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24 Febbraio 2022
16:11

Dove sono i giacimenti di gas in Italia e quanto ne riusciamo a produrre da soli

L’Italia consuma oltre 75 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno, ma la produzione interna è estremamente ridotta. Ecco dove e quanti sono i giacimenti.
A cura di Andrea Centini
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Il precipitare della crisi in Ucraina, a seguito del massiccio attacco delle forze armate russe, avrà significative conseguenze sul piano geopolitico ed economico che, in questo momento, è ancora troppo presto da prevedere e valutare. Ciò che è certo è che la Russia è il principale fornitore di gas naturale per molti Paesi europei, Italia compresa, pertanto il blocco da parte della Germania del gasdotto russo Nord Stream 2 e le severissime sanzioni imposte dall'Unione Europea come conseguenza dell'azione militare si ripercuoteranno inevitabilmente sulla disponibilità e sul costo di questa preziosa risorsa energetica. Il prezzo del gas nelle ultime settimane è salito alle stelle parallelamente all'inasprirsi delle tensioni e ora, dopo lo scoppio del conflitto, risulta evidente che l'Italia molto probabilmente dovrà fare affidamento su altre fonti. Quelle interne, tuttavia, risultano ampiamente insufficienti per coprire il fabbisogno dello Stivale. Basti pensare che, in base agli ultimi dati del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), nel 2021 l'Italia ha estratto appena 3,34 miliardi di metri cubi di gas naturale, mentre il consumo è attestato a ben 76,1 miliardi di metri cubi. Ma dove sono i nostri giacimenti? E quanto potranno aiutarci in futuro?

Per rispondere a queste domande possiamo fare riferimento a un documento relativo al Pitesai, acronimo di Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. In base al rapporto, i principali giacimenti di gas in Italia si trovano nel Mar Adriatico, in particolar modo nella sua porzione settentrionale e centrale, innanzi alle coste dell'Emilia Romagna, delle Marche, dell'Abruzzo e del Molise. Significativi anche quelli presenti nel Canale di Sicilia. Non a caso due dei giacimenti su cui si punta molto per il prossimo futuro, Cassiopea e Argo, si trovano proprio in quest'area. In base a quanto recentemente dichiarato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani dovrebbero raggiungere la piena operatività nel 2024. Grazie a essi e ad altri giacimenti – come quelli al largo delle Marche e di Crotone – si stima che si arriverà a oltre 5 miliardi di metri cubi di gas estratti internamente. Saranno sicuramente utili a contenere almeno in parte l'aumento dei prezzi, ma le conseguenze della guerra in Ucraina potrebbero comunque determinare incrementi astronomici. E di certo 5 miliardi di metri cubi rappresentano una minima parte dell'enorme fabbisogno italiano.

Credit: MISE
Credit: MISE

In tutto, secondo gli ultimi dati del Pitesai, in Italia ci sono 1.298 pozzi produttivi di gas naturale. Fra essi in 514 sono classificati come “eroganti” e dunque vengono utilizzati per le estrazioni. Più di 750 sono invece “non eroganti”, che non significa che sono in disuso, ma semplicemente che non sono attivi. I pozzi possono passare da uno stato all'altro in base all'esaurimento, alla necessità di installare nuove tecnologie e simili. Gli ultimi 32 pozzi hanno invece scopi manutentivi, di “reiniezione e altro utilizzo”. La regione con più pozzi produttivi ed eroganti in assoluto è l'Emilia Romagna, con ben 187 installazioni tra giacimenti terrestri e zone marine; seguono la Toscana con 45; la Sicilia con 44; il Molise con 15; la Puglia e le Marche con 12; la Lombardia con 8; la Calabria con 7; la Basilicata con 6; e l'Abruzzo con 1.

Secondo le stime del MISE nel sottosuolo italiano ci sarebbero 350 miliardi di metri cubi di gas naturale, tra riserve già confermate che potenziali. Il dato certo si attesta tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi, praticamente quanto ne consumiamo in un solo anno. Alla fine del secolo scorso nel nostro Paese si estraevano fino a 20 miliardi di metri cubi di gas naturale l'anno, ma per molteplici ragioni questa cifra si è ridotta di un sesto ai giorni nostri. Si ipotizza che aggiornando i pozzi non eroganti e migliorando quelli già operativi si possa arrivare a 10 miliardi di metri cubi l'anno. È un incremento significativo, ma assolutamente insufficiente per le nostre necessità.

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