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Covid 19

Infettati ma senza sintomi Covid, svelato il mistero della pandemia: ecco cosa li protegge dal virus

Gli scienziati hanno finalmente svelato il segreto degli asintomatici, le persone infettate dal coronavirus SARS-CoV-2 che non sviluppano i sintomi della COVID-19. Sono protetti da una specifica mutazione genetica.
A cura di Andrea Centini
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Siamo da tempo fuori dalla fase più critica della pandemia di COVID-19, tuttavia non è ancora finita e un numero significativo di persone continua a perdere la vita a causa del coronavirus SARS-CoV-2. Per questo motivo gli scienziati continuano a studiare a fondo meccanismi infettivi e dinamiche biologiche di una patologia che ad oggi, in base ai dati dell'Università Johns Hopkins, ha ucciso circa 6,9 milioni di persone in tutto il mondo (oltre 188.000 delle quali in Italia). Del resto, ci sono ancora diversi "misteri" da svelare. Uno dei più intriganti emersi sin da quando il patogeno pandemico ha iniziato a circolare a Wuhan (Cina), alla fine del 2019, è quello relativo agli asintomatici, persone che pur risultando infettate dal coronavirus non sviluppano nemmeno uno dei sintomi caratteristici della COVID-19. Una nuova ricerca sembra finalmente aver svelato questo enigma, intimamente connesso alla presenza di una specifica mutazione genetica. È una scoperta molto significativa soprattutto perché potrebbe sfociare in nuovi vaccini e farmaci più efficaci.

A scoprire perché alcune persone, pur essendo infettate più volte da coronavirus SARS-CoV-2, non sviluppano i sintomi della COVID-19 è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi dell'Istituto per le Neuroscienze Weill dell'Università della California di San Francisco, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Cardiologia, del Dipartimento di Medicina di Laboratorio, dell'Università della Carolina del Nord, del Dipartimento di Biochimica e Chimica del La Trobe Institute for Molecular Science (Australia) e di altri istituti. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Jill A. Hollenbach, docente presso il Dipartimento di Neurologia dell'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto i profili genetici di migliaia di pazienti con i tassi di infezioni asintomatiche e sintomatiche da coronavirus SARS-CoV-2, tra febbraio 2020 e aprile 2021. In questo arco temporale i vaccini anti Covid non erano ampiamente disponibili; sono nell'ultimo periodo dello studio sono iniziate le inoculazioni di massa che ci hanno permesso di uscire dalla fase critica della pandemia.

Dei circa 1.500 pazienti positivi al patogeno pandemico coinvolti, in 136 sono rimasti totalmente asintomatici (almeno due settimane prima e dopo la positività al tampone oro-rinofaringeo). I ricercatori hanno scoperto che il 20 percento di essi era portatore di almeno una copia della variante genetica del gene che codifica per l'antigene leucocitario umano (HLA), contro il 9 percento dei positivi sintomatici. HLA è un marcatore proteico che aiuta il sistema immunitario a combattere gli “invasori”; la mutazione coinvolta nella protezione è chiamata HLA-B*15:01.

Secondo la professoressa Hollenbach e colleghi i portatori di questa variante genetica hanno cellule T immunitarie capaci di colpire prontamente le particelle virali del coronavirus SARS-CoV-2, impedendo lo sviluppo dei sintomi dopo l'infezione, che comunque si verifica. “Se hai un esercito in grado di riconoscere il nemico in anticipo, questo è un enorme vantaggio. È come avere soldati preparati per la battaglia e che sanno già cosa cercare e chi sono i cattivi”, ha dichiarato la scienziata in un comunicato stampa.

Ma come agisce effettivamente questa variante genetica? In esperimenti di laboratorio condotti in Australia, gli studiosi hanno scoperto che le cellule immunitarie delle persone con mutazione HLA-B*15:01 mai esposte al coronavirus colpiscono in modo specifico il peptide NQK-Q8 sul SARS-CoV-2. Poiché altri coronavirus responsabili di malanni stagionali presentano un peptide molto simile, chiamato NQK-A8, i ricercatori ritengono che le persone con tale variante genetica reagiscono all'invasione virale del patogeno pandemico con una forte risposta immunitaria crociata, che li protegge dai sintomi.

In parole semplici, il loro sistema immunitario è come fosse stato già preparato e collaudato ad affrontare il nemico, anche se completamente nuovo. In fondo è il principio d'azione dei vaccini. Poiché la mutazione dell'antigene leucocitario umano è piuttosto diffusa nella popolazione umana, ciò può spiegare il numero significativo degli asintomatici registrati durante la pandemia di COVID-19. La scoperta potrebbe portare a nuovi vaccini e farmaci mirati anti Covid, più efficaci degli attuali. I dettagli della ricerca “A common allele of HLA is associated with asymptomatic SARS-CoV-2 infection” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

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