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News sull'uccisione dell'orsa Amarena in Abruzzo

I cuccioli dell’orsa Amarena uccisa possono farcela: le risposte dello zoologo Zibordi a Fanpage.it

I piccoli dell’orsa Amarena sono fuggiti dopo il colpo mortale sparato da un uomo di 56 anni. Hanno circa 8 mesi e rischiano di morire, per questo il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise intende catturarli per verificarne le condizioni. Fanpage.it ha contattato lo zoologo esperto di orsi Filippo Zibordi per capire meglio quali sono i rischi cui vanno incontro e quali sono le probabilità di sopravvivenza.
Intervista a Filippo Zibordi
Zoologo, consulente su tematiche legate alla conservazione della natura e coordinatore didattico del Master FaunaHD dell'Università dell'Insubria
A cura di Andrea Centini
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L'orsa Amarena e i suoi cuccioli. Credit: Giacomo Salomone
L'orsa Amarena e i suoi cuccioli. Credit: Giacomo Salomone
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News sull'uccisione dell'orsa Amarena in Abruzzo

Nella tarda serata di giovedì 31 agosto un 56enne di San Benedetto dei Marsi ha ucciso a fucilate l'orsa Amarena, che si era intrufolata nella sua proprietà. La morte del plantigrado, simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ha suscitato un'ondata di sdegno e polemiche per la crudeltà del gesto, ai danni di un animale che pur transitando spesso per i centri abitati con i suoi piccoli non aveva mai dato alcun segno di aggressività. La morte di Amarena rappresenta inoltre una gravissima perdita per la sua sottospecie, l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), del quale ne vivono solo una sessantina di esemplari nel Centro Italia, dove è endemica (cioè si trova solo lì). Amarena era anche un'orsa molto prolifica e la sua scomparsa avrà un impatto significativo.

Al di là degli strascichi legali e delle conseguenze sulla popolazione di questi magnifici animali selvatici, c'è un altro aspetto che sta preoccupando seriamente gli esperti: la sorte dei suoi due piccoli, fuggiti dall'abitazione dell'uomo dopo lo sparo mortale. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sta cercando di catturarli da giorni, ma fino ad oggi invano. Per capire meglio le probabilità di sopravvivenza dei cuccioli abbiamo contattato il dottor Filippo Zibordi, esperto di orsi che ha partecipato per anni al progetto Life Ursus per la reintroduzione dell’orso bruno in Trentino, oggi consulente su tematiche legate alla conservazione della natura e coordinatore didattico del Master FaunaHD dell'Università dell'Insubria. Ecco cosa ci ha raccontato.

Credit: Sandro Allegretti
Credit: Sandro Allegretti

Dottor Zibordi, inizialmente si era detto che i due cuccioli dell'orsa Amarena uccisa in Abruzzo non sarebbero sopravvissuti da soli a causa della tenera età, essendo nati all'inizio dell'anno. Oggi il Direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha dichiarato a Fanpage.it che sono stati visti di notte e che sono autosufficienti. Lei che studia gli orsi da anni cosa può dirci al riguardo? Secondo lei se la caveranno?

Gli orsi come mi diceva lei hanno circa otto mesi, dato che tendenzialmente nascono tra il mese di gennaio e febbraio all'interno della tana. L'orso è caratterizzato da cure parentali particolarmente lunghe, che in qualche modo somigliano a quello che facciamo noi. Significa che i cuccioli rimangono con la mamma almeno fino all'aprile dell'anno successivo alla nascita. Dato che questi cuccioli sono nati a gennaio 2023, sarebbero rimasti sicuramente con la madre fino alla fine del letargo dell'anno prossimo, aprile – maggio 2024. In qualche caso rimangono addirittura fino all'autunno dell'anno successivo. Quindi cure parentali lunghe. In questo periodo acquisiscono dalla madre tutta una serie di competenze. Prima di tutto la madre li allatta, ma questo chiaramente l'orsa uccisa aveva già finito di farlo. Secondariamente la madre li protegge dai predatori, quindi altri orsi, lupi. Le aquile in questo momento non sono un pericolo. Infine, cosa ancor più importante, la madre insegna loro come cavarsela di fronte a vari pericoli e come reperire il cibo. È da capire se questi cuccioli sono sufficientemente scaltri, se hanno imparato a sufficienza. Da una parte a tenersi lontani dai pericoli dell'uomo e da quelli naturali, dall'altra dal punto di vista alimentare, cioè se riescono a recuperare il cibo. Questo ovviamente dipende da tanti fattori, anche casuali. Nel senso che se trovano per caso un cervo morto e lo mangiano, questo cibo può saziarli per svariati giorni. Viceversa se finiscono in una zona dove c'è poco cibo, diventa più difficile. I loro spostamenti li mettono a rischio. Non è facile sapere cosa succederà.

Credit: Giacomo Salomone
Credit: Giacomo Salomone

C'è un precedente del quale può parlarci?

L'unico che mi viene in mente è quello dell'orsa Daniza, non so se lo ricorda. Era considerata problematica e quindi si era tentato di catturarla, ma era morta proprio durante l'operazione. Era l'11 settembre del 2014. Lei aveva due cuccioli, che sono stati monitorati e sono sopravvissuti. Questo è il precedente. Quello che intende fare il Parco D'Abruzzo è certamente sensato.

Ci spieghi

Cercheranno di catturare questi orsetti per vedere in che condizioni sono e quindi valutare se poterli rilasciare in natura, mettendoli in un'area meno disturbata, oppure se sono claudicanti di fargli fare un periodo di ripresa. Nutrirli per un certo periodo e poi rilasciarli. Il pericolo di questa seconda opzione è che gli orsi vanno accuditi e nutriti senza far percepire loro la presenza dell'uomo. Perché altrimenti perdono la loro naturale diffidenza.

Credit: Giacomo Salomone
Credit: Giacomo Salomone

Tornando al discorso della madre che insegna ai piccoli dove reperire il cibo, sono famose le foto dell'orsa Amarena che portava i suoi cuccioli a mangiare le ciliegie in alcuni paesi nel parco, come ad esempio a Villalago. Questo in tarda primavera – estate. Ma questi cuccioli non avranno alcun insegnamento sui frutti autunnali. Potrebbe essere un problema?

Potrebbe esserlo, sì. Ma c'è da dire che gli orsi mangiano veramente di tutto. Quindi credo che possano aver imparato in questi quattro mesi – saranno usciti dalla tana tra la fine di marzo e l'inizio di aprile – che tutto quello che odora di buono, odora di cibo, può dare loro sostentamento. Tendenzialmente potrebbe essere un vantaggio. Perché se loro passano vicino ai faggi e trovano le faggiole, o magari le castagne, le noci, hanno di che nutrirsi. Gli orsi sono molto curiosi e si adattano a ogni tipo di cibo. Però ecco, rimane comunque un periodo rischioso. Nel caso dell'orsa JJ4 catturata, quella coinvolta nell'aggressione mortale in Trentino, i figli sono nati l'anno precedente alla cattura, ossia nel 2022, quindi al momento della separazione dalla madre avevano già 15 – 16 mesi e le probabilità di sopravvivenza erano e sono molto superiori.

Credit: Sandro Allegretti
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Verso la fine dell'estate inizia il periodo del bramito dei cervi, con molti esemplari che scendono dalle montagne. Ovviamente seguiti dai lupi. Questa condizione particolare della stagione degli amori non potrebbe aumentare il rischio di incontro per gli orsetti?

Non penso ci siano studi scientifici che lo dimostrino. I lupi si spostano parecchio e rappresentano un pericolo tutto l'anno per i cuccioli di orso. Al rischio dei lupi aggiungerei il rischio dell'uomo. Con buona probabilità questi animali hanno imparato dalla madre una certa confidenza con l'uomo. E quindi per ora non se ne stanno come fantasmi nel mezzo della foresta. Sappiamo che avvicinarsi all'uomo comporta vari rischi. Il rischio di essere impallinati, ad esempio, ma ancor di più quello di essere investiti. Se stessero nel cuore delle foreste sarebbe meglio per tutti.

Credit: Sandro Allegretti
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Le probabilità di riuscire a prenderli secondo lei sono buone? Non so se ci siano casi analoghi, o magari con orsetti abbandonati dalle madri, come può capitare

Io direi che possono riuscirci. C'è un esempio in Trentino, risalente ad aprile – inizio maggio, di un orsetto abbandonato dalla madre perché caduto in un dirupo. Lei se n'era andata perché lo pensava moribondo. È stato catturato dalla squadra di Emergenza Orso del Corpo Forestale trentino ed è tuttora in un centro di “riabilitazione” che si chiama Belpark a Spormaggiore, dove è stato nutrito – e viene nutrito tuttora – senza farlo accorgere della presenza dell'uomo, con l'opzione che poi possa essere rilasciato in natura.

Credit: Giacomo Salomone
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Il direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha affermato che l'obiettivo è catturare gli orsetti e poi rimetterli in natura. Dopo quanto tempo potrebbero essere rilasciati?

Il momento migliore secondo me sarebbe subito dopo la cattura. Se fossero in buono stato di salute e non deperiti, meno stanno con l'uomo e meglio è. Perché appunto, stare con l'uomo significa che c'è la possibilità che perdano la diffidenza. Che associno l'odore dell'uomo a qualcosa che è positiva invece che negativa. Il miglior orso possibile è quello che teme l'uomo e tiene le distanze. Però chiaramente sono certo che il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise metterà in atto tutte le contromisure per evitare che gli orsi vedano le persone che danno loro da mangiare in caso di cattura. L'orso non deve associare il nutrimento all'uomo, perché altrimenti andrà a cercare il cibo dalle mani delle persone. Il PNALM ha una grande professionalità, quindi se riesce a catturarli li traferirà in una zona poco frequentata e li rilascerà il prima possibile, non ci sono dubbi su questo.

Secondo lei potrebbero tornare dove è stata uccisa la madre?

Credo proprio di sì. Loro stanno girando intorno a quella zona perché è l'ultimo posto dove hanno visto la madre. È chiaro che è quella che frequentano. Purtroppo c'è di mezzo il fattore umano dei curiosi che nonostante le ordinanze stanno lì e li spaventano, spingendoli ad andarsene. Hanno comunque un raggio limitato.

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