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La Cina ha lanciato embrioni umani artificiali nello spazio: ci aiuteranno a capire le possibilità di riproduzione

La Cina ha annunciato di aver spedito a bordo della Stazione Spaziale Cinese embrioni umani artificiali, modelli che aiuteranno gli esperti a capire se l’essere umano un giorno sarà in grado di riprodursi nello spazio.
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Lunedì 10 maggio 2026, dalla base spaziale di Wenchang, la Cina ha lanciato la navicella cargo Tianzhou 10 in direzione della Stazione Spaziale Cinese con un carico davvero speciale: embrioni umani artificiali. Facevano parte dei circa 770 chilogrammi complessivi di materiale inviato tra rifornimenti e articoli per la ricerca scientifica, destinati a oltre 40 progetti diversi. Lo scopo di questo esperimento, dal punto di vista della lungimiranza, è probabilmente il più rilevante. Il Sole è infatti destinato a inghiottire e distruggere la Terra (o a espellerla dal Sistema solare) quando si trasformerà in una stella gigante, a seguito dell’esaurimento dell’idrogeno come carburante per le reazioni nucleari interne.

È un processo inevitabile che condannerà l’umanità – e tutte le altre specie – a sparire per sempre, qualora non dovessimo trovare un modo per lasciare la nostra casa. Avverrà fra miliardi di anni e non è certo un problema imminente; tuttavia, da tempo si immagina che la nostra specie debba avere un destino multiplanetario. Ma c’è un enorme problema: gli animali come l’essere umano possono davvero riprodursi nello spazio? Gli embrioni umani artificiali progettati dalla Cina intendono rispondere proprio a questa domanda, mostrando cosa accade nelle primissime fasi dello sviluppo umano in condizioni di microgravità ed esposizione alla radiazione cosmica.

L’esperimento è stato progettato dagli scienziati del Centro di Tecnologia e Ingegneria per l’Utilizzo dello Spazio, facente capo all’autorevole Accademia Cinese delle Scienze. Come spiegato in un comunicato stampa dal dottor Yu Leqian, responsabile del progetto, gli embrioni umani artificiali non sono veri e propri embrioni, ma modelli derivati da cellule staminali che non possono dar vita a una persona, tuttavia replicano fedelmente le fasi iniziali del nostro sviluppo, tra il 14º e il 21º giorno dopo il concepimento. “L’embrione artificiale umano è costituito da cellule staminali umane come materia prima. Non si tratta di un vero embrione umano e non ha la capacità di svilupparsi in un individuo. Tuttavia, può servire da modello per studiare le prime fasi dello sviluppo umano”, ha sottolineato l’esperto. Questa è una fase critica della nostra biologia perché si formano i precursori degli organi, si determina l’asse del corpo (testa–coda) e avviene la gastrulazione, cioè si formano i tre foglietti embrionali da cui deriveranno tutti gli organi e i tessuti dell'organismo. Un potenziale intoppo in questa fase può avere conseguenze catastrofiche e letali, prima della nascita ma non solo.

Se si verifica un disturbo o un’anomalia in questa fase, potrebbe avere effetti profondi sul corpo adulto più avanti nella vita”, ha dichiarato il dottor Yu a Global Times. “Nelle prime fasi dello sviluppo embrionale umano non capiamo ancora perché, nel giro di pochi giorni, l’embrione sia in grado di organizzarsi in un piano corporeo strutturato. Come questo processo sia regolato rimane poco chiaro. Tuttavia, molte malattie legate allo sviluppo precoce, come le malformazioni e le cardiopatie congenite, sono strettamente associate a questo periodo critico dello sviluppo”, ha sottolineato l’esperto, aggiungendo che l’invio di questi “embrioni artificiali” serve proprio a capire come l’ambiente spaziale possa essere in grado di alterare in qualche modo i delicatissimi processi biologici dello sviluppo.

Uno studio recente condotto da scienziati australiani dell’Istituto di Ricerca Robinson dell’Università di Adelaide e del Freemasons Centre for Male Health and Wellbeing ha osservato che gli effetti della microgravità sulla fertilità dei mammiferi possono essere piuttosto significativi. Ad esempio, hanno rilevato che gli spermatozoi perdono la capacità di orientarsi, che è fondamentale per avere successo nella fecondazione (raggiungere l’ovulo nei canali riproduttivi femminili). Curiosamente, velocità e motilità non cambiavano negli esperimenti, ma solo l’orientamento, come se la microgravità facesse perdere loro la “bussola”. Siamo ancora agli inizi di questi studi, ma l’esperimento cinese e altri condotti con modelli animali possono aiutarci a capire se l’essere umano, un giorno, sarà effettivamente in grado di riprodursi "fra le stelle".

Gli embrioni umani artificiali a bordo della Stazione Spaziale Cinese sono stati tenuti su un terreno di coltura a base di cellule umane uterine e nutriti automaticamente per cinque giorni, poi sono stati congelati. In una prossima missione saranno rispediti sulla Terra e i ricercatori li confronteranno con embrioni sottoposti agli stessi trattamenti in un laboratorio in Cina, per verificare potenziali alterazioni e anomalie indotte da microgravità e radiazione cosmica. La vita sulla Terra è guidata dalla gravità e senza di essa potrebbe mancare un tassello fondamentale per permetterne lo sviluppo regolare. I risultati di questi esperimenti faranno luce sui potenziali problemi che in futuro la nostra specie potrebbe affrontare, quando arriverà il giorno di diventare davvero multiplanetaria.

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