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Cambiamenti climatici

Nuovo record di CO2 nell’atmosfera, rilevati 424 ppm: cosa significa e perché dobbiamo preoccuparci

I livelli di anidride carbonica in atmosfera hanno raggiunto un nuovo record negativo: 424 ppm, il 50% in più rispetto all’epoca preindustriale. Continuiamo ad avvicinarci pericolosamente all’apocalisse climatica.
A cura di Andrea Centini
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I livelli di anidride carbonica (CO2) in atmosfera continuano a crescere inesorabilmente, inanellando nuovi record negativi anno dopo anno. A maggio 2023 la concentrazione media è risultata essere di 424 parti per milione (ppm), con un incremento di ben 3 punti rispetto al record registrato a maggio del 2022. Si tratta di uno dei balzi in avanti – o sarebbe meglio dire, indietro – più significativi nell'ultimo mezzo secolo, cioè da quando le emissioni di CO2 hanno iniziato a schizzare alle stelle. Questo dato ci dice soprattutto una cosa: nonostante le buone intenzioni di alcuni Paesi, i progetti dedicati alle fonti rinnovabili e i fiumi di parole spesi contro le emissioni durante COP, giornate mondiali della Terra, dell'Ambiente e simili, continuiamo a riempire l'atmosfera terrestre di gas a effetto serra / climalteranti, avvicinandoci sempre più – e con le nostre stesse mani – sul baratro dell'apocalisse climatica.

A diramare il nuovo dato gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della Scripps Institution of Oceanography dell'Università della California di San Diego, che monitorano costantemente le concentrazioni atmosferiche del principale gas a effetto serra nell'emisfero boreale (settentrionale). I dati vengono solitamente raccolti presso il Mauna Loa Atmospheric Baseline Observatory, una stazione di ricerca ricca di sensori specifici installata sul vulcano Mauna Loa di Big Island, la più estesa delle Isole Hawaii. I rilevatori si trovano a circa 3.500 metri sul livello del mare, nel cuore dell'Oceano Pacifico. Questa posizione è privilegiata poiché garantisce un'analisi di campioni d'aria “puri”, non alterati dalle fonti di inquinamento locale – ad esempio, non ci sono complessi industriali nei paraggi – e da altri fattori naturali, come foreste e simili, che influenzano le concentrazioni di carbonio. I dati della NOAA, tuttavia, quest'anno sono stati raccolti presso un sito di campionamento temporaneo sul vulcano Mauna Kea, a causa di un'eruzione vulcanica del Mauna Loa che ha bloccato l'accesso alla stazione di ricerca.

La curva dei livelli di CO2 mostra una crescita spaventosa. Credit: NOAA
La curva dei livelli di CO2 mostra una crescita spaventosa. Credit: NOAA

Il dato di 424 ppm è quello raccolto dalla NOAA, l'agenzia federale statunitense deputata allo studio / monitoraggio degli oceani e degli eventi atmosferici. Gli scienziati della Scripps Institution of Oceanography fanno analisi indipendenti e hanno ottenuto una media mensile per maggio 2023 leggermente più bassa, pari a 423,78 parti per milione di aria. Nonostante la leggera variazione di 0,22 punti, siamo comunque ben oltre i valori che dovrebbero “rassicurarci”. Il dato raccolto a maggio (e solitamente pubblicato all'inizio di giugno) è il più importante dell'anno perché in questo mese la CO2 raggiunge la concentrazione massima nell'arco dei 12 mesi.

“Ogni anno vediamo aumentare i livelli di anidride carbonica nella nostra atmosfera come risultato diretto dell'attività umana”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Rick Spinrad, amministratore della NOAA. “Ogni anno vediamo gli impatti del cambiamento climatico con ondate di calore, siccità, inondazioni, incendi e tempeste che si verificano intorno a noi. Mentre dovremo adattarci agli impatti climatici che non possiamo evitare, dobbiamo compiere ogni sforzo per ridurre l'inquinamento da carbonio e salvaguardare questo pianeta e la vita che lo chiama casa”, ha chiosato lo scienziato. “Quello che vorremmo vedere è che la curva si stabilizzi e addirittura scenda perché l'anidride carbonica fino a 420 o 425 parti per milione non è una cosa buona”, ha affermato il dottor Ralph Keeling, geochimico a capo del programma Scripps per le analisi della CO2 e figlio dello studioso che fondò la stazione di monitoraggio alle Hawaii. La curva “dimostra che per quanto abbiamo fatto per mitigare e ridurre le emissioni, abbiamo ancora molta strada da fare”, ha evidenziato l'esperto.

I livelli di CO2 nell'atmosfera sono da alcuni anni stabilmente superiori del 50 percento rispetto a quelli rilevati in epoca preindustriale, considerato lo snodo di svolta dell'impatto umano sull'ambiente. Con l'introduzione dei processi industriali, l'uso estensivo dei combustibili fossili e il costante progresso tecnologico le emissioni di carbonio sono aumentate decennio dopo decennio, ma hanno iniziato a salire in modo preoccupante solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, di pari passo con il boom economico. Maggiori sono le concentrazioni atmosferiche di CO2 e più è elevata la “febbre” della Terra, il cosiddetto riscaldamento globale. Al momento siamo a circa 1,2° C oltre la media dell'epoca preindustriale, ma potremmo superare i fatidici 1,5° C di riscaldamento già nei prossimi anni, innescando conseguenze catastrofiche e irreversibili della crisi climatica.

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