La vita speculare è una possibilità più concreta di quanto pensi e un metodo scientifico potrebbe rilevarla
Forme di vita costruite come un’immagine riflessa della nostra, con molecole speculari rispetto a quelle che compongono gli organismi terrestri: non sarebbero solo una variante della vita che conosciamo, ma potrebbero rappresentare una minaccia per la salute pubblica e l’ambiente. Nei contesti scientifici e divulgativi, questa ipotesi è una possibilità più che concreta, chiamata vita speculare, o vita “allo specchio”, su cui è sempre più concentrata l’attenzione dei ricercatori.
Il segnale più chiaro di quanto questo scenario sia plausibile è emerso alla fine del 2024, quando decine di scienziati di rilievo internazionale, inclusi due premi Nobel, hanno firmato un appello urgente e istituito tavoli internazionali richiedendo restrizioni immediate alla ricerca. Da allora gli studiosi stanno valutando i rischi e le sfide che la creazione di sistemi biologici speculari potrebbe comportare, lavorando allo sviluppo di sistemi in gradi di rilevarla.
Cos’è la vita speculare e come possiamo rilevarla
La vita speculare è una forma di vita concepita sulla base di molecole biologiche che sono versioni speculari di quelle che compongono gli organismi terrestri. Questa caratteristiche è nota come chiralità, una proprietà delle molecole che rende possibile la loro esistenza in due forme speculari tra loro, come la mano destra e la mano sinistra, che sono una l’immagine riflessa dell’altra ma non sono sovrapponibili.
Sebbene non ancora esistente, la vita speculare si ritiene che possa comportarsi in modo imprevedibile interagendo con gli ecosistemi, arrivando ad eludere anche le difese naturali che proteggono le persone, gli animali e le piante. Le conseguenze di una loro possibile replicazione e diffusione sarebbero pertanto abbastanza gravi da giustificare lo sviluppo preventivo di metodi di rilevamento, come quello proposto dai ricercatori dell’Università di Strathclyde e dell’Università di Durham.
Il loro approccio, dettagliato in uno studio appena pubblicato su Royal Society Open Science, si basa su un fenomeno chiamato luminescenza polarizzata circolarmente (CPL), che può rivelare la chiralità molecolare di determinate sostanze e strutture biologiche. Avendo infatti la luce diversi schemi di polarizzazione, incluse forme che ruotano in direzioni opposte, è possibile ottenere informazioni sulla specularità delle molecole studiando i loro segnali CPL caratteristici attraverso sonde fluorescenti capaci di legarsi a specifiche strutture cellulari.
Il confronto tra i segnali prodotti da più sonde permetterebbe di individuare le differenze nella configurazione molecolare di un campione biologico e verificare se presenta la chiralità tipica della vita terrestre oppure una configurazione speculare.
“Il rilevamento CPL si basa sullo stesso concetto fondamentale che permette ai moderni occhiali per il cinema 3D di creare un’immagine stereoscopica” ha spiegato il professor Robert Pal dell’Università di Durham, tra gli sviluppatori del metodo di rilevamento della chiralità. “Il nostro approccio può essere adattato a molti tipi di sistemi per l'analisi cellulare, inclusi lettori di piastre biologiche, microscopi e telecamere. Ciò significa che il nostro metodo potrebbe essere generalizzato a molti ambienti a seconda delle esigenze dell'utente finale”.