Due parole scritte dai piloti che bombardarono Hiroshima mostrano gli effetti mostruosi delle armi nucleari

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La colonna di fumo e fuliggine si eleva da Hiroshima dopo il bombardamento degli americani. Credit: US Army/Hiroshima Peace Memorial Museum
Esattamente 97 minuti dopo aver sganciato la bomba atomica su Hiroshima, il navigatore dell’Enola Gay scrisse una frase sul registro di volo: “La nuvola è scomparsa”. Oggi, grazie a un nuovo studio, queste parole hanno assunto un nuovo e inquietante significato, aiutando gli scienziati a determinare una delle conseguenze più spaventose delle armi atomiche: l’inverno nucleare.

Ore 10:52 (fuso orario di Tinian, Isole Marianne Settentrionali) del 6 agosto 1945. Il bombardiere statunitense Boeing B-29 Superfortress soprannominato “Enola Gay” vola sull'Oceano Pacifico, dopo aver sganciato la prima bomba nucleare della storia su una città. Mentre Hiroshima brucia e decine di migliaia di innocenti vengono sterminati dalla più mostruosa arma concepita dall'essere umano, il navigatore Theodore Van Kirk scrive qualcosa sul registro di volo dell'aereo, in stampatello: “CLOUD GONE”, ovvero, la nuvola se n'è andata o è scomparsa. Questa frase, scritta esattamente 97 minuti dopo la spaventosa esplosione delle 08:15, non si riferisce al fungo atomico, bensì alla nuvola di fumo e fuliggine innescata dalla tempesta di fuoco (firestorm) che infuriava tra le vie della cittadina del Giappone sud-occidentale.

A seguito dell'esplosione di un'arma atomica, infatti, sì libera un calore estremo che dà vita a incendi devastanti in grado di propagarsi ovunque e congiungersi, bruciando edifici, alberi e infrastrutture, oltre a persone e animali. Questo processo innesca potenti correnti ascensionali che a loro volta generano immense colonne di fumo e cenere. Il navigatore Van Kirk si riferiva proprio a questa “nuvola”.

I ricercatori sono partiti da questa breve e apparentemente non significativa frase, nel contesto di un simile abominio, per determinare il potenziale rischio di un inverno nucleare a seguito di una guerra con armi atomiche. Pur non giungendo a una conclusione definitiva, gli autori dello studio sottolineano che sì, uno scontro nucleare fra superpotenze può effettivamente sfociare in un simile fenomeno, in grado di amplificare ulteriormente le già catastrofiche conseguenze delle detonazioni.

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Una replica della bomba nucleare Little Boy che ha devastato Hiroshima. Credit: US Atomic Energy Commission

A determinare che una guerra nucleare può sfociare in un inverno nucleare è stato un team di ricerca statunitense composto dai tre scienziati David M. Romps, Rusen Öktem e Zhenyu He del Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie dell'Università della California di Berkeley. Un inverno nucleare, in parole semplici, è un notevole abbassamento delle temperature innescato dalla fuliggine prodotta dai bombardamenti. Se queste colonne di particelle riescono a raggiungere la troposfera superiore o la stratosfera, infatti, non possono essere spazzate via dalle precipitazioni, restando sospese nel cielo per mesi o addirittura anni. Si crea così una sorta di schermatura per i raggi solari, che ha come dirette conseguenze un abbassamento significativo delle temperature, il crollo della fotosintesi delle piante e la relativa riduzione dei raccolti. Un fenomeno analogo può essere innescato da violente eruzioni vulcaniche, così come dall'impatto di un grande asteroide.

Gli scienziati ritengono che dopo l'Evento di Chicxulub, l'impatto di un asteroide di almeno 10 chilometri di diametro avvenuto 66 milioni di anni fa (alla fine del Cretaceo) in quella che è l'attuale Penisola dello Yucatan, diede vita proprio a un lunghissimo inverno da impatto, che bloccò la fotosintesi e porto alla morte di piante, erbivori e infine carnivori. Si calcola che circa il 75 percento delle specie animali e vegetali dell'epoca morì, compresi i dinosauri non aviani, per conseguenze dirette e indirette dell'apocalittico evento. Nel 1816 si verificò un altro tipo di “inverno” innescato da un'eruzione vulcanica, quella del Tambora avvenuta l'anno precedente, a causa del quale crollarono i raccolti, le temperature furono più basse e si diffuse una significativa crisi alimentare. Non a caso il 1816 è conosciuto come “l'anno senza estate.”

Ora, come indicato, i ricercatori sostengono che anche le nubi di fuliggine prodotte dai bombardamenti nucleari possono innescare un inverno nucleare, e questo effetto è stato determinato proprio partendo dalla frase “la nuvola se n'è andata” scritta da Theodore Van Kirk dopo l'esplosione di Little Boy, la bomba atomica da circa 15 chilotoni che ha devastato Hiroshima. Quando il navigatore scrisse quella frase, 97 minuti dopo l'esplosione, l'Enola Gay si trovava tra i 750 e i 764 chilometri da Hiroshima, a una quota di 7,4 chilometri (25.000 piedi). In un rapporto redatto dal generale Leslie Groves, si affermava che la nube determinata dalla tempesta di fuoco – il fungo atomico è decisamente più effimero – smise di essere visibile a causa della foschia e non per la curvatura terrestre. Combinando tutte queste informazioni, assieme alle condizioni atmosferiche di quel giorno e la rifrazione della luce nell'atmosfera, il dottor Romps e colleghi hanno applicato la fisica dei raggi luminosi ("ray optics") per determinare l'altezza minima raggiunta dalla sommità della nube. In sostanza, in base alla distanza dell'aereo, la nube avrebbe dovuto trovarsi a una certa quota in un determinato momento.

Attraverso sofisticate simulazioni, gli scienziati dell'Università della California hanno determinato che, con il 95% di confidenza, la sommità della nube sprigionata dalla tempesta di fuoco raggiunse almeno gli 11,3 chilometri, con un valore medio di 12,1 chilometri a circa 1 ora e 40 minuti dall'esplosione. Ciò significa che effettivamente la nube raggiunse l'alta troposfera. I ricercatori non sanno quanta di questa fuliggine raggiunse quella quota, ma il concetto è semplice: in caso di guerra nucleare tra superpotenze, la fuliggine sprigionata dalle molteplici tempeste di fuoco delle città bombardate potrebbe effettivamente oscurare il sole e innescare un inverno nucleare, sulla base di quanto stimato con l'esplosione di Hiroshima.

Si tratta di stime e la colonna sulla città giapponese potrebbe aver raggiunto quote sensibilmente più elevate; ciò che emerge dallo studio è la possibilità che una guerra nucleare possa davvero sfociare in questa ulteriore conseguenza, sempre che qualcuno sia ancora rimasto in vita per subirne le drammatiche conseguenze. I dettagli della ricerca “A Lower Bound on the Altitude of the Hiroshima Firestorm Plume From Ray Optics” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.

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