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Cambiamenti climatici

Crisi climatica, come funziona la gigantesca batteria che l’Australia ha iniziato a costruire

L’Australia ha avviato la costruzione di un enorme parco batterie con la potenza finale di 1,2 GW. Sarà caricato da sole fonti rinnovabili e garantirà energia pulita a centinaia di migliaia di edifici e pubblici. La prima parte della colossale infrastruttura, basata su batterie Tesla, sarà pronta entro il 2025.
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A cura di Andrea Centini
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Render del Melbourne Renewable Energy Hub. Credit: Equis
Render del Melbourne Renewable Energy Hub. Credit: Equis
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Entro il 2025 l'Australia si doterà di uno dei più grandi e potenti parchi batterie del mondo, in grado di garantire una mostruosa potenza di 600 Megawatt (MW) / 1.600 MWh. Per rendersi conto della capacità del Melbourne Renewable Energy Hub (MREH), questo il nome assegnato alla “superbatteria”, basti sapere che può alimentare ben 200.000 case per 2 ore e mezza nei periodi più impegnativi per la rete elettrica. Ma si tratta solo della prima fase del progetto, dato che il parco batterie potrà essere espanso fino a garantire una potenza finale di 1,2 Gigawatt (1.200 Megawatt) per almeno 2.400 MWh. Come suggerisce il nome, l'imponente infrastruttura verrà costruita a Melbourne, nello Stato di Victoria. Più precisamente a Melton, in un terreno nella zona occidentale della città, dove alla fine di novembre 2023 è stato avviato il cantiere per gettare le fondamenta del progetto. A renderlo possibile una partnership tra la Commissione statale per l’elettricità (SEC) del governo di Victoria – che contribuisce con 245 milioni di dollari – e l'azienda Equis Renewables Australia, succursale della sede centrale a Singapore.

La prima parte della superbatteria, quella che dovrebbe essere completata entro il 2025, si baserà su tre complessi separati, ciascuno dei quali dotato di una batteria da 200 MW (una da quattro ore o 800 MWh di potenza e due da due ore o 400 MWh). Come specificato da reneweconomy l’accordo sottoscritto dai due partner commerciali prevede che i componenti delle batterie da 400 MWh saranno di proprietà per il 70 percento di Equis e per il 30 percento della SEC, mentre la batteria da 800 MWh avrà una proprietà praticamente a metà (51 percento Equis e 49 percento SEC).

L'infrastruttura australiana avrà come unità di base le batterie Tesla Megapack Batery Energy Storage Systems (BESS), simili a quelle impiegate per costruire il Kapolei Energy Storage (KES) a Kapolei sull'isola di Oahu, alle Hawaii. Ciascun Tesla Megapack è un grande accumulatore di energia in grado di immagazzinare fino a 3,9 megawattora (Mwh), una batteria agli ioni di Litio pesante 23 tonnellate e leggermente più piccola dei container standard. Alle Hawaii la struttura finale si comporrà di 158 Tesla Megapack, per un totale di oltre 560 MWh di potenza. L'infrastruttura australiana sarà decisamente più grande e potente, dato che nel sua fase finale potrà contare su ben 444 Tesla Megapack, per un totale di 1.600 MWh. La capacità complessiva sarebbe di 1.720 MWh, ma come spiegato da reneweconomy i punti di connessione fanno scendere il computo finale a 1.600 MWh.

L'installazione di una simile infrastruttura in Australia è considerata fondamentale per sopperire (in parte) alla futura chiusura della centrale elettrica a carbone Loy Yang A che fornisce 4,5 GW di potenza. Lo stop è previsto per il 2035. Il Melbourne Renewable Energy Hub è solo una delle iniziative virtuose messe in piedi dal governo australiano per raggiungere i fondamentali obiettivi sulle energie rinnovabili entro il 2030. La superbatteria, infatti, sarà collegata alla rete di parchi eolici e solari, immagazzinando continuamente enormi quantità di energia verde da distribuire a centinaia di migliaia di edifici privati e pubblici.

Il taglio delle emissioni di CO2 e degli altri gas a effetto serra (come il metano) legate ai combustibili fossili è considerato di fondamentale importanza per combattere il cambiamento climatico e raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica – lo “zero netto” – entro il 2050. Senza questi passi concreti verso le fonti rinnovabili, secondo le stime degli scienziati, saremo condannati a un mondo più caldo di 2,7 °C rispetto all'epoca preindustriale entro la fine del secolo, con conseguenze catastrofiche sull'ambiente e sull'intera umanità. Al momento, tuttavia, secondo una recente ricerca dell'ONU non stiamo tagliando i combustibili fossili, ma li stiamo raddoppiando.

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