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La Guerra in Ucraina fa strage di delfini, forse 50.000 uccisi: “Condannare Mosca per ecocidio”

Tra le vittime della guerra in Ucraina figurano anche i delfini del Mar Nero, dei quali ne sarebbero morti a decine di migliaia. Kiev intende accusare Mosca per un altro crimine di guerra: l’ecocidio.
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A cura di Andrea Centini
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Delfini comuni spiaggiati in Turchia. Credit: Tudav
Delfini comuni spiaggiati in Turchia. Credit: Tudav

Dall'inizio della Guerra in Ucraina è morto un numero enorme di delfini e focene nel Mar Nero. Non c'è ancora una stima precisa, ma si ritiene che le circa 900 carcasse trovate spiaggiate lungo le coste dei Paesi affacciati sul mare dall'inizio del conflitto siano soltanto una piccola parte della strage silenziosa. La cifra più agghiacciante era stata avanzata nell'ottobre del 2022 dal dottor Ivan Rusev, biologo che dirige il dipartimento scientifico del Parco naturale nazionale delle lagune di Tuzly nell'Ucraina meridionale: secondo lo studioso, all'epoca i cetacei morti a causa dell'invasione della Russia sarebbero stati fino a 50.000. Un vero e proprio massacro che ad oggi si tradurrebbe in numeri sensibilmente peggiori. Anche a causa della distruzione della diga Nova Kakhovka sul fiume Dnipro, che ha riversato nel mare un quantitativo enorme di elementi tossici per l'ambiente e la fauna marina.

A evidenziare quanto possano essere devastanti simili cifre è la stima del numero di cetacei presenti nel Mar Nero, sulla base di uno studio del 2019 citato dal dottor Pawel Goldinin un'intervista rilasciata al giornalista Marc Santora, inviato a Odessa del New York Times. Lo scienziato, uno zoologo specializzato in popolazioni di mammiferi marini presso il Centro scientifico ucraino di ecologia del mare, ha affermato che nel bacino prima dell'invasione russa vivevano 200.000 focene comuni (Phocoena phocoena), 120.000 delfini comuni (Delphinus delphis) e dai 20.000 ai 40.000 tursiopi (Tursiops truncatus). Quest'ultima è la specie di delfino per antonomasia; Flipper era un tursiope così come lo è la stragrande maggioranza dei delfini che purtroppo vivono imprigionati negli acquari e nei parchi acquatici per far “divertire” il pubblico pagante. Il dottor Godin non conferma le cifre del collega Rusev ed è molto più cauto, sottolineando l'importanza di attendere la fine della guerra prima di poter fornire un bilancio preciso.

Ma che la situazione sia drammatica per i cetacei del Mar Nero è chiaro a chiunque. I delfinidi si orientano e cacciano le prede attraverso un biosonar che permette loro di ecolocalizzare. Il frastuono provocato dal traffico delle navi da guerra, dalle esplosioni, dal sorvolo supersonico degli aerei, del lancio dei missili e soprattutto dai sonar militari – impiegati per individuare mine e mezzi subacquei nemici – non solo li disorienta, ma provoca loro un dolore atroce che li fa impazzire, costringendoli a risalire in superficie a velocità rapidissime e a disperdersi. Diversi studi hanno dimostrato che i sonar attivi a media frequenza (MFA) impiegati dalle navi militari possono causare stragi di cetacei. Nel 2018 dopo un'esercitazione di navi britanniche e americane nell'Oceano atlantico si stima che morirono circa un migliaio di zifi (Ziphius cavirostris) e mesoplodonti di Sowerby (Mesoplodon bidens), dei quali 80 furono trovati spiaggiati lungo le coste di Scozia e Irlanda. Questi animali sviluppano la malattia da decompressione esattamente come i subacquei se risalgono in superficie troppo velocemente, ma il terrore e il dolore provocati dai dispositivi militari fa perdere loro il controllo e li condanna a morte.

Credit: Tudav
Credit: Tudav

A peggiorare le condizioni dei cetacei del Mar Nero ci sono anche gli sversamenti di carburanti, vernici e altre tossine dei mezzi distrutti e affondati, oltre al fiume di pesticidi, fertilizzanti, metalli pesanti e altri elementi portati dal Dnipro dopo la distruzione della grande diga. Innanzi a un simile disastro Kiev vuole che la Russia venga accusata di ecocidio. Al momento non rientra tra i crimini di guerra – sono a decine di migliaia quelli in esame provocati dai russi dall'inizio dell'invasione – ma Maksym Popov, consigliere del Procuratore generale dell'Ucraina, sta lavorando per incorporare i danni ambientali. “L'ambiente è spesso definito la vittima silenziosa della guerra”, ha dichiarato Popov, che si occupa specificatamente di questioni ambientali, come indicato dal New York Times. “In questo momento stiamo sviluppando la strategia per perseguire i crimini di guerra ambientali e l'ecocidio. L'Ucraina sta cercando di cambiare la situazione, dal momento che l'ambiente non ha cittadinanza, non ha confini”, ha aggiunto il consigliere. La speranza è che la guerra finisca quanto prima, per porre fine alle sofferenze di uomini e animali.

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