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NASA, composti organici complessi trovati su Marte: prima rilevazione di carbonio macromolecolare del rover Perseverance

In un nuovo studio guidato da scienziati della NASA è stata annunciata la prima rilevazione di carbonio macromolecolare su Marte. È un composto organico complesso, potenzialmente associato alla vita.
Il rover Perseverance nella valle marziana in cui sono stati trovati i composti organici complessi. Credit: NASA/JPL–Caltech/MSSS
Il rover Perseverance nella valle marziana in cui sono stati trovati i composti organici complessi. Credit: NASA/JPL–Caltech/MSSS

Per la prima volta i ricercatori hanno identificato carbonio macromolecolare (MMC) su una superficie rocciosa ed esposta di Marte, analizzata dal rover Perseverance della NASA all'interno del cratere Jezero. Si tratta di una scoperta significativa perché aggiunge un ulteriore, fondamentale tassello alla ricerca della vita al di là della Terra. Almeno per il momento i ricercatori non possono confermare se questi composti organici complessi siano di origine biologica o abiotica (cioè legati a fenomeni vulcanici, idrotermali, elettrochimici ecc.), tuttavia è senza dubbio un rilevamento di notevole interesse scientifico. I composti organici, infatti, erano piuttosto diffusi negli antichi ambienti lacustri e fluviali del Pianeta Rosso, tenendo presente che sono stati rilevati anche dal rover Curiosity a circa 3.500 chilometri di distanza.

Il rover Perseverance, dal 2021, si trova nel cuore del cratere Jezero, dove 3,7 miliardi di anni fa c’era un lago formatosi in un cratere da impatto, associato a un grande delta fluviale. I composti organici trovati all’interno delle rocce, rilevati assieme a solfati, fosfati e altre molecole potenzialmente in grado di costituire i mattoni della vita (gli amminoacidi), potrebbero essere il risultato di processi biologici di microrganismi vissuti miliardi di anni fa, simili a quelli che si verificano oggi sulla Terra. Ma come indicato al momento non abbiamo la “pistola fumante” che possa confermarlo.

A determinare la presenza di carbonio macromolecolare (MMC) sulla superficie di rocce marziane esposte è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Planetary Science Institute di Tucson e del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA presso il California Institute of Technology, che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi di molteplici istituti. Tra quelli coinvolti figurano Photon Systems Inc., l’Università di Pittsburgh, l’Università di Londra (Regno Unito), Malin Space Science Systems e molti altri. I ricercatori, coordinati da Ashley E. Murphy e Kyle Uckert, hanno trovato il composto organico complesso su alcune rocce presenti nel sito di Bright Angel presso la Neretva Vallis, il letto di un grande fiume estinto che un tempo portava acqua nel lago attraverso il delta occidentale.

Una delle rocce coinvolte è la famosa argillite della formazione di Cheyava Falls, caratterizzata dalla presenza di macchie che sono state associate a una potenziale biofirma. Il fatto che sia stato trovato anche carbonio macromolecolare sulla superficie non fa che renderla ancor più interessante agli occhi degli esperti. Il composto è stato rilevato anche in altri campioni chiamati Apollo Temple, Steamboat Mountain e Walhalla Glades (sì, gli scienziati della NASA hanno molta fantasia).

Per identificare il materiale organico complesso gli studiosi hanno utilizzato uno strumento specifico, lo spettrometro Raman SHERLOC, equipaggiato sul rover Perseverance. Questo strumento scientifico è in grado di condurre un’analisi approfondita su rocce e altre superfici con una risoluzione spaziale di circa 110 micrometri; dall’esperimento è stata rilevata una cosiddetta G-band, tipica del carbonio macromolecolare. Questo composto organico era associato a carbonati, solfati e silicati, il che suggerisce una potenziale interazione con l’acqua. Siamo di fronte alla più forte evidenza di composti organici nel cuore del cratere Jezero e alla conferma che essi erano ampiamente distribuiti. Il fatto che si trovino sulla superficie delle rocce, appena sotto lo strato di polvere, “suggerisce che queste sostanze organiche potrebbero essere state esposte relativamente di recente, oppure potrebbero essere state protette da minerali con proprietà fotoprotettive”, ha spiegato a ScienceAlert l’astrobiologo Uckert.

Ci vorrà ancora del tempo per avere una conferma dell’esistenza della vita aliena, presente o passata; come affermato a Fanpage.it dall’astrofisico Amedeo Balbi, nei prossimi vent’anni ci avvicineremo molto a una risposta esaustiva: “Io penso che nell’arco di uno o due decenni avremo molto più chiaro come stanno le cose. Ovviamente nessuno può dire in questo momento se la troveremo o no la vita, perché non sappiamo nemmeno se c’è. Però diciamo che nei prossimi due decenni, tutte le osservazioni che faremo sicuramente ci daranno una risposta almeno parziale”.

In un recente articolo un esperto della nutrizione ha spiegato cosa potrebbero mangiare gli extraterrestri nel caso in cui dovessero visitare la Terra. I dettagli della nuova ricerca “Spatially distributed complex organic matter detected in an ancient river valley in Jezero crater, Mars” sono stati pubblicati su Science Advances.

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