Grandine più pericolosa per la crisi climatica: “Chicchi oltre i 3 cm più frequenti”. Lo studio su Nature

I ricercatori hanno determinato che le grandinate, a causa del cambiamento climatico, rischiano di diventare più abbondanti in inverno e soprattutto molto più distruttive, a causa delle dimensioni dei chicchi che tenderanno ad aumentare in modo significativo. Quelli di oltre 3 centimetri saranno più frequenti fino al 52 percento entro la fine del secolo, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature. Le grandinate sono tra i fenomeni meteorologici più gravosi dal punto di vista economico, non solo per i danni a oggetti come auto, pannelli solari e tegole, ma soprattutto per l'impatto alle colture, che possono essere letteralmente spazzate via da un evento di grande intensità. In base ai dati dell’Insurance Council of Australia (ICA), le grandinate e i temporali più violenti del 2025 nel Queensland e nel Nuovo Galles del Sud sono stati tra gli eventi meteorologici più costosi in assoluto nella storia del Paese. Particolarmente significative sono state due devastanti grandinate nei mesi di ottobre e novembre, il cui impatto è sfociato in oltre 90.000 richieste di risarcimento danni alle assicurazioni, per un costo complessivo di circa 1,9 miliardi di dollari australiani.
Le grandinate risultano particolarmente complesse da studiare, a maggior ragione in un contesto di crisi climatica come quello attuale. In un articolo pubblicato su The Conversation, i professori Timothy H. Raupach e Steven Sherwood, rispettivamente dell'Institute for Climate Risk and Response e del Climate Change Research Centre presso l'Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW) di Sydney, hanno spiegato che la grandine, per formarsi, ha bisogno di più “ingredienti”. Il primo è una corrente ascensionale, che porta vapore acqueo in quota formando nuvole “composte da minuscole goccioline d'acqua”. “All'interno di un temporale, queste gocce si scontrano tra loro e, se la temperatura è sufficientemente bassa, le gocce liquide congelano sulle particelle di ghiaccio, facendole crescere fino a formare chicchi di grandine”, spiegano i due esperti. La forza della corrente ascensionale è fondamentale, perché più mantiene in quota i chicchi di grandine, più essi possono crescere in dimensione. E più sono grandi, maggiori sono le probabilità che sopravvivano alla caduta verso il suolo. Anche il ruolo della variazione dei venti con l'altitudine, chiamata wind shear, gioca un ruolo significativo “deviando la pioggia e la grandine che cadono lontano dalla corrente ascensionale, in modo che quest'ultima non venga ostacolata e possa intensificarsi.” Quindi la spinta verso l'alto delle correnti ascensionali e il vento sono i due fattori principali coinvolti nella generazione delle grandinate significative.
In un contesto di riscaldamento globale catalizzato dal cambiamento climatico come quello attuale, l'aria più calda tende a far aumentare l'umidità e di conseguenza la forza e il numero delle correnti ascensionali, che sono il motore delle tempeste. D'altro canto, l'aria più calda fa sciogliere più velocemente i chicchi di grandine. Da un parte abbiamo chicchi di grandine più grandi, perché sostenuti per più tempo in quota dalle più forti e frequenti correnti ascensionali, dall'altro uno scioglimento più rapido. Attraverso specifici modelli climatici, gli autori di un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change specificano che le condizioni favorevoli per le grandinate si sposteranno a latitudini più alte, aumentando la frequenza delle grandinate in Europa settentrionale, Canada e Stati Uniti nord-occidentali nell'emisfero boreale e Australia sud-orientale, Nuova Zelanda, Africa, Cina su-orientale e India meridionale in quello australe. Le grandinate si ridurranno in estate, ma diventeranno più abbondanti in inverno, rappresentando un pericolo aggiuntivo per le colture invernali (come il grano).
Un altro studio condotto da scienziati cinesi del Dipartimento di Scienze dell'Atmosfera e dell'Oceano presso la Facoltà di Fisica dell'Università di Pechino, grazie a ulteriori modelli ha stimato le dimensioni che i chicchi di grandine dovrebbero raggiungere a causa del cambiamento climatico. I ricercatori coordinati dal professor Shiyi Zhang hanno stimato che la crisi climatica determinerà un aumento dei danni potenziali da grandine fino a oltre il 42 percento (su scala globale) dentro la fine del XXI secolo. L'aumento dell'umidità a quote più basse, secondo gli autori dello studio, si tradurrà in un incremento nelle dimensioni dei chicchi di grandine, con quelli di diametro uguale o superiore ai 30 millimetri fino al 51,8 percento più frequenti. D'altro canto, diminuiranno fino al 12,3 percento quelli con diametro inferiore ai 30 millimetri.
In sostanza, in futuro dovrebbero manifestarsi più spesso grandinate con chicchi di dimensioni maggiori, che sono ovviamente quelli in grado di arrecare i danni maggiori. Le due ricerche contrastano in parte su dove e come si verificheranno questi eventi, ma entrambe concordano sui maggiori pericoli rappresentati dalla grandine che tenderà a crescere in dimensione. “Questi due studi indicano un rischio crescente di danni da grandine in un mondo che si riscalda, anche se non sono ancora chiari i dettagli su dove questo fenomeno si manifesterà. Più il riscaldamento globale aumenterà, più questo rischio crescerà”, hanno chiosato i due scienziati australiani su The Conversation.