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Covid 19

Covid, gli estratti di due piante inibiscono il coronavirus: venivano usate dai nativi americani

Gli estratti ottenuti dalla verga d’oro alta e dalla felce aquilina, due piante selvatiche originarie del Nord America, impediscono al coronavirus SARS-CoV-2 di entrare nelle cellule umane e scatenare la Covid.
A cura di Andrea Centini
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Apre su verga d'oro alta. Credit: wikipedia
Apre su verga d'oro alta. Credit: wikipedia
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Gli estratti di due piante selvatiche sono efficaci contro il coronavirus SARS-CoV-2, il patogeno responsabile della pandemia di COVID-19. Nello specifico si tratta della verga d'oro alta (Solidago altissima) e della felce aquilina (Pteridium aquilinum), entrambe originarie del Nord America e impiegate come piante officinali – cioè usate per farne medicinali – dai nativi americani. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di farmaci innovativi contro il patogeno respiratorio, che dall'inizio della pandemia, ormai 3 anni fa, ha causato la morte di quasi 7 milioni di persone e ne ha infettate oltre 670 milioni, sulla base dei dati ufficiali (che sono considerati un'ampia sottostima).

Bosco di felce aquilina. Credit: wikipedia
Bosco di felce aquilina. Credit: wikipedia

A determinare l'efficacia degli estratti di verga d'oro alta e felce aquilina contro il virus che causa la Covid è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Università Emory di Atlanta, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Giardino botanico del Missouri e del Jones Center di Ichauway. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Cassandra L. Quave, docente presso il Dipartimento di Dermatologia e Centro per lo Studio della Salute Umana dell'ateneo statunitense, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver testato numerosi composti ed estratti botanici ospitati nella “Quave Natural Product Library”, una biblioteca con migliaia di derivati di piante e funghi provenienti da tutto il mondo.

verga d'oro alta. Credit: Tharanga Samarakoon
verga d'oro alta. Credit: Tharanga Samarakoon

Per lo studio contro il coronavirus SARS-CoV-2 hanno valutato la capacità di 1867 estratti e 18 composti di bloccare il legame tra la proteina Spike o S del patogeno e il recettore ACE-2 sulle cellule umane. La prima è il “grimaldello biologico” che permette al coronavirus di agganciarsi alle cellule e invaderle, il secondo è il punto di attacco. In parole semplici, sono come una chiave e la sua serratura. Se si riesce a impedire questo legame, si evita l'infezione e tutte le conseguenze potenzialmente fatali della COVID-19. La professoressa Quave e i colleghi hanno identificato oltre 300 estratti derivati da 188 specie di funghi e piante con una capacità superiore o uguale al 50 percento di inibire l'accesso alle cellule della proteina Spike. Dopo aver rimosso quelli noti per essere tossici nei mammiferi e quelli cardiotossici, i ricercatori hanno determinato che le due piante più efficaci nel contrastare il SARS-CoV-2 erano proprio la verga d'oro alta e la felce aquilina. Gli autori dello studio sottolineano che gli estratti efficaci si trovano solo in piccolissime concentrazioni nelle due piante (ad esempio nei rizomi della felce), pertanto non devono essere assolutamente utilizzate come “cura fai da te”, soprattutto la felce aquilina che è notoriamente tossica.

La prima autrice dello studio Caitlin Risener con la verga d'oro alta appena raccolta. Credit: Tharanga Samarakoon
La prima autrice dello studio Caitlin Risener con la verga d'oro alta appena raccolta. Credit: Tharanga Samarakoon

Per determinare l'efficacia degli estratti, la professoressa Quave e i colleghi hanno condotto i test iniziali in capsule di Petri con surrogati del coronavirus SARS-CoV-2 (chiamati VLP) e cellule umane modificate per sovraesprimere il recettore ACE-2, verificando la capacità di inibizione virale attraverso l'emersione di una fluorescenza. Successivamente hanno condotto gli esperimenti con vere particelle del patogeno pandemico in un laboratorio di massima biosicurezza. Hanno dimostrato che gli estratti erano in grado di ostacolare efficacemente diverse varianti del virus, tra le quali Alpha, Delta e Gamma. Naturalmente siamo ancora lontanissimi dal poter parlare di nuovi farmaci anti Covid, ma i risultati dell'indagine sono molto promettenti.

“È molto presto nel processo, ma stiamo lavorando per identificare, isolare e aumentare le molecole dagli estratti che hanno mostrato attività contro il virus. Una volta isolati i principi attivi, abbiamo in programma di testare ulteriormente la loro sicurezza e il loro potenziale a lungo raggio come medicinali contro la COVID-19”, ha dichiarato la professoressa Quave in un comunicato stampa. “Le piante hanno una tale complessità chimica che gli esseri umani probabilmente non potrebbero immaginare tutti i composti botanici che aspettano di essere scoperti”, le ha fatto eco la dottoressa Caitlin J. Risener, prima autrice dello studio. “Il vasto potenziale medicinale delle piante sottolinea l'importanza di preservare gli ecosistemi”, ha chiosato la scienziata. I dettagli della ricerca “Botanical inhibitors of SARS-CoV-2 viral entry: a phylogenetic perspective” sono stati pubblicati su Scientific Reports.

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