video suggerito
video suggerito

In un meteorite caduto sul Sahara tracce di un pianeta perduto del Sistema Solare: “Come la Luna o più grande”

In un meteorite chiamato Northwest Africa 12774 e recuperato nel Sahara nel 2019 sono state trovate le prove che proviene da un protopianeta del Sistema solare primordiale, un corpo celeste di dimensioni paragonabili o superiori a quelle della Luna. È andato distrutto a causa di una collisione catastrofica. Il meteorite ha oltre 4,5 miliardi di anni.
Il meteorite recuperato nel Sahara. Credit: Credit: John Kashuba
Il meteorite recuperato nel Sahara. Credit: Credit: John Kashuba

In un meteorite scoperto 7 anni fa nel deserto del Sahara sono state trovate le prove di un grande mondo perduto nel Sistema solare primordiale. Il corpo celeste, un protopianeta di dimensioni comprese tra quelle della Luna e quelle del “Pianeta RossoMarte, è andato distrutto per cause misteriose, ma che secondo gli esperti sono probabilmente legate alle catastrofiche collisioni che caratterizzavano le origini del nostro angolo di Universo. È una scoperta affascinante che non solo amplia le nostre conoscenze sui meteoriti conosciuti come angriti, rarissime e antichissime rocce di origine magmatica (vulcanica), ma anche sulla formazione planetaria nel Sistema solare “bambino”, che poteva portare a esiti molto diversi da quelli dei pianeti rocciosi che conosciamo oggi. Le angriti, infatti, hanno una composizione unica, che indica un percorso evolutivo distinto per il corpo progenitore.

A determinare che la rarissima angrite recuperata nel Sahara nel 2019 è il pezzo di un grande protopianeta andato distrutto nel Sistema solare primordiale è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università del Colorado di Boulder, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente del New Mexico Institute of Mining and Technology (Socorro) e di OFM Research. Tutto ruota attorno al meteorite Northwest Africa (NWA) 12774, una angrite di circa mezzo chilogrammo rinvenuta nel grande deserto africano. Le angriti sono rarissime, tenendo presente che ne sono state trovate meno di 70 su un totale di oltre 80.000 meteoriti censiti dai ricercatori. Come indicato, si tratta delle rocce magmatiche (ignee) più antiche in assoluto, che mostrano processi di cristallizzazione risalenti a più di 4,5 miliardi di anni fa, quando il Sistema solare era nella turbolenta fase di formazione.

Un’immagine ai raggi X del meteorite NWA 12774. Credit: Aaron Bell/CU Boulder
Un’immagine ai raggi X del meteorite NWA 12774. Credit: Aaron Bell/CU Boulder

Sono rocce uniche perché al loro interno c'è pochissimo biossido di silicio (silice), che è invece uno dei composti più abbondanti nei pianeti rocciosi del nostro sistema. In passato si riteneva che le angriti fossero associate alla distruzione di un asteroide con un diametro di circa 200 chilometri, ma il nuovo studio condotto dal professor Aaron Bell dell'Università del Colorado svelano uno scenario completamente differente. Analisi approfondite, infatti, hanno fatto emergere che al suo interno è presente un clinopirosseno ricco in Ca-Tschermack (CaTs) – tipico delle angriti – che non può essersi formato in un oggetto così piccolo.

Grazie a un nuovo geobarometro appositamente sviluppato, i ricercatori hanno determinato che la cristallizzazione del clinopirosseno nel meteorite NWA 12774 è avvenuta a una pressione di 17,56 ± 0,89 kbar, che implica che il magma si trovasse molto all'interno del corpo celeste progenitore. Bell e colleghi hanno inizialmente stimato un diametro di un migliaio di metri, molto più del supposto asteroide. Tuttavia, ulteriori analisi dei cristalli all'interno dell'angrite hanno evidenziato la presenza di bordi netti e la presenza di specifiche firme chimiche che sarebbero state cancellate se si fossero formati troppo in profondità, nel cuore del corpo celeste. Per questo ipotizzano che l'angrite si sia formata nelle prime centinaia di chilometri di un corpo di almeno 1.800 chilometri di diametro, ovvero un po' più grande della Luna. Le stime massime indicano che il protopianeta sarebbe comunque stato più piccolo di Marte (3.200 km).

È incredibile pensare che un tempo esistesse un mondo così grande”, ha affermato il professor Bell in un comunicato stampa. “Sappiamo della sua esistenza solo perché alcuni frammenti sono atterrati sulla Terra. Questi meteoriti hanno conservato le prove di un percorso completamente diverso attraverso il quale si sono sviluppati i primi pianeti”, ha aggiunto l'esperto, sottolineando che i materiali alla base di questo protopianeta sono molto diversi da quelli che troviamo sulla Terra e su Marte. “Ciò indica un percorso evolutivo distinto e separato nella formazione planetaria nella storia primordiale del nostro Sistema solare”, ha chiosato il professor Bell.

Gli scienziati sottolineano che ci sono moltissimi meteoriti ancora chiusi nei cassetti dei laboratori universitari, dalle cui analisi potrebbe emergere l'esistenza di ulteriori mondi perduti del Sistema solare primordiale. I dettagli della ricerca “High-pressure clinopyroxene in Northwest Africa 12774 and new geobarometric evidence for a planetary embryo-sized angrite parent body” sono stati pubblicati su Earth and Planetary Science Letters.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views