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Leucemia, speranze da cellule CAR-CIK: in remissione completa il 67% dei pazienti. Lo studio italiano

Ricercatori italiani hanno dimostrato la sicurezza e l’efficacia delle cellule CAR-CIK nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta di tipo B, una forma di tumore del sangue. Quasi il 70% dei pazienti trattati è andato in remissione completa. Cosa sono queste cellule e come funziona la terapia.
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A cura di Andrea Centini
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Una terapia innovativa basata su particolari cellule geneticamente modificate chiamate CAR-CIK ha dimostrato di essere molto efficace contro un tumore del sangue, la leucemia linfoblastica acuta di tipo B, che determina una proliferazione incontrollata delle cellule responsabili della produzione degli anticorpi (i linfociti B). Un nuovo studio italiano ha infatti dimostrato che il 66,7 percento dei pazienti affetti da questa patologia e sottoposti al trattamento è andato in remissione completa. Si tratta di un risultato estremamente promettente che potrebbe rivoluzionare la cura delle leucemie e di altri tumori del sangue.

A dimostrare l'efficacia delle cellule CAR-CIK è stato un team di ricerca composto da scienziati dalla Fondazione Tettamanti di Monza e dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. I ricercatori sono stati coordinati dal professor Andrea Biondi, direttore scientifico della Fondazione Tettamanti e dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) San Gerardo dei Tintori di Monza, e dal professor Alessandro Rambaldi, docente di Ematologia presso l'Università Statale di Milano e direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il team ha testato la terapia nel contesto di uno studio di Fase 1 nel quale sono stati coinvolti 27 pazienti, dei quali 23 adulti e quattro bambini. Come indicato, le cellule CAR-CIK hanno portato alla remissione completa quasi il 70 percento dei partecipanti. Nel sottogruppo con dosaggio superiore il risultato è stato ancora migliore. Ma cosa sono esattamente queste cellule CAR-CIK?

La tecnica basata sulle cellule CAR-CIK ha diverse similitudini con la rivoluzionaria terapia CAR-T, pur con sostanziali differenze. Come indicato si tratta di cellule geneticamente modificate, nello specifico linfociti T, l'esercito del sistema immunitario che protegge l'organismo da infezioni, cellule tumorali e altri "invasori". Entrambe le tipologie di cellule vengono modificate, fatte moltiplicare in laboratorio e infuse nel paziente con l'obiettivo di fargli riconoscere e colpire le cellule cancerogene, ma se nella CAR-T le cellule utilizzate sono sempre quelle del paziente, nel caso delle CAR-CIK derivano da un donatore sano. Inoltre le CAR-CIK non vengono modificate attraverso vettori virali, bensì sfruttando sequenze di DNA chiamate trasposoni. Queste differenze rendono le CAR-CIK più economiche e meno invasive delle CAR-T, non richiedendo ad esempio l'estrazione e la reinfusione. Inoltre presentano una minore tossicità e possono essere già pronte all'uso per trattare un paziente bisognoso. “La produzione non-virale ha costi che sono stimati di almeno dieci volte inferiori a quelli virali e offre una maggiore disponibilità di cellule terapeutiche in quanto si possono ottenere da un donatore che sia anche parzialmente compatibile (per esempio da un familiare o dalle cellule del sangue cordonale). Questi elementi, uniti ai minori effetti collaterali, stanno suscitando grande interesse per le cellule CARCIK sia nel mondo accademico sia in una prospettiva di sviluppo industriale”, ha dichiarato il professor Biondi in un comunicato stampa.

Sapere che queste cellule sono state ben tollerate ed efficaci nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta di tipo B, getta le basi per un futuro roseo della nuova terapia, sebbene sia necessario condurre studi più approfonditi (Fase 3) per giungere alle doverose conclusioni. Ma i primi risultati ottenuti su alcune decine di pazienti sono estremamente promettenti, come sottolineato dagli specialisti che hanno messo a punto il trattamento. “La sperimentazione delle CAR-CIK nei 27 pazienti coinvolti nello studio è stata caratterizzata da un profilo di tossicità molto contenuto sia in termini di sindrome da rilascio di citochine (CRS) che di neurotossicità che rappresentano le principali tossicità associate all’impiego di CAR-T. Soprattutto, nessun paziente ha lamentato segni di malattia del trapianto contro l’ospite che rappresentava il principale obiettivo di sicurezza trattandosi di cellule ottenute non dal paziente ma da un donatore sano”, ha affermato il professor Federico Lussana, medico dell'Unità di ematologia dell'ospedale Papa Giovanni XXIII e docente di Ematologia presso dell'Università degli Studi di Milano.

I dettagli della ricerca sono stati presentati il 23 ottobre 2023 durante una conferenza tenutasi al convegno “Bioskills, terapie avanzate: ricerca, innovazione e risultati clinici” in corso di svolgimento a Milano.

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