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L’iceberg più grande del mondo torna a muoversi dopo quasi 40 anni: è esteso come il Molise

Il gigantesco iceberg A23a, dopo i timidi movimenti registrati nel 2020, si è disincagliato dal fondale del Mare di Weddel – dove è rimasto sin dal 1986 – e ora è diretto al di là delle acque antartiche. È attualmente l’iceberg più grande del mondo. Quali sono i rischi.
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A cura di Andrea Centini
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L'iceberg più grande del mondo, A23a, è tornato a muoversi dopo essere rimasto bloccato sul fondo dell'oceano per quasi 40 anni  e ora sta per inoltrarsi al di là delle acque antartiche. Il colosso, infatti, era “nato” dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne in Antartide nell'agosto del 1986, ma a differenza di altri giganti la sua corsa si arrestò dopo alcune centinaia di chilometri, restando ancorato sul fondale marino del Mare di Weddell, una parte dell'Oceano Atlantico a ridosso del continente antartico. Questo blocco gli ha permesso di sopravvivere fino ai giorni nostri, dato che gli iceberg – anche i più imponenti – tendono normalmente a disgregarsi in frammenti più piccoli durante il loro viaggio verso l'ignoto.

Per quanto concerne le dimensioni, A23a ha un'estensione di quasi 4.000 chilometri quadrati e uno spessore di 400 metri. Per fare un paragone, è leggermente più piccolo del Molise. Come indicato, è attualmente l'iceberg più grande del mondo, dopo la disgregazione in tre pezzi del precedente primatista A76, che si era staccato dalla piattaforma di ghiaccio Ronne (sempre nel mare di Weddell) nel maggio 2021. Quando si formò aveva un'estensione di oltre 4.300 chilometri quadrati. Ancor più impressionante il precedente detentore del record, A68, staccatosi nel luglio del 2017 dalla piattaforma antartica Larsen C: quando “nacque” aveva un'estensione di quasi 6.000 chilometri quadrati, quanto la Liguria. Comunque nulla in confronto al "mostro" staccatosi nel 1956 a ovest di Scott Island: la dimensione stimata era di circa 31.000 chilometri quadrati (all'epoca non c'erano rilevazioni satellitari). Attualmente, come indicato dal Guinnes dei Primati, il detentore del record ufficiale di iceberg più grande mai documentato è B15, staccatosi nel 2000 dalla piattaforma di Ross: aveva un'estensione di 11.000 chilometri quadrati.

Tornando ad A23a, gli esperti hanno iniziato a osservare i primi, timidi movimenti a partire dal 2020. Come spiegato alla BBC dal dottor Andrew Fleming, un esperto di telerilevamento del Regno Unito coinvolto in un progetto di ricerca in Antartide, col passare del tempo le dimensioni dell'iceberg si sono ridotte a tal punto da permettergli di disincagliarsi dal fondale marino e tornare a muoversi. All'inizio lo ha fatto timidamente, ma adesso, sotto la spinta di venti e correnti, si sta spostando a “vele spiegate” verso nord e ha raggiunto l'apice della Penisola Antartica. Gli esperti ritengono che, come tutti gli altri iceberg originati nel Mare di Weddell, sarà catturato dalla Corrente Circumpolare Antartica e proiettato verso l'Oceano Atlantico meridionale lungo una rotta nota.

Come accaduto per altri colossi di ghiaccio in passato, c'è il rischio che anche A23a possa andare ad arenarsi innanzi alle coste dell'isola della Georgia del Sud, provocando un disastro ambientale di enormi proporzioni. Le ragioni sono diverse: distruzione del prezioso fondale marino durante il passaggio; rilascio di grandi quantità di acqua dolce in grado di alterare gli equilibri chimico-fisici dell'ecosistema marino; e creazione di un muro insormontabile per foche, pinguini e altri animali che non possono più raggiungere i luoghi abituali di foraggiamento. Tra le specie più a rischio i pinguini reali (Aptenodytes patagonicus), i pigoscelidi comuni o pinguini Papua (Pygoscelis papua), i pinguini fronte dorata/macaroni (Eudyptes chrysolophus) e i pigoscelidi antartici (Pygoscelis antarcticus). Un evento del genere può avere un impatto catastrofico sulla biodiversità locale ed è per questo che l'iceberg viene attentamente monitorato dagli esperti. Ci sono rischi anche per il traffico marittimo, ma non è rappresentato dal “pezzo principale”. I rischi maggiori sono infatti legati al possibile distacco di frammenti più piccoli e semisommersi, potenzialmente in grado di scatenare disastri come quello del Titanic.

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