Furto in casa senza impronte, ma a incastrare il ladro può essere l’aria
Una casa svuotata, nessuna impronta sui mobili e nessun indizio evidente. I ladri di oggi sanno bene cosa li potrebbe incastrare e adottano accorgimenti come indossare guanti, passamontagna e persino copriscarpe per ridurre al minimo il rischio di lasciare tracce sul luogo di un furto. A tradirli potrebbe però essere qualcosa che difficilmente possono evitare di contaminare: l’aria. E una nuova tecnica, che punta a identificare gli intrusi proprio attraverso residui aerodispersi, ha già dato i primi risultati.
In uno studio internazionale, i ricercatori dell’Ospedale Universitario di Oslo, in collaborazione con la Flinders University, hanno valutato in che misura sia possibile ricavare prove attendibili da aria, polvere e sedimento aereo depositato sulle superfici, per risalire ai responsabili del colpo.
Alla base delle analisi c’è il DNA ambientale (eDNA), il materiale genetico che ogni persona rilascia nell’ambiente semplicemente trovandosi in un luogo, ad esempio attraverso le cellule della pelle, la saliva e il respiro. Queste minuscole particelle restano sospese nell’aria o si depositano sulle superfici, lasciando una vera e propria “impronta genetica” del proprio passaggio.
“L’eDNA può accumularsi attraverso il rilascio passivo e la dispersione nell’ambiente, comprese le particelle aerodisperse e la polvere, dove può persistere nonostante gli sforzi di pulizia” ha spiegato la dottoressa Mariya Goray, docente senior di scienze forensi presso la Facoltà di Scienze e Ingegneria della Flinders University e co-autrice dello studio che, insieme ai colleghi, ha esaminato 391 campioni di eDNA ottenuti dall’aria, dalla polvere e dal sedimento aereo depositato sulle superfici di 22 abitazioni durante una serie di simulazioni di furti con scasso della durata di 15 minuti.
L’eDNA nell’aria per risalire ai ladri
I risultati delle analisi, pubblicati su Forensic Science International: Genetics, hanno indicato che l’eDNA aerodisperso può consentire di ricostruire il profilo genetico delle persone presenti in un ambiente, anche dopo una permanenza di appena 15 minuti.
“Quando l’eDNA aerodisperso è stato raccolto 30 minuti dopo le simulazioni di furto, ha identificato gli intrusi nell’82% e nel 36% dei casi, a seconda del laboratorio che ha effettuato le analisi” hanno precisato i ricercatori.
“Quando combinato con l’eDNA presente nei campioni di polvere e nel sedimento aereo depositato, l’eDNA aerodisperso può consentire di risalire ai profili genetici delle persone che si sono introdotte in un ambiente, anche dopo una breve permanenza, confermando il suo potenziale come fonte complementare di informazioni forensi”.