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Cambiamenti climatici

Perché il cambiamento climatico rischia di far scomparire il risotto dalle nostre tavole

Tra le molteplici conseguenze del riscaldamento globale vi è anche una drastica riduzione dei raccolti, a causa della siccità estrema e delle temperature anomale che uccidono le piante. A soffrire particolarmente le risaie: lo dimostrano i dati catastrofici sulla produzione di riso in Italia nel 2022, l’anno più siccitoso di sempre. A rischio vi è soprattutto il delicato carnaroli, alla base dei risotti più gustosi.
A cura di Andrea Centini
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Il cambiamento climatico è considerato la principale minaccia esistenziale per l'umanità, a causa delle gravissime e molteplici conseguenze: eventi meteorologici sempre più estremi e frequenti; innalzamento del livello del mare; siccità catastrofica; diffusione di malattie tropicali; incendi devastanti; ondate di calore mortali; crollo dei raccolti; perdita della biodiversità; migrazioni di massa senza precedenti; e guerre per territorio, acqua e cibo. Questo è solo un elenco parziale di ciò che ci aspetta nel prossimo futuro se non taglieremo nettamente e rapidamente i combustibili fossili, alla base delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti che catalizzano il riscaldamento globale.

Non c'è da stupirsi che, con queste premesse, secondo alcuni studiosi la civiltà come la conosciamo oggi potrebbe sparire già entro il 2050. Ma prima di arrivare alla cosiddetta apocalisse climatica, rischiamo di perdere anche molti piaceri sulla tavola, comprese diverse eccellenze italiane e prodotti DOP amati in tutto il mondo. Ce lo ricorda l'impatto della devastante alluvione in Emilia Romagna sulle piantagioni di pesche, in particolar modo le nettarine (o pesche noci). Ma tra i piatti del Bel Paese più minacciati in assoluto dal cambiamento climatico c'è il risotto, in particolar modo quello più pregiato a base di riso carnaroli.

Risotto ai funghi porcini. Credit:
Risotto ai funghi porcini. Credit:

Le risaie, com'è noto, sono piuttosto esigenti in termini di acqua e la siccità estrema provocata dalle temperature anomale ne rappresenta il principale nemico. Lo dimostra chiaramente ciò che è accaduto nella Pianura Padana nel 2022, l'anno più siccitoso di sempre in Italia. Con il caldo anomalo e il Po in secca, dal quale sono emersi i resti di animali preistorici e mezzi affondati durante la Seconda Guerra Mondiale, le piantagioni di riso della vasta area pianeggiante – il cuore pulsante della produzione made in Italy – hanno sofferto in modo estremo, determinando un drastico calo dei raccolti.

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Basti sapere che in base ai dati dell’Ente Nazionale Risi, in Italia nel 2022 sono andati perduti 26.000 ettari di risaie e la produzione ha subito un crollo superiore al 30 percento. Nel 2023, meno siccitoso ma comunque rovente, sono andati perduti 7.500 ettari. I risultati sono stati influenzati dall'assenza di precipitazioni nell'inverno precedente, che non ha rimpinguato le montagne di neve. L'Arpa a marzo 2022 aveva stimato una perdita di ben 2 miliardi di metri cubi di acqua nei grandi serbatoi della Lombardia. Tenendo presente che il 50 percento del riso prodotto in Europa arriva proprio dall'Italia e in particolar modo dalla Pianura Padana, è evidente qual è stato l'impatto del cambiamento climatico sui raccolti.

Come affermato in un lungo articolo pubblicato sul Guardian, a soffrire di più nel 2022 sono state proprio le risaie di carnaroli e di arborio. Il primo è considerato il "re dei risotti" grazie alla capacità di assorbire i sapori, ma il suo regno è in bilico, minacciato dalla delicatezza delle sue piante, che si deteriorano facilmente in condizioni non ottimali. Il carnaroli soffre soprattutto il caldo di agosto, come raccontato al Guardian da un agricoltore della zona. A causa degli ingenti danni alle risaie, diversi agricoltori della Pianura Padana hanno deciso di diversificare l'offerta diminuendo la produzione di riso. Del resto vulnerabilità e basse rendite non lo rendono un prodotto redditizio in condizioni così complicate, destinate a peggiorare inesorabilmente nel prossimo futuro.

Se non prenderemo misure concrete contro le emissioni di CO2, non solo supereremo a breve la soglia di 1,5 °C di riscaldamento rispetto all'epoca preindustriale, la soglia oltre la quale ci aspettano conseguenze drammatiche e irreversibili del cambiamento climatico, ma andremo dritti come treni verso un aumento delle temperature medie di 2,7 °C entro la fine del secolo. Con valori così estremi l'impatto sulle risaie (e non solo) sarà semplicemente catastrofico, pertanto non è un'esagerazione immaginare che in futuro potrebbero non esserci più le condizioni per poter coltivare il riso. Soprattutto quello alla base dei risotti italiani più deliziosi.

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