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Cambiamenti climatici

Supereremo un riscaldamento di 1,5 °C già nel 2029, l’allarme degli scienziati: “Non c’è più tempo”

Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change supereremo la soglia critica di 1,5 °C di riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale già entro il 2029. Serve un immediato e drastico taglio alle emissione di CO2 e altri gas climalteranti, se non vorremo andare incontro a “sofferenze indicibili”. Lo Zero Netto andrebbe raggiunto entro e non oltre il 2034, non nel 2050.
A cura di Andrea Centini
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Secondo un nuovo studio raggiungeremo un riscaldamento di 1,5 °C rispetto all'epoca preindustriale molto prima del previsto: la soglia critica, legata alle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti, sarà infatti raggiunta già entro il 2029 e non alla metà del prossimo decennio, come precedentemente stimato dagli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Il calcolo degli esperti dell'organismo ONU è basato sul “tesoretto” di emissioni che possiamo rilasciare ogni anno prima di superare stabilmente il riscaldamento di 1,5 °C, pari a 500 miliardi di tonnellate di carbonio. Poiché ne immettiamo circa 40 miliardi di tonnellate ogni anno, è stato determinato che supereremo la soglia critica attorno al 2035. Il nuovo studio, rielaborando i dati dell'IPCC e tenendo in considerazione altri fattori esterni al carbonio, ha fatto emergere che non abbiamo affatto un budget di 500 miliardi di tonnellate di CO2 da immettere, ma solo di 250 miliardi di tonnellate; ciò dimezza praticamente il tempo per superare la fatidica soglia di cui sopra, che sarà appunto toccata entro il 2029.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati dell'Imperial College di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di Geografia, Scienze della Terra e dell'Atmosfera dell'Università di Melbourne (Australia), del Met Office Hadley Centre di Exeter (Regno Unito), dell'Istituto internazionale per l'analisi dei sistemi applicati di Laxenburg (Austria) e di altri istituti. I ricercatori, coordinati dal professor Robin D. Lamboll, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver approfondito l'analisi dell'IPCC, i cui dati si fermavano al 2020. Gli autori dello studio hanno innanzitutto integrato i dati climatici degli ultimi tre anni, durante i quali c'è stato un aumento significativo delle temperature medie (luglio 2023 è stato il mese più caldo degli ultimi 10.000 anni), in secondo luogo hanno inserito nel proprio modello climatico altri fattori non intimamente connessi al carbonio ma comunque collegati all'effetto serra.

I gas climalteranti come l'anidride carbonica e il metano “intrappolano” i raggi solari nella parte bassa dell'atmosfera catalizzando il progressivo aumento delle temperature medie, ma questo processo di riscaldamento è influenzato anche da altri elementi. Tra quelli più critici figurano gli aerosol inquinanti che distruggono la qualità dell'aria. Il professor Lamboll e colleghi hanno determinato che essi hanno un potere raffreddante sensibilmente superiore a quanto stimato in precedenza; poiché naturalmente stiamo facendo tutto il possibile per rimuoverli (rendendo ad esempio i carburanti e i sistemi di riscaldamento più puliti) per abbattere lo smog che uccide milioni di persone ogni anno, la loro capacità di raffreddare sta calando drasticamente. Se da un lato la qualità dell'aria migliora, dall'altro peggiora inevitabilmente la “febbre della Terra”. Ed è proprio per questo motivo che secondo gli autori del nuovo studio il nostro tesoretto di emissioni di CO2 è di 250 miliardi di tonnellate, molto inferiore di quello stimato dall'IPCC (perlomeno nel calcolo considerato più probabile). A causa di ciò, secondo i calcoli degli scienziati, abbiamo il 50 percento delle probabilità di superare in modo permanente 1,5 °C di riscaldamento già entro il 2029 e non la metà del prossimo decennio.

“I nostri risultati confermano ciò che già sappiamo: non stiamo facendo abbastanza per mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C”, ha dichiarato il professor Lamboll in un comunicato stampa. “Il budget rimanente è ora così piccolo che piccoli cambiamenti nella nostra comprensione del mondo possono comportare grandi cambiamenti proporzionali al budget. Tuttavia, le stime indicano meno di un decennio di emissioni ai livelli attuali. La mancanza di progressi sulla riduzione delle emissioni significa che possiamo essere sempre più certi che la finestra per mantenere il riscaldamento a livelli di sicurezza si sta rapidamente chiudendo”, ha chiosato l'esperto. “Questo aggiornamento del bilancio del carbonio è sia previsto che pienamente coerente con l’ultimo rapporto sul clima delle Nazioni Unite. Quel rapporto del 2021 aveva già evidenziato che esisteva una possibilità su tre che il budget di carbonio rimanente per 1,5°C potesse essere tanto piccolo quanto riportato ora dal nostro studio. Ciò dimostra l’importanza non solo di guardare alle stime centrali, ma anche di considerare l’incertezza che le circonda”, gli ha fatto eco il professor Joeri Rogelj, direttore della ricerca al Grantham Institute e professore di scienze e politiche climatiche presso il Centro per la politica ambientale dell’Imperial College di Londra.

Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di raggiungere il famoso “zero netto” di emissioni di carbonio entro il 2034 e non il 2050, l'obiettivo fissato da molti Paesi (compresa l'Unione Europea). Secondo gli scienziati, oltre 1,5 °C di riscaldamento andremo incontro alle conseguenze più drammatiche e irreversibili del cambiamento climatico, che ci faranno precipitare nelle “indicibili sofferenze” sulle quali gli esperti provano ad allertarci da anni. Perdita della biodiversità, siccità, incendi devastanti, eventi meteo sempre più estremi e devastanti, innalzamento del livello del mare in grado di sommergere intere città costiere, isole e regioni, diffusione di malattie tropicali, migrazioni di massa senza precedenti e ondate di calore mortali sono solo alcuni degli impatti che ci attendono nei prossimi anni, se non taglieremo rapidamente e nettamente le nostre emissioni. Un altro studio ha persino previsto che supereremo la soglia di 1,5 °C di riscaldamento ancor prima della nuova analisi, già nel 2027. I dettagli della nuova ricerca “Assessing the size and uncertainty of remaining carbon budgets” sono stati pubblicati su Nature Climate Change.

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