Enorme deposito d’oro scoperto sul fondale del Giappone: “Concentrazioni elevatissime”. Lo studio su Scientific Reports

Sul fondale oceanico del Giappone è stato trovato un enorme deposito di oro, associato a un campo idrotermale nel cuore della caldera di un vulcano sottomarino, quella di Higashi-Aogashima. Il prezioso metallo non sgorga dalle sorgenti idrotermali sotto forma di splendenti pepite, bensì è incastonato nella struttura cristallina – o come nanoparticelle – della pirite, il cosiddetto “oro degli sciocchi” o degli stolti. Il minerale è conosciuto con questo nome curioso perché si presenta di un colore giallo ottone lucente, in grado di ingannare i cercatori inesperti nonostante le significative differenze con l'oro vero. La pirite, ad esempio, è molto dura (l'oro vero è malleabile), lascia una striscia nera o verdastra anziché gialla brillante, emana un cattivo odore di uova marce se riscaldata (contiene zolfo e ferro, la formula chimica è FeS2) e in genere si presenta come cristalli cubici geometricamente perfetti, a differenze delle pepite auree irregolari. Ma la pirite, grazie ai processi idrotermali che avvengono negli abissi, può incastonare anche l'oro vero, e quella presente nella caldera del vulcano giapponese è la pirite con la più elevata concentrazione di oro mai rilevata al mondo, fino all'1,9 percento del peso complessivo. Si tratta dunque di un vero e proprio tesoro sommerso, che potrebbe stuzzicare gli appetiti per l'estrazione mineraria (con potenziali, gravi danni all'ecosistema).
A scoprire il preziosissimo deposito di oro nel vulcano sottomarino del Giappone, già “messo nel mirino” in precedenza, è stato un team di ricerca nipponico guidato da scienziati del Centro per la ricerca e la formazione integrata sui rischi naturali dell'Università di Shizuoka, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Facoltà di Scienze e Ingegneria dell'Università di Waseda e dell'Istituto di ricerca sull'atmosfera e sull'oceano dell'Università di Tokyo. I ricercatori, coordinati dal professor Yuichi Morishita, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver utilizzato la tecnica chiamata spettrometria di massa a ioni secondari (SIMS) su campioni di pirite dal sito idrotermale. La caldera di Higashi-Aogashima fa parte dell'arco di Izu-Ogasawara (o di Izu-Bonin) lungo circa 1.200 km, nato dalla subduzione della placca del Pacifico al di sotto della placca delle Filippine. Si tratta di uno dei più importanti sistemi vulcanici sottomarini attivi al mondo. La caldera si trova a circa 12 chilometri a est dell’isola di Aogashima nell’arcipelago delle Izu, tra i 600 e gli 800 metri di profondità.
I ricercatori hanno raccolto i campioni associati a fumarole nere con un sottomarino robotico e dopo averli sottoposti ai test ne hanno determinato l'elevatissimo valore economico, tanto che si ipotizza un potenziale sfruttamento economico. “Le concentrazioni di oro e arsenico nella pirite sono superiori a quelle riscontrate nella roccia intera in tutti i siti idrotermali all'interno della caldera, suggerendo che oro e arsenico siano concentrati nella pirite”, spiegano Morishita e colleghi nell'abstract dello studio. Gli autori aggiungono che “concentrazioni d'oro estremamente elevate si riscontrano nelle piriti colloformi con alte concentrazioni di piombo e/o rame, oltre all'arsenico presente nella pirite, che potrebbe aver indotto l'elevata concentrazione d'oro nella pirite stessa”.
La presenza abbondante del prezioso metallo, che oggi venerdì 10 luglio 2026 ha una valutazione di circa 115,50 Euro al grammo per l'oro puro (24 carati) e di circa 86 Euro per il più comune oro usato da 18 carati, come indicato sta attirando l'attenzione per lo sfruttamento economico, ovvero il possibile avvio dell'estrazione mineraria. Ma i campi idrotermali sono ecosistemi delicatissimi e unici, spesso associati a forme di vita non ancora classificate dalla scienza. Proprio in questi giorni sono state pubblicate le splendide immagini di un pesce abissale stranissimo e di altre creature avvistate durante una spedizione dello Schmidt Ocean Institute (SOI) su campi idrotermali nel cuore dell'Atlantico.
La distruzione di questi ecosistemi comporterebbe danni biologici, geologici ed ecologici significativi, tenendo presente che le fumarole nere e altre sorgenti degli abissi regolano importanti processi chimici immettendo minerali e fluidi caldissimi nell'acqua marina. Lo sfruttamento minerario della pirite potrebbe cancellare per sempre un campo idrotermale. Non c'è da stupirsi che precedenti tentativi di estrazione su siti analoghi, come quello tentato recentemente Papua Nuova Guinea, sono stati fortemente osteggiati dagli ambientalisti. Fino al 2030 diversi Paesi del Pacifico hanno firmato una moratoria per non sfruttare i campi idrotermali abissali per l'estrazione mineraria, ma non il Giappone. I dettagli della ricerca “SIMS discovers invisible gold in pyrite from the high-grade seafloor hydrothermal deposits in the Higashi-Aogashima knoll caldera, Izu-Ogasawara arc, Japan” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports.