La Cina invasa da cozze aliene

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Cozze. Credit: iStock
La Cina da anni è letteralmente invasa da cozze aliene. Un recente studio ha determinato che si tratta di mitili strettamente correlati al Mar Mediterraneo. Nonostante il significativo impatto ecologico, questi molluschi sono diventati una importantissima fonte di cibo. Il commento dell’ecologo marino Andrea Bonifazi.

Granchio blu, pesce scorpione, scoiattolo grigio, gambero “killer” della Louisiana, parrocchetto monaco, parrocchetto dal collare e nutria: cos'hanno in comune tutti questi animali presenti in Italia? Si tratta di specie aliene o alloctone, cioè sono originarie di un'altra regione geografica e introdotte nei nostri ecosistemi. Spesso il danno può essere significativo, sia per le specie autoctone che per gli equilibri ecologici e l'economia. Lo scoiattolo grigio, introdotto decenni fa per “abbellire” i parchi e ville cittadini, si è trasformato in una nemesi per il nostro scoiattolo rosso; il famigerato granchio blu è un mietitore di qualunque organismo a portata di chela, ma in particolar modo di molluschi bivalvi come le vongole, con effetti catastrofici sugli allevamenti di acquacoltura; la nutria, il cosiddetto castorino, fu allevata per farne pellicce, ma quando il mercato è collassato le hanno liberate nell'ambiente, con conseguenze rilevanti su argini dei corsi d'acqua e colture. Gli esempi sono molteplici, e tutti evidenziano il notevole impatto di questi animali venuti da lontano, che tuttavia non hanno alcuna colpa. Si adattano e fanno quello che provano a fare tutti gli organismi viventi: sopravvivere, espandersi e prosperare.

Siamo naturalmente predisposti a pensare alle specie aliene che arrivano da noi, ma anche le nostre possono arrivare altrove e catalizzare l'alloctonia, sotto la spinta di globalizzazione, traffico di animali, incidenti e una miriade di altri fattori. Una di quelle che ha avuto più successo in assoluto è la cozza mediterranea o mitilo (Mytilus galloprovincialis), che ha letteralmente invaso la Cina settentrionale. Come indicato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Israeli Journal of Aquaculture (IJA), le nostre cozze sono arrivate in Cina attorno agli anni '50 attraverso le acque di zavorra delle navi, vere e proprie zattere al centro della diffusione di moltissime specie aliene. La prima città a essere stata colonizzata, come indicato nello studio “Geographic origin and post-invasion genetic divergence of Mytilus galloprovincialis in China”, è stata quella portuale di Dalian, nella provincia del Liaoning. I mitili hanno iniziato a riprodursi rapidamente e in breve tempo i locali non solo si sono accorti quanto fossero buoni da mangiare, ma anche che avessero potenzialità come fonte di reddito. E così sono stati avviati i primi allevamenti per venderli nelle pescherie e nei mercati, a partire dagli anni '70 circa. Come indica la FAO, oggi la Cina è il principale produttore mondiale di cozze.

Da primo approdo di circa 70 anni fa, la popolazione di Mytilus galloprovincialis è infatti letteralmente esplosa, divenendo una delle specie aliene più invasive presenti nel Paese asiatico, in particolar modo nel Mar Giallo e nel Mar Cinese Orientale. Poiché i ricercatori non conoscevano esattamente quale fosse la loro origine, recentemente il professor Jian'an Li dell'Università oceanica della Cina (Qingdao), assieme ai suoi colleghi, ha eseguito approfondite indagini genetiche, facendo emergere una stretta affinità tra le popolazioni di cozze cinesi e quelle che vivono nel Mare Nostrum. Meno pronunciata quella con le cozze che vivono nell'Atlantico.

«Esattamente come per gli alieni che stanno invadendo l'Italia, anche la cozza entra in competizione diretta con le specie autoctone, come Perna viridis, la celebre cozza verde. E non crea solo problemi relativi a spazio e risorse, per la congenerica Mytilus coruscus c'è anche il rischio di introgressione genetica», ha spiegato in un post su Facebook l'ecologo marino, divulgatore scientifico e scrittore Andrea Bonifazi, che ha fondato la pagina social Scienze Naturali. Il ricercatore romano evidenzia che la situazione della nostra cozza, in Cina, è analoga a quella che viviamo noi nel Mediterraneo con la vongola filippina; siamo innanzi a una risorsa economica importante, che tuttavia rappresenta un danno per la biodiversità e alcune attività umane, «a causa delle incrostazioni che sviluppa su infrastrutture e imbarcazioni.» Curiosamente, recentemente è stata documentata la prima cozza verde asiatica nel Mar Mediterraneo, trovata nelle acque dell'Egitto.

“Le specie aliene rappresentano un problema globale che può avere impatti più o meno gravi in qualsiasi Paese”, ha affermato il dottor Bonifazi a Fanpage.it. “Il perché – prosegue – è ovvio: chi è autoctono in una determinata area geografica, può essere alloctono in un'altra, se introdotto dall'essere umano. E non è semplice stimare in anticipo le possibili conseguenze di determinate specie sulla biodiversità locale. Lo ‘scambio' di mitili alieni tra noi e la Cina è l'emblema di questa situazione ormai fuori controllo.”

Nel frattempo, in Cina, la nostra cozza è diventato un alimento particolarmente apprezzato, commercializzato col nome di zǐyíbèi, ovvero "mitilo viola". Talvolta viene mangiato fresco, ma non è una grande idea, come evidenzia l'intossicazione diarroica da molluschi (DSP) che ha colpito centinaia di cittadini nelle città di Ningbo e Ningde nel 2011, proprio dopo aver consumato i mitili mediterranei. Le nostre cozze vengono consumate anche essiccate (dàncài) e sono alla base di numerosi piatti come zuppe, riso e stufati. In sostanza, alieno sì, ma non così disprezzato, nonostante il significativo impatto ecologico.

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