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Guerra Ucraina-Russia

La guerra in Ucraina ha trasformato i cani, non solo nell’aspetto: studio rivela gli effetti della crudeltà umana

Un coraggioso team di ricerca ha raccolto dati su 763 cani vaganti in Ucraina, compresi quelli che vivono sulla spietata linea del fronte. Le analisi morfologiche e comportamentali mostrano che la guerra è un fortissimo motore per la selezione naturale, avendo letteralmente trasformato gli sfortunati animali, vittime della brutalità umana.
A cura di Andrea Centini
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Un cane randagio nel Donetsk con una busta di pane appena rubata. Credit: Getty
Un cane randagio nel Donetsk con una busta di pane appena rubata. Credit: Getty
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Sembra ieri che sono circolate le prime immagini di carri armati ed elicotteri russi che varcavano i confini nazionali dell'Ucraina, eppure, fra pochi giorni – martedì 24 febbraio 2026 – sarà il quarto anniversario di questa guerra. Quattro anni di morte, sofferenza e devastazione insensate, che hanno avuto effetti pesantissimi anche sugli animali, spesso vittime dimenticate dei conflitti umani (ma non da tutti). Tra quelli che stanno soffrendo di più vi sono i cani, alla luce del millenario legame con la nostra specie. Un nuovo studio ha mostrato come i cani vaganti in Ucraina sono stati letteralmente trasformati dalla guerra, nell'aspetto e nel comportamento, con differenze significative tra quelli più vicini al fronte orientale e quelli che vivono nelle zone relativamente sicure a Ovest.

La guerra, evidenzia lo studio, agisce come una potente forza di selezione naturale, spietata e rapida, basata essenzialmente sulla mortalità. Modifica la morfologia, il comportamento, la dieta e anche la struttura sociale dei cani, che cercano di sopravvivere all'inferno sulla terra creato dall'uomo. Non è ancora detto che gli effetti di questa selezione agiranno anche a livello genetico; ciò che è certo è che gli impatti sono enormi e simili a quelli legati a grandi disastri naturali, come ad esempio terremoti catastrofici seguiti da tsunami.

Un cane randagio nel Donetsk. Credit: Getty
Un cane randagio nel Donetsk. Credit: Getty

A condurre lo studio, con non poche difficoltà, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati ucraini dell'Università Nazionale Ivan Franko di Leopoli, che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti figurano la Facoltà di Biologia dell'Università di Danzica (Polonia), il Centro di Ricerca Biologica e Chimica dell'Università di Varsavia e l'Università di Medicina Veterinaria di Vienna (Austria). I ricercatori, coordinati dalla professoressa Mariia Martsiv dell’ateneo di Leopoli, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver raccolto dati su 763 cani vaganti in tre zone distinte dell'Ucraina: quelle a ridosso della linea del fronte; i territori pericolosi; e i territori considerati relativamente sicuri. Si sono concentrati su caratteristiche morfologiche (come peso, altezza, pelo e forma di orecchie, muso e coda), età, alimentazione, condizioni di salute e comportamento sociale. I cani nella zona del fronte erano generalmente molto più piccoli, con un indice di massa corporea (BMI) sensibilmente più basso – 1,48 contro 2,39/2,50 delle altre zone – e una forma da canide “selvatico”, ovvero con zampe e muso allungati, orecchie dritte, pelo di lunghezza media e coda mediamente arricciata.

Cani randagi in Ucraina. Credit: Getty
Cani randagi in Ucraina. Credit: Getty

La ragione di queste caratteristiche è facilmente intuibile: sono quelle selezionate dalla natura e più adatte alla sopravvivenza. I cani brachicefali (come carlini e bulldog), quelli molto grandi, con orecchie flosce che attutiscono l'udito o con pelo troppo folto sono del resto fortemente svantaggiati nella caccia e nell’eludere schegge e mine. Non c'è dunque da stupirsi che non siano sopravvissuti – e dunque "selezionati" – in un ambiente così ostile come lo spietato fronte di guerra ucraino, un tritacarne dove perdono la vita centinaia di uomini ogni giorno.

I tratti selvatici, di fatto, sembrerebbero essere un vantaggio significativo in condizioni così precarie: i ricercatori hanno infatti osservato che più ci si allontanava dal fronte e più emergevano i tratti selezionati dall'uomo per rendere “esteticamente gradevoli” le varie razze. I cani al fronte erano anche più giovani e in salute, semplicemente perché i malati e gli anziani, sono stati sterminati non essendo in grado di sopravvivere in un simile scenario. La mortalità è altissima. Le indagini isotopiche sul pelo mostrano inoltre gli effetti della malnutrizione, con scarso consumo di proteine animali e un maggiore ricorso a organismi vegetali per i cani più vicini alla linea del fronte. Tre cani estremamente aggressivi (e dunque non avvicinabili) sono stati visti mentre si nutrivano dei corpi degli uomini caduti, mentre un esemplare presentava ferite da arma da fuoco: due facce della stessa, orrenda medaglia.

Un cane si aggira nei pressi di un edificio bombardato in Ucraina. Credit: Getty
Un cane si aggira nei pressi di un edificio bombardato in Ucraina. Credit: Getty

Un altro elemento significativo di questa ricerca riguarda la struttura sociale dei cani. Quelli più vicini al fronte tendevano a stare più in gruppo, perché l'unione fa la forza e migliora la sopravvivenza in un contesto così difficile. Condividere le poche risorse disponibili e proteggersi in un branco può fare la differenza fra la vita e la morte.

La guerra in Ucraina ha influenzato solo poche generazioni, ma i suoi effetti sono stati così dirompenti che in soli quattro anni ha letteralmente trasformato la morfologia e il comportamento dei cani. Un monito sulle conseguenze catastrofiche che le guerre hanno non solo sulle persone, ma anche sugli animali che condividono con noi questo pianeta, vittime innocenti della nostra insensata brutalità. I dettagli della ricerca “Dogs of War: The Effect of War-Inflicted Environmental Damage on Free-Ranging Domestic Dogs” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Evolutionary Applications.

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