Le foto di un enorme ragno botola avvistato ai Castelli Romani: è tra i più grandi d’Italia

Nei giorni scorsi, passeggiando all'interno di un giardino privato dei Castelli Romani, ci siamo imbattuti in un ragno davvero gigantesco, perlomeno per le dimensioni medie che si osservano nel nostro Paese. Tra corpo massiccio e zampe robuste, infatti, l'esemplare superava sicuramente i 5 centimetri, piazzandosi nella parte alta della classifica dei ragni più grandi d'Italia. Alla luce della nostra poca dimestichezza con gli aracnidi, a primo impatto l'abbiamo scambiato per specie comuni come la falsa licosa (Zoropsis spinimana) o la falsa tarantola (Hogna radiata), ma c'era qualcosa che non tornava. Analizzando più in dettaglio gli elementi anatomici e morfologici, come posizione dei cheliceri, colorazione, elementi delle zampe e distribuzione degli occhi, siamo infatti giunti alla conclusione che avevamo a che fare con un bellissimo esemplare di migalomorfo, più precisamente un ragno botola appartenente alla famiglia dei nemesidi (Nemesidae).

I migalomorfi sono un sottordine di araneidi (Araneae) di cui fanno parte alcuni dei ragni più pericolosi al mondo, come ad esempio il ragno dei cunicoli (Atrax robustus) che vive in Australia. Fortunatamente i migalomorfi italiani, pur massicci, non sono velenosi come alcune delle specie "cugine" che vivono ai tropici, anzi, sono praticamente innocui per l'essere umano. Il loro veleno è infatti debole perché “progettato” per immobilizzare piccoli invertebrati, non certo topi o altri animali che rientrano nel menù di alcuni grandi migalomorfi tropicali. A causa dei potenti cheliceri, comunque, può essere piuttosto dolorosa l'azione meccanica del morso, ma più in là di dolore localizzato, arrossamento e gonfiore in genere non si va (al netto di situazioni allergiche individuali). Insomma, questi ragni italiani dall'aspetto robusto, primitivo e finanche un po' minaccioso non hanno nulla a che vedere con i cugini che vivono in posti esotici.

Il protagonista degli scatti che trovate nell'articolo era fermo alla base di un muro; ci siamo accorti della sua presenza grazie alla nostra cagnolina che si è avvicinata per annusarlo. L'abbiamo subito allontanata per evitare un eventuale attacco difensivo da parte del ragno e abbiamo fatto qualche foto documentativa, senza disturbarlo. Purtroppo non avevamo dietro le macchine fotografiche e ci siamo dovuti accontentare di qualche scatto col telefonino, comunque sufficiente per mostrare il possente invertebrato.
Dopo aver scattato le prime immagini ci siamo allontanati e siamo tornati un'oretta dopo; abbiamo ritrovato l'aracnide mentre si arrampicava sul muro, un dettaglio curioso per una specie così grande che vive di agguati sul terreno. I ragni botola, infatti, come suggerisce il nome scavano dei tunnel nella terra chiusi da un "coperchio", dietro al quale attendono pazienti il passaggio delle ignare prede. Quando ne avvertono la presenza, si lanciano su di esse con scatti fulminei fuoriuscendo dal loro nascondiglio.
In Italia, come indicato nella pagina di esperti su Facebook “Aracnofobici”, si contano una quindicina di specie di ragni botola appartenenti al genere Nemesia. Poi c'è anche Brachythele incerta, una specie mediterranea rara e poco documentata che è presente sulle isole maggiori (Sicilia e Sardegna) e nell'Italia centromeridionale.

Non sappiamo a quale specie esatta appartiene il ragno botola che abbiamo avuto la fortuna di incontrare ai Castelli Romani; potrebbe essere Nemesia meridionalis, il più comune ragno botola che vive nella zona in cui l'abbiamo avvistato, noto per costruire botole molto mimetiche nel terreno. Non si esclude nemmeno Nemesia caementaria, mentre tenderemmo a escludere Nemesia simoni per la forma del cefalotorace (ma come indicato, non siamo esperti di aracnidi e potremmo sbagliare facilmente).

In alternativa, è possibile che si tratti proprio di Brachythele incerta; come indicato da un esperto sul forum Aracnofilia, per distinguere questa specie da Nemesia sp. è necessario osservare i cheliceri con una lente, cosa che ovviamente non abbiamo fatto. Nel post, in cui era stata condivisa la foto di un Nemeside scambiato per un probabile Licosidae, “i cosiddetti ragni lupo”, l'esperto sottolinea che è difficile vederli vaganti, soprattutto le femmine. E in effetti noi non avevamo mai visto prima questo ragno così grosso e appariscente, che potrebbe certamente incutere un po' di timore negli aracnofobici, ma che è una creatura assolutamente straordinaria nei suoi adattamenti.