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Il 10% più ricco della Terra causa un danno ambientale enorme, fino a 5.700 miliardi di dollari annui: lo studio

I ricercatori hanno determinato che il 10 percento della popolazione più ricca della Terra provoca un danno ambientale fino a 5.700 miliardi di dollari all’anno, con un impatto enormemente sproporzionato rispetto agli altri. Gli esperti suggeriscono di introdurre una tassa ambientale progressiva: “Chi inquina paga”.
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Sulla Terra vivono più di 8 miliardi di persone, ma non tutte inquinano e consumano risorse allo stesso modo. Ciò significa anche che i fenomeni globali legati all'impatto antropico – come l'innalzamento del livello del mare e le ondate di calore estreme – che affliggono l'intera umanità, gli ecosistemi e la biodiversità del nostro pianeta, non sono causati in egual modo da ciascuno di noi. Da diversi anni si parla della cosiddetta “giustizia climatica”, ovvero il doveroso risarcimento ai Paesi in via di sviluppo colpiti in modo sproporzionato dagli effetti del cambiamento climatico e dello sfruttamento delle risorse, che hanno come volano proprio i Paesi più ricchi (le grandi economie capitalistiche occidentali e orientali). Un nuovo studio è andato più a fondo di così, concentrandosi non sull'impatto ambientale dei singoli Paesi, ma della fascia di popolazione più ricca a livello planetario: quel 10 percento di persone che include milionari e miliardari, ma anche persone della classe media dei Paesi ricchi e cittadini benestanti dei Paesi emergenti che hanno un impatto superiore in termini di danno ambientale.

Com'è noto, i super ricchi di tutto il globo hanno un'impronta climatica assai più significativa del resto della popolazione mondiale. Jet privati, yacht grandi come transatlantici, scuderie di hypercar e fuoristrada che percorrono 1 chilometro con 1 litro di benzina, voli turistici nello spazio e altri “vezzi” da ricconi sono solo una parte di questa impronta, considerando anche il coinvolgimento in industrie voracissime di risorse, come quelle legate ai combustibili fossili e all'estrazione mineraria. Ma nel nuovo studio, come indicato, è stato incluso anche il profilo di persone semplicemente benestanti; del resto la percentuale di super ricchi è sensibilmente inferiore al 10 percento di popolazione valutata nell'indagine.

Nello studio è stato calcolato che questo 10 percento ha un impatto sull'ambiente inquietante: provoca infatti dal 47 al 56 percento della perdita di biodiversità; ha una responsabilità del 36–45 percento nel cambiamento climatico di origine antropica (emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti); tra il 6 e l'8 percento dei danni legati all'azoto; e circa del 2 percento al fosforo e consumo di acqua dolce. Curiosamente, l'effetto sulla perdita di biodiversità è superiore a quello del riscaldamento globale catalizzato dalla crisi climatica. Non a caso è in corso la sesta estinzione di massa e molte specie stanno scomparendo prima di essere scoperte, a causa dell’accelerazione dei processi di estinzione legata alle attività umane. Secondo i calcoli degli esperti, il danno ambientale provocato dalla popolazione ricca della Terra ammonta a 1.700–5.700 miliardi di dollari all'anno. Il dato è riferito al 2017, anno per il quale erano disponibili tutti gli indicatori necessari per fare questi calcoli. Si tratta di una cifra spaventosa che supera i finanziamenti globali necessari per colmare il gap della biodiversità – calcolato in 675 miliardi di dollari all'anno – e il gap climatico, calcolato in 993 miliardi di dollari annui.

È quanto emerso dalla nuova ricerca condotta dagli scienziati Inge Schrijver, Rutger Hoekstra e Paul Behrens dell'Istituto di Scienze Ambientali presso l'Università di Leiden, nei Paesi Bassi. I ricercatori si sono concentrati su quattro indicatori legati al danno ambientale – clima, biodiversità, cicli biogeochimici (azoto e fosforo) e uso di acqua dolce – e, utilizzando l’Environmental Prices Handbook, hanno stimato il costo di ciascuna perdita. Come indicato, i ricchi causano quasi metà dei danni alla biodiversità e oltre un terzo dei danni climatici, per un totale di 1.700–5.700 miliardi di dollari all'anno, equivalenti a 2.300–7.500 dollari a persona (nella fascia del 10 percento dei ricchi).

I ricercatori hanno anche osservato che sussistono differenze significative nell'impatto dei ricchi fra Paese e Paese. Gli USA sono di gran lunga i maggiori responsabili del danno ambientale: il 10 percento dei ricchi statunitensi comporta un danno compreso tra 19.000 e 63.000 dollari annui, pari al 6–20 percento del reddito o allo 0,8–3 percento del patrimonio. Per fare un confronto, il 10 percento dei consumatori più ricchi in India ha un impatto di 410–1.400 dollari all'anno, pari allo 0,8–2,8 percento del proprio reddito e allo 0,2–0,5 percento del patrimonio. I ricchi negli USA e in Europa rappresentano il 60 percento del 10 percento globale.

I ricercatori hanno calcolato che questo danno ambientale generato dal 10 percento della popolazione ricca provoca danni superiori ai finanziamenti necessari per tutelare clima e biodiversità. Dunque, cosa fare per riequilibrare questo enorme impatto provocato da una percentuale ridotta della popolazione umana? Poiché quest'ultima ha una responsabilità ambientale sproporzionata, i ricercatori suggeriscono di introdurre tasse ambientali progressive, i cui ricavi potrebbero finanziare la transizione ecologica e ridurre le enormi disuguaglianze emerse dalla nuova ricerca. Insomma, introdurre una tassa ad hoc del tipo “chi inquina paga”, che potrebbe risolvere una parte importante dei problemi legati al sovrasfruttamento delle risorse del nostro pianeta. I dettagli della ricerca “Environmental damages of the top ten percent consumers exceed global climate and biodiversity funding gaps” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Communications Sustainability del circuito Nature.

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