1 Luglio 2022
18:00

Ora sappiamo qual è l’effetto della permanenza nello Spazio sulle ossa degli astronauti

Lo rivelano i risultati di una nuova ricerca che ha riscontrato decenni di perdita ossea in appena sei mesi di volo spaziale.
A cura di Valeria Aiello
Credit: ESA
Credit: ESA

Durante la permanenza nello Spazio, gli astronauti perdono decenni di massa ossea che gran parte di loro non recupera nemmeno dopo un anno sulla Terra. Lo rivelano i risultati di una nuova ricerca condotta dagli studiosi del McCaig Institute for Bone and Joint Health dell’Università di Calgary, in Canada, nell’ambito di uno studio che ha seguito 17 astronauti in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per determinare l’entità del recupero osseo dopo un volo spaziale di lunga durata.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Scientific Reports di Nature, hanno mostrato che una volta tornati sulla Terra, la densità ossea persa dagli astronauti era equivalente a quanto gli stessi avrebbero perduto in diversi decenni di vita sulla Terra, ha spiegato il coautore dello studio, il professor Steven Boyd dell’Università di Calgary e direttore del McCaig Institute for Bone and Joint Health.

Per valutare l’entità della perdita e capire come gli astronauti la recuperano una volta tornati sulla Terra, gli studiosi hanno scansionato polsi e caviglie dei 17 astronauti prima e dopo la loro permanenza sulla ISS, e poi a 6 e 12 mesi dopo il loro ritorno sulla Terra, scoprendo che, a distanza di un anno dal volo spaziale, la densità tibiale di 9 astronauti non era stata completamente ripristinata e mancava ancora un decennio di massa ossea.

Gli astronauti che hanno intrapreso le missioni più lunghe, che andavano da quattro a sette mesi sulla ISS, sono stati i più lenti a riprendersi. “Più tempo si trascorre nello Spazio, maggiore è la perdita ossea” ha spiegato Boyd all’AFP.

Questa perdita si verifica perché le ossa che normalmente reggerebbero il peso sulla Terra, come quelle delle gambe, non devono sostenerlo in condizioni di microgravità, rappresentando un elemento di “grande preoccupazione” per le future missioni pianificate su Marte, che potrebbero vedere gli astronauti trascorrere anni nello Spazio.

Se la perdita continuerà a peggiorare nel tempo? Non lo sappiamo – ha aggiunto Boyd – . È possibile che si raggiunga uno stato stazionario dopo del tempo, così come e possibile che la perdita ossea continui. Ma non credo che si possa arrivare al punto che non rimanga più nulla”.

In tal senso, i prossimi studi andranno ad esplorare gli effetti di viaggi spaziali ancora più lunghi, per supportare gli astronauti che in futuro si avventureranno nello Spazio profondo.

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