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9 Giugno 2022
12:25

La Nuova Zelanda vuole tassare i rutti di mucche e pecore per combattere i cambiamenti climatici

Gli allevamenti sono tra le principali fonti di emissione del metano, per questo la Nuova Zelanda intende tassare le esalazioni e le flatulenze dei ruminanti.
A cura di Andrea Centini
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Il governo della Nuova Zelanda sta preparando un piano per tassare le emissioni di metano (CH4) rilasciate nell'ambiente da ovini e bovini, tra le principali fonti di questo potente gas a effetto serra. In parole semplici, si intende introdurre una tassa sui rutti e sulle flatulenze dei ruminanti, ricchi di metano. La ragione è semplice: si stima che ciascuna mucca ogni giorno rilasci in atmosfera tra i 250 e i 500 litri di metano, un gas che pur essendo meno persistente dell'anidride carbonica, il principale catalizzatore dei cambiamenti climatici, per unità emessa e in una breve finestra temporale è decisamente più impattante della CO2. Basti pensare che, in 100 anni, come spiega la BBC il metano ha un potere riscaldante tra le 28 e le 34 maggiore dell'anidride carbonica, mentre in 20 anni si arriva addirittura a 84 volte in più. Non c'è sta stupirsi che ridurre drasticamente (anche) le emissioni di metano è ritenuta una strategia fondamentale per contrastare il riscaldamento globale.

Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow alla fine dello scorso anno – la COP26 – oltre 100 Paesi hanno preso la decisione di abbattere le emissioni di metano del 30 percento entro il 2030. Un'iniziativa lodevole alla quale si è unita anche la Nuova Zelanda, che ha una cospicua fetta di emissioni dovuta proprio agli enormi allevamenti. Basti sapere che nello splendido Paese oceanico vivono soltanto circa 5 milioni di persone, ma si contano ben 10 milioni di mucche e 26 milioni di pecore. Circa il 60 percento delle emissioni globali di metano in atmosfera deriva dalle attività umane, suddivise principalmente tra quelle generate dall'estrazione del gas naturale (ad esempio attraverso la famigerata tecnica del fracking) e quelle dovute all'agricoltura. Gli allevatori sanno bene quanto risultano impattanti le emissioni del bestiame e quelli neozelandesi sono ben disposti a fare la propria parte per contrastare i cambiamenti climatici, anche a pagando una tassa supplementare, che dovrebbe entrare in vigore nel 2025.

“Abbiamo lavorato con il governo e altre organizzazioni su questo per anni, al fine di ottenere un approccio che non interrompesse l'agricoltura in Nuova Zelanda, quindi abbiamo firmato molte cose di cui siamo felici”, ha dichiarato alla BBC Andrew Hoggard, allevatore e presidente nazionale dell'associazione Federated Farmers of New Zealand. L'accordo finale non è comunque ancora stato trovato. “Come tutti questi tipi di accordi con molte parti coinvolte, ci saranno sempre un paio di topi morti che devi ingoiare. Ci sono ancora dadi e bulloni da sistemare, come chi implementa effettivamente lo schema, quindi ci sono ancora cose su cui lavorare con il governo”, ha aggiunto l'allevatore, sperando in un'intesa di compromesso che sia accettabile per tutti. Con i proventi delle tasse si promuoveranno iniziative per un'agricoltura più ecosostenibile.

I ruminanti come i bovini emettono metano a causa della presenza di batteri metanogeni nell'apparato digerente, in particolar modo nel rumine, che determina un costante rilascio del gas serra attraverso le esalazioni della respirazione e le eruttazioni. Anche le flatulenze giocano un ruolo, ma sensibilmente minore rispetto a quanto rilasciato dalla bocca. Per questo alcuni ingegneri stanno sviluppando delle peculiari mascherine da far indossare alle mucche, in grado di abbattere in modo significativo (di circa il 60 percento) il metano immesso nell'ambiente. Gli allevamenti di bestiame restano comunque tra i principali catalizzatori del riscaldamento globale; basti sapere che venti grandi industrie zootecniche emettono CO2 quanto la Germania e la Francia, mentre le prime cinque inquinano come una delle principali industrie petrolifere, come emerso nel rapporto “Meat Atlas: Facts and figures about the animals we eat 2021”. Scegliere una dieta principalmente basata su alimenti di origine vegetale, non a caso, è considerata tra le migliori scelte personali che possiamo fare per proteggere il pianeta.

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