Scienziato NASA scopre un nuovo sciame meteorico: nasce da un asteroide “nascosto” distrutto dal Sole

Uno scienziato ha scoperto un nuovo sciame meteorico originato da un asteroide non ancora identificato, ma che è stato sicuramente frammentato dai passaggi troppo ravvicinati al Sole. Lo stress termico della nostra stella, infatti, non è solo responsabile della sublimazione delle sacche di ghiaccio sulla superficie delle comete, dando vita alle spettacolari code osservate nelle astrofotografie, ma può anche fratturare – e persino disintegrare – gli asteroidi che si avvicinano troppo. La scoperta di nuovi flussi meteorici come questo, legato alla costellazione della Vergine meridionale, è importante perché, oltre ad aiutare gli studiosi a comprendere come evolvono i corpi celesti progenitori, può rivelare popolazioni di asteroidi vicini alla Terra (i cosiddetti NEO, Near Earth Objects) potenzialmente minacciosi per il nostro pianeta. Di fatto, dall’analisi di nuove meteore si può arrivare a individuare sassi spaziali nascosti e scoprire se rappresentano un pericolo.
A identificare il nuovo sciame meteorico è stato lo scienziato Patrick M. Shober, esperto di scienze planetarie e in particolar modo di meteore presso la NASA. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 230.000 meteore intercettate da quattro grandi sistemi di sorveglianza (GMN, CAMS, EDMOND e SonotaCo), con l’obiettivo di identificare attività asteroidale recente derivata da due fenomeni distinti: la frammentazione di marea (tidal disruption), ovvero la distruzione di asteroidi dovuta alla forza gravitazionale durante i passaggi ravvicinati alla Terra e a Venere; e i flussi meteorici legati ai cosiddetti “rock comet”, asteroidi attivi che per qualche ragione rilasciano polveri e piccoli frammenti in grado di innescare meteore e bolidi. Sebbene la maggior parte delle stelle cadenti sia legata al transito della Terra attraverso le nubi di detriti lasciati dagli astri chiomati durante ogni passaggio, ci sono alcuni sciami meteorici molto importanti innescati proprio dagli asteroidi. Uno di essi è 3200 Phaethon (Fetonte), al quale dobbiamo lo spettacolo delle Geminidi a metà dicembre.
Dall’analisi dei dati il dottor Shober non ha identificato alcun evento di frammentazione mareale sufficientemente grande – negli ultimi 50.000 anni – da dar vita a nuovi sciami meteorici; tuttavia, come indicato, ha rilevato il flusso legato a un asteroide passato troppo vicino al Sole. In totale ha individuato 282 meteore associate alla distruzione di questo sconosciuto oggetto celeste. Dai calcoli è stato determinato che, durante la sua orbita, esso è arrivato a una distanza dal Sole cinque volte inferiore rispetto a quella che separa il nostro pianeta dalla stella. Poiché la distanza che separa la Terra dal Sole (l’unità astronomica, UA) è di circa 150 milioni di chilometri, ciò significa che l’asteroide progenitore del nuovo flusso è passato entro 30 milioni di chilometri dal Sole. L’inclinazione delle meteore è moderata, di circa 12°. Questi dati, secondo il dottor Shober, sono compatibili con una disgregazione termo meccanica del sasso spaziale.
“Ciò che rende questa scoperta così entusiasmante è che stiamo essenzialmente assistendo alla distruzione di un asteroide nascosto. Questo sciame meteorico, recentemente confermato, segue un’orbita estrema che lo porta quasi cinque volte più vicino al Sole di quanto non lo sia la Terra”, ha affermato lo scienziato in un articolo pubblicato su The Conversation. “In base a come queste meteore si disintegrano quando entrano in contatto con la nostra atmosfera, possiamo affermare che sono moderatamente fragili, ma più resistenti dei frammenti provenienti dalle comete. Questa scoperta ci indica che l’intenso calore solare sta letteralmente spaccando la superficie dell’asteroide, vaporizzando i gas intrappolati e causandone la disgregazione. Questa è probabilmente una delle principali cause dell’attività passata di Fetonte e il motivo principale per cui le meteoriti presenti sulla Terra sono così diverse tra loro”, ha chiosato l’esperto. I dettagli della ricerca “Asteroidal Activity among Meteor Datasets: Confirmed New ‘Rock comet’ Stream and Search for a Tidal disruption Signature” sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal.