli studiosi – . Sapere come indurre e migliorare al meglio le risposte immunitarie umorali e cellulari può essere rilevante per gli individui anziani o i pazienti immunocompromessi”.

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