4 Giugno 2022
13:00

La sindrome da isolamento patologico Hikikomori può essere rilevata nel sangue

Un team di ricerca dell’Università Kyushu ha scoperto che biomarcatori nel sangue possono rilevare l’Hikikomori e prevederne la gravità.
A cura di Andrea Centini
Credit: Università di Kyushu
Credit: Università di Kyushu

Secondo un nuovo studio la sindrome da isolamento sociale patologico definita come “Hikikomori” può essere rilevata nel sangue, essendo associata a un peculiare mix di biomarcatori identificabile attraverso le analisi. Grazie alle concentrazioni di queste molecole è persino possibile prevedere la gravità della condizione. Si tratta di una scoperta estremamente preziosa che aiuterà medici e scienziati a comprendere meglio le basi biologiche della sindrome e a mettere a punto trattamenti più mirati ed efficaci.

A scoprire che la sindrome da isolamento patologico Hikikomori può essere rilevata dalle analisi del sangue è stato un team di ricerca giapponese guidato da scienziati della Scuola di Scienze Mediche dell'Università Kyushu, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Chimica Clinica e Medicina di Laboratorio. Gli scienziati, coordinati dal professor Takahiro A. Kato, docente presso il Dipartimento di Neuropsichiatria dell'ateneo di Fukuoka, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto test biochimici del sangue e analisi del metaboloma plasmatico – l'insieme di “piccole molecole presenti nel sangue come zuccheri, aminoacidi e proteine”, spiegano gli autori dello studio – su 42 hikikomori non trattati con farmaci e 41 soggetti sani del gruppo di controllo. In tutto sono state coinvolte 127 molecole. Gli scienziati hanno condotto anche valutazioni psicologiche e psichiatriche dei partecipanti, in particolar modo sullo stato depressivo.

Incrociando tutti i dati è emerso che i livelli di diversi biomarcatori erano sensibilmente più alti nei pazienti con Hikikomori, come l'acilcarnitina a catena lunga. Inoltre bilirubina, arginina, ornitina e arginasi sierica “erano significativamente differenti nei pazienti maschi con hikikomori”, hanno scritto gli scienziati giapponesi nell'abstract dello studio. Grazie a questi dati i ricercatori sono riusciti a mettere a punto un algoritmo che, in base alle concentrazione dei vari biomarcatori, era in grado di prevedere anche la gravità della condizione. “Alcuni dei nostri risultati chiave hanno mostrato che, nel sangue degli uomini con hikikomori, i livelli di ornitina e l'attività sierica dell'arginasi erano più alti mentre i livelli di bilirubina e arginina erano più bassi”, ha dichiarato in un comunicato stampa il coautore dello studio Daiki Setoyama. “Nei pazienti uomini e donne, i livelli di acilcarnitina a catena lunga erano più alti. Inoltre, quando questi dati sono stati ulteriormente analizzati e classificati, siamo stati in grado di distinguere tra individui sani e hikikomori e persino prevederne la gravità”, ha aggiunto lo scienziato.

L'ornitina è un amminoacido legato alla pressione sanguigna e al ciclo dell'urea, la bilirubina alla funzionalità epatica (ma è stata associata anche alla depressione), mentre le acilcarnitine sono coinvolte nel metabolismo del cervello. I livelli di queste ultime “diminuiscono quando i pazienti con depressione assumono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina – spiegano gli autori dello studio – ,tuttavia, i pazienti con hikikomori differiscono dai pazienti con depressione in quanto solo le acilcarnitine a catena lunga sono elevate in hikikomori mentre le acilcarnitine a catena corta rimangono le stesse”.

Tutte queste preziose informazioni aiuteranno gli esperti a comprendere meglio le radici biologiche della condizione e a sviluppare trattamenti migliori. È una necessità, tenendo presente che un numero sempre maggiore di persone, in particolar modo fra i giovani, decide di ritirarsi completamente dalla vita sociale, autoisolandosi nella propria stanza e troncando di netto i rapporti con amici e famigliari. L'Hikikomori o sindrome da isolamento sociale patologico può durare mesi, anni o persino decenni; il nome deriva dalla fusione dei termini giapponesi hiku e komoru che indicano proprio l'“essere confinati”, lo “stare in disparte”. Il fenomeno è stato inizialmente rilevato in Giappone, dove molti giovani (ma non solo) non si sentono all'altezza delle enormi pressioni imposte dalla società nipponica; per questo decidono di tagliare i ponti relazionali, perlomeno nella vita reale. Ma negli ultimi anni casi di hikikomori sono stati rilevati anche negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa. Gli esperti prevedono un significativo aumento dei casi, anche a seguito della pandemia di COVID-19. I dettagli della ricerca “Blood metabolic signatures of hikikomori, pathological social withdrawal” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Dialogues in Clinical Neuroscience.

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