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Donna convive con un ago nel cervello da 80 anni, medici dopo la TAC: “Fu tentato infanticidio”

In Russia i medici hanno scoperto un ago di alcuni centimetri nel cervello di un’anziana dopo una TAC. La donna ha convissuto col pezzo di metallo per tutta la vita. Secondo i radiologi fu un atroce tentativo di infanticidio orchestrato dai genitori.
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A cura di Andrea Centini
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Credit: Ministero della Salute di Sachalin
Credit: Ministero della Salute di Sachalin

Dopo una TAC i medici hanno fatto una scoperta sconcertante nel cervello di una donna russa di 80 anni: vi hanno infatti trovato conficcato un ago lungo alcuni centimetri. Le immagini delle scansioni cerebrali sono state pubblicate su Telegram dal Ministero della Salute della regione di Sachalin (o Sakhalin), un oblast sito nell'Estremo Oriente della Federazione Russa che abbraccia l'isola di Sachalin e le isole Curili. Lo spesso ago è stato trovato nel lobo parietale dell'anziana, della quale non sono state diffuse le generalità.

L'aspetto più incredibile di questa scoperta è che la donna, nata nel 1943 in pieno conflitto mondiale, ha convissuto col pezzo di metallo conficcato nel cervello per tutta la vita. Secondo i medici si è infatti trattato di un tentativo di infanticidio fallito, orchestrato dai suoi genitori. Nell'ex Unione Sovietica, durante la Seconda Guerra Mondiale, non era un atto infrequente uccidere i figli appena nati. Per una terribile e inquietante ragione. Il cibo scarseggiava per tutti e un'altra bocca da sfamare non era sopportabile da molte famiglie. Così si procedeva con gli infanticidi dopo le nascite indesiderate. Un'altra agghiacciante conseguenza della guerra più atroce e sanguinosa della storia umana. Il Paese più colpito fu proprio l'ex Unione Sovietica, con circa 26 milioni di vittime: quasi 9 milioni di militari e oltre 17 milioni di civili. Molti di questi ultimi morirono proprio di fame e stenti durante le carestie.

Ma perché i genitori hanno tentato di uccidere la figlia appena nata con una specie di chiodo piantato nel cervello? La ragione è semplice: per nascondere le prove del proprio orrendo crimine. Gli aghi di alcuni centimetri venivano piantati nella fontanella, una zona morbida presente nel cranio dei neonati, che è non ancora saldato. Questo tessuto ha un duplice scopo: da una parte permettere un parto più agevole, dall'altro consentire la crescita del cervello durante i primi mesi di vita. Ci sono due fontanelle nei neonati; quella anteriore che si chiude entro un anno e mezzo di vita e quella posteriore, più che si sutura entro un paio di mesi dalla nascita. Dopo la chiusura del cranio non è possibile rilevare il frammento di metallo (se non attraverso un esame autoptico, naturalmente), quindi in molti all'epoca usavano proprio questo metodo cruento per sbarazzarsi dei figli indesiderati.

Nel caso della donna di 80 anni il piano è evidentemente fallito. I genitori, forse pentiti, non hanno ottenuto il risultato sperato e hanno continuato ad accudire la figlia, arrivata fino ai giorni nostri in salute. Curiosamente, infatti, ai medici ha detto di non aver mai sofferto di mal di testa nel corso della sua vita. I sanitari hanno deciso di non rimuovere l'ago poiché molto probabilmente avrebbe messo a repentaglio le sue condizioni. L'ago non rappresenta un pericolo e quindi viene solo tenuta sotto controllo.

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