Le foto esclusive del cielo di Isca, l’isola privata che fu rifugio di Eduardo De Filippo: “Scrigno di storia e natura”

L’isola di Isca, o “scoglio Isca”, è una piccola isola privata situata di fronte alla baia di Nerano e facente parte del comune di Massa Lubrense (Città Metropolitana di Napoli). È incastonata nel cuore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella ed è considerata un vero e proprio paradiso naturalistico, in particolar modo per la biodiversità che popola le splendide grotte sommerse, ricchissime di madrepore e stalattiti. A impreziosirla contribuisce anche l’abbondante vegetazione caratteristica della macchia mediterranea, della quale risaltano mirti, ginestre e lentischi. Non c’è da stupirsi che ci si trovi di fronte a uno degli ecosistemi più importanti della Penisola Sorrentina.

Al di là della sua importanza naturalistica e ambientale, il cosiddetto “Isolotto Isca” è famoso soprattutto per essere stato rifugio e luogo di ispirazione del celeberrimo autore teatrale partenopeo Eduardo De Filippo, che lo acquistò dal banchiere Vittorio Astarita alla fine degli anni ’40 (quest'ultimo lo cedette solo dopo una lunga trattativa che coinvolse anche amicizie in comune fra i due). Qui, negli anni ’50, De Filippo fece costruire una bella villa, dalla cui terrazza era solito contemplare il Mar Tirreno e il paesaggio circostante. Alcune delle popolari commedie del drammaturgo, attore, regista e poeta napoletano sono nate proprio sullo “scoglio”, impreziosite da idee e intuizioni che solo un simile palcoscenico immerso nella quiete può ispirare. De Filippo si recava spessissimo sull’isola in estate – ma non solo – assieme alla moglie Isabella Quarantotti, anch’ella scrittrice e drammaturga.

Gli eredi di De Filippo hanno venduto Isca a due imprenditori di Positano negli scorsi anni, che successivamente hanno avviato importanti lavori di recupero e valorizzazione “con grande rispetto per l’ambiente e per il patrimonio storico dell’isola – un restauro attento che ha restituito splendore a questo luogo straordinario senza alterarne l’identità”, come hanno confermato a Fanpage.it i due astrofotografi Simeone Pendolo e Giuseppe Ruggiero, recatisi recentemente a Isca. I due hanno infatti avuto l’opportunità di effettuare una spettacolare sessione di astrofotografia dallo “scoglio”, di cui vi mostriamo gli splendidi risultati. Anche se piuttosto vicina alla costa, infatti, Isca offre un cielo buio e stellato con poco inquinamento luminoso, rendendola un palco privilegiato per immortalare le gemme del firmamento.

“La nostra avventura è iniziata in una serata di giugno da Marina del Cantone. Bastano pochi minuti di navigazione a bordo di un gommone per raggiungere l’isola, ma quel breve tragitto è sufficiente per lasciarsi alle spalle il mondo quotidiano e approdare in una dimensione fatta di silenzio, mare e meraviglia. Mentre la costa si allontana lentamente, Isca emerge dalle acque come una piccola roccaforte di pietra, circondata da un mare cristallino che lascia già intuire il carattere unico di questo luogo”, hanno affermato Simeone e Giuseppe, che da tempo condividono la passione per l’astronomia e l'astrofotografia. Non è stato facile portare oltre 20 chilogrammi di delicatissima attrezzatura astrofotografica su un gommone, ma come mostrano gli scatti che trovate nell’articolo (autorizzati dai proprietari dell'isola), ne è valsa assolutamente la pena.

Tra i protagonisti indiscussi degli scatti, la “componente estiva” della Via Lattea, la nostra galassia, che si erge in tutto il suo splendore sul Mar Tirreno. “Quando il Sole ha iniziato a scomparire dietro l’orizzonte, il mare si è tinto delle calde tonalità dell’oro e del rosso. Le ultime luci del giorno hanno lentamente lasciato spazio all’oscurità e Isca ha cambiato volto. Il rumore delle onde è diventato l’unico sottofondo della serata, mentre il cielo iniziava a popolarsi delle prime stelle”, hanno affermato Simeone e Giuseppe. “Le luci soffuse della casa – hanno aggiunto – creavano un piacevole contrasto con il blu profondo della notte, mentre sopra di essa iniziava a comparire la Via Lattea. Pochi minuti dopo, la nostra Galassia iniziò a emergere completamente dal mare. La Via Lattea estiva si innalzava sopra l’orizzonte come una gigantesca scia luminosa. Le costellazioni dello Scorpione e del Sagittario dominavano il cielo meridionale, ricche di nebulose, ammassi stellari e regioni di formazione stellare, mentre più in alto il Cigno iniziava lentamente la sua ascesa verso lo zenit.”

I due astrofotografi hanno immortalato la Via Lattea anche alle spalle degli isolotti de Li Galli, dai quali, secondo la mitologia classica, le Sirene cantate da Omero nell’Odissea irretivano gli sventurati marinai che si trovavano di passaggio. “Osservarli sotto la Via Lattea rendeva inevitabile pensare a quanto il cielo abbia sempre accompagnato la storia dell’uomo, guidando marinai, ispirando artisti e alimentando racconti che ancora oggi fanno parte della nostra cultura”, hanno raccontato i due astrofotografi.

Nonostante il poco tempo a disposizione, Simeone e Giuseppe si sono impegnati anche in una sessione di deep sky, ovvero l’astrofotografia dedicata agli oggetti del profondo cielo. Nel caso specifico, si sono concentrati sulla Nebulosa Velo, i resti di una supernova nel cuore della costellazione del Cigno, a circa 1.500 anni luce dalla Terra. Anche noi abbiamo fotografato più volte questo splendido soggetto, in particolar modo la componente occidentale (IC 134 o NGC 6960) che vi abbiamo mostrato in questo articolo. “La Nebulosa Velo rappresenta ciò che rimane dell’esplosione di una stella massiccia avvenuta migliaia di anni fa. Oggi quella gigantesca onda d’urto continua a espandersi nello spazio, modellando immense strutture filamentose costituite prevalentemente da idrogeno e ossigeno ionizzati”, hanno affermato i due astrofotografi.

Tra gli altri soggetti immortalati nell’indimenticabile sessione astrofotografica sull’isola di Isca anche uno star trail, le tracce concentriche lasciate dalle stelle che si ottengono tramite una specifica tecnica che “permette di visualizzare il moto apparente delle stelle provocato dalla rotazione terrestre”. Giuseppe ha colto anche il passaggio di un bolide, rimasto impresso sul sensore della fotocamera, come mostra l'immagine sottostante.

Gli splendidi scatti di Simeone e Giuseppe testimoniano la bellezza e la purezza del cielo sull’isola di Isca, un luogo intriso di storia e bellezze naturali che ha reso memorabile l’esperienza astronomica. “È proprio questo il fascino dell’astronomia. Non si limita all’osservazione di stelle e pianeti, ma crea un rapporto profondo con il luogo in cui ci si trova. Su Isca il mare diventa parte integrante del cielo e il cielo sembra riflettersi idealmente sulle acque del Tirreno”, hanno chiosato i due giovani astrofotografi.
