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I segnali alieni potrebbero nascondersi dove raramente li cerchiamo: lo studio presentato al NAM 2026

I risultati di un nuovo studio presentato al National Astronomy Meeting (NAM) della Royal Astronomical Society suggeriscono che nella ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre stiamo trascurando alcune frequenze radio.
La rete di radiotelescopio dell'ALMA, in CIle, le cui osservazioni sono state utilizzate per esplorare il potenziale delle frequenze radio più alte nella ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre. Credit: ALMA/Alex Pérez
La rete di radiotelescopio dell'ALMA, in CIle, le cui osservazioni sono state utilizzate per esplorare il potenziale delle frequenze radio più alte nella ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre. Credit: ALMA/Alex Pérez

La ricerca di segnali alieni potrebbe dover cambiare direzione, o almeno concentrarsi anche su regioni dello spettro radio dove raramente vengono cercati segni di intelligenza extraterrestre. È quanto suggeriscono i risultati di un nuovo studio presentato al National Astronomy Meeting (NAM) 2026 della Royal Astronomical Society, secondo cui le frequenze radio più alte potrebbero nascondere segnali tecnologici provenienti da civiltà lontane. Secondo gli autori, questa porzione dello spettro potrebbe essere un prezioso campo di indagine oltre il cosiddetto “water hole, la banda di frequenze su cui si basa la maggior parte dei progetti scientifici SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) per la ricerca dell’intelligenza extraterrestre.

Cos’è la “water hole” e perché potrebbe non bastare più

L’idea di cercare segni di intelligenza extraterrestre nel “water hole”, letteralmente “buco nell’acqua” in italiano, potrebbe fare sorridere, ma questa regione dello spettro radio, compresa tra 1,42 e 1,66 GHz, comprende una regione in cui si trovano le emissioni radio prodotte dall’idrogeno neutro e dall’idrossile (OH), che insieme formano l’acqua, la molecola indispensabile per la vita come la conosciamo.

Questa banda, proposta nel 1971 dall’astronomo Bernard Oliver, è ritenuta un potenziale “luogo di incontro” per la comunicazione interstellare: una civiltà tecnologicamente avanzata potrebbe riconoscere l’importanza dell’acqua per la vita e scegliere di inviare o cercare segnali in questa regione dello spettro radio.

Il limite di questa ipotesi è che presuppone una vita fondata sulla biologia terrestre. Per questo i ricercatori vogliono ampliare il campo di ricerca, includendo regioni dello spettro che potrebbero rivelare forme di vita con una chimica molto diversa dalla nostra, magari perché basata su altri solventi, come l’ammoniaca, oppure sul metano, da tempo prospettati per mondi con condizioni molto diverse da quelle della Terra.

La ricerca di segnali alieni dovrebbe estesa alle frequenze radio più alte

La prima verifica alle frequenze radio più alte, condotta da Louisa Mason, ricercatrice presso l’Università di Manchester, si è basata sui dati di archivio dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile, la più potente rete di radiotelescopi al mondo per l’osservazione dell'Universo nelle lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche.

L’analisi dei dati non ha per ora individuato alcun potenziale segnale tecnologico al di sopra delle soglie di rilevamento, anche se lo studio si è limitato a esaminare appena quattro osservazioni d’archivio, lasciando aperta la possibilità di analisi molto più ampie.

I risultati hanno però dimostrano che i telescopi operanti a frequenze radio più elevate potrebbero diventare strumenti utili nei futuri progetti SETI. L’analisi ha infatti evidenziato che nel campo di osservazione  erano presenti numerose stelle osservate incidentalmente, definite “catture stellari accessorie” (stellar bycatch) dagli astronomi.

Nell’intera via Lattea, il numero di catture accessorie potrebbe superare i 6,1 milioni di stelle, circa 21 volte in più delle 288.000 stelle identificate dai dati della missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea (ESA).

Uno degli aspetti più entusiasmanti di questo lavoro è la consapevolezza di aver esaminato molte più stelle di quanto si pensasse inizialmente" ha affermato Mason. “Anche una singola osservazione di piccole dimensioni può contenere un numero enorme e una grande varietà di stelle che non avremmo mai avuto intenzione di studiare. Combinando osservazioni ad alta frequenza con simulazioni galattiche, possiamo comprendere meglio cosa abbiamo cercato e dove dovremmo concentrare la nostra attenzione in futuro”.

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