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Covid 19

Nei pazienti Covid il coronavirus si replica ovunque: rilevato in 79 siti di anziani non vaccinati

Grazie a decine di autopsie condotte su pazienti deceduti con Covid gli scienziati hanno determinato che il coronavirus SARS-CoV-2 si replica praticamente ovunque nel corpo umano. Rilevate prove in 79 degli 85 tessuti e fluidi analizzati.
A cura di Andrea Centini
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Particelle virali del coronavirus SARS-CoV-2 su cellule umane. Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus SARS-CoV-2 su cellule umane. Credit: NIAID
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Pur essendo un patogeno respiratorio, il coronavirus SARS-CoV-2 non si limita a colpire gli organi e i tessuti legati alla respirazione, ma nei pazienti infettati può essere rilevato praticamente in qualunque parte dell'organismo. Nei molteplici studi condotti sin dallo scoppio della pandemia di COVID-19 lo hanno trovato nel cervello, nei reni, negli organi riproduttivi, nell'intestino, nel fegato e in moltissimi altri distretti del corpo umano. Non a caso tra le complicazioni dell'infezione vi sono anche insufficienze multiorgano innescate dall'invasione virale e dalla risposta immunitaria esagerata, la cosiddetta “tempesta di citochine” che può essere più pericolosa del virus stesso. Una nuova ricerca, basata su decine di autopsie condotte sui corpi di persone decedute con COVID-19, ha fatto maggiore luce sulla diffusione del SARS-CoV-2 all'interno del corpo umano, evidenziando che il patogeno può replicarsi ovunque.

A determinarlo è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Dipartimento di terapia intensiva – Centro clinico dei National Institutes of Health (NIH), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del National Cancer Institute, dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID), della Scuola di Medicina dell'Università del Maryland e di molti altri istituti americani. I ricercatori, coordinati dal professor Daniel S. Chertow della “Sezione Patogeni Emergenti” del NIH, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto autopsie complete su 44 pazienti deceduti con COVID-19. Pur avendo valutato l'organismo umano nel suo insieme, si sono concentrati soprattutto sul sistema nervoso centrale, con l'obiettivo di “mappare e quantificare la distribuzione, la replicazione e la specificità del tipo cellulare di SARS-CoV-2 attraverso il corpo umano”. Le indagini sono state effettuate anche a più di sette mesi di distanza dalla comparsa dei primi sintomi dell'infezione, mostrando quanto a lungo può perseverare il patogeno nel nostro corpo. In un paziente in particolare, i frammenti genetici del virus sono stati trovati nel suo cervello a 230 giorni dal primo tampone oro-rinofaringeo risultato positivo.

Il professor Chertow e colleghi sono “andati a caccia” dell'RNA messaggero virale (fortemente legato alla replicazione) in 85 posizioni diverse del corpo umano, tra tessuti e fluidi corporei. Dalle analisi è emerso che nei soggetti anziani e non vaccinati – la maggior parte del campione coinvolto nelle autopsie – erano presenti significativi segnali di replicazione in 79 siti differenti, praticamente quasi tutti quelli indagati. Un dettaglio rilevante risiede nel fatto che lesioni e infiammazioni per citopatologia virale diretta sono state rilevate soprattutto nei polmoni, mentre altri organi, pur presentando prove evidenti di abbondante replicazione virale, non mostravano tali danni. Secondo gli studiosi è possibile che la risposta immunitaria anomala si scateni più facilmente nelle vie respiratorie che negli altri organi.

Gli autori dello studio sottolineano che le autopsie sono state condotte tra aprile 2020 e marzo 2021, quando la maggior parte delle varianti di preoccupazioni che ben conosciamo oggi non erano ancora presenti, pertanto potrebbero esserci differenze nei pazienti Covid infettati da queste ultime. Inoltre, come indicato, quasi tutti i pazienti sottoposti alle autopsie erano anziani non vaccinati, dunque non è detto che i medesimi risultati siano applicabili ai giovani che si sono sottoposti al vaccino anti Covid. I dettagli della ricerca “SARS-CoV-2 infection and persistence in the human body and brain at autopsy” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

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