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Olimpiadi Invernali 2026

Cos’è questa storia degli atleti che si iniettano acido ialuronico nel pene per saltare meglio

Alcuni media ipotizzano che alcuni atleti del salto con gli sci usino iniezioni di acido ialuronico nel pene e altri trucchi per aumentare artificiosamente la circonferenza inguinale e ottenere tute più larghe, migliorando la portanza (e quindi fare salti più lunghi). È il cosiddetto “penisgate”. FIS e WADA negano l’esistenza di prove, ma studi mostrano che la taglia della tuta incide realmente sulle prestazioni.
A cura di Andrea Centini
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Un atleta impegnato nel salto con gli sci. Credit: iStock
Un atleta impegnato nel salto con gli sci. Credit: iStock
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Un articolo pubblicato a fine gennaio sul giornale tedesco Bild ha innescato il cosiddetto “penisgate”, una vicenda grottesca e surreale che vedrebbe coinvolti gli atleti del salto con gli sci, disciplina presente anche alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 attualmente in corso. Proprio in questi giorni il caso è esploso, coinvolgendo direttamente anche l'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), che ha avviato un'indagine ad hoc per le opportune verifiche. In parole semplici, stando alle indiscrezioni della Bild e di altri quotidiani della stampa internazionale, alcuni atleti si inietterebbero acido ialuronico o paraffina nel pene al fine di aumentarne le dimensioni e ottenere un vantaggio sulla taglia delle tute. Più sono larghe, infatti, migliore è la portanza che permette di allungare la planata (ci torneremo a breve) e quindi guadagnare metri. Ciò può fare una differenza sostanziale tra la vittoria e la sconfitta in una gara. Proprio per questo i controlli sulle tute degli atleti sono rigidissimi. Aumentare artificiosamente le dimensioni del pene può dunque far ottenere tute leggermente più larghe, ma sufficienti a garantire un ingiustificato vantaggio durante il salto.

Nei giorni scorsi, come riportato da ESPN, è intervenuta sulla questione la Federazione Internazionale di Sci (FIS), che regolamenta anche lo spettacolare sport del salto. In un'intervista alla Associated Press il portavoce dell'organizzazione Bruno Sassi ha dichiarato che si tratta soltanto di voci infondate iniziate a circolare qualche settimana fa. “Non c'è mai stata alcuna indicazione, né tantomeno prova, che un concorrente abbia mai fatto uso di un'iniezione di acido ialuronico per cercare di ottenere un vantaggio competitivo”, ha affermato Sassi. Secondo la Bild, tuttavia, oltre alle sopracitate iniezioni, alcuni atleti avrebbero usato guaine per il pene o applicato argilla nella biancheria intima per aumentare le dimensioni della zona inguinale. Sebbene si tratti solo di voci, il Guardian evidenzia che, in occasione dei Mondiali di sci del 2025, due atleti (medagliati olimpici) e tre membri dello staff della Norvegia sono stati squalificati per aver manomesso le cuciture delle tute proprio all'altezza del cavallo. Quindi non ci sarebbe da stupirsi che atleti antisportivi possano addirittura arrivare a fare iniezioni (potenzialmente molto pericolose per la salute) e usare altri metodi sleali per far crescere le dimensioni dei genitali e ottenere tute più larghe.

A dimostrare che non siamo di fronte a una fesseria pruriginosa ma a un potenziale doping alternativo vi è un recente studio condotto in due parti e pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers. Nella prima parte dello studio, chiamata “Influence of suit size and air permeability on performance in ski jumping. Part I: wind tunnel measurements”, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Facoltà di Scienze dello Sport e della Salute dell'Università di Jyväskylä (Finlandia) ha condotto alcuni test nella galleria del vento, dimostrando che la taglia della tuta influenza sensibilmente le prestazioni aerodinamiche. È stato determinato che per ogni 2 centimetri di circonferenza in più la resistenza aerodinamica veniva ridotta del 4 percento e la portanza aumentava del 5 percento. Ciò si traduceva in un salto più lungo di ben 5,8 metri tra una taglia di tuta e l'altra, prendendo come riferimento un salto simulato di 130 metri. Più è grande la tuta, infatti, più aumenta la “superficie alare” e di conseguenza anche la portanza, ovvero la forza che un fluido – come l'aria – esercita su un corpo in movimento (come il corpo dell'atleta o un aereo) spingendolo verso l'alto. Se aumenta la portanza, migliora anche il tempo di planata del corpo, che resta più a lungo in aria. Differenze minime si riflettono in diversi metri di vantaggio, quindi è inevitabile che in uno sport olimpico professionistico le dimensioni delle tute siano strettamente regolamentate.

A confermare quanto emerso nel primo studio vi è anche la seconda parte della ricerca, chiamata “The Influence of Suit Size on Performance in Ski Jumping (Part II: Field Measurements)” e guidata da ricercatori dell'Università Norvegese di Scienza e Tecnologia. In questo caso sono stati usati tre tipi di tuta: una che rispetta le normative vigenti (+4 centimetri rispetto alla circonferenza del corpo); una 2 centimetri più grande e una 2 centimetri più piccola. Analizzando i risultati di oltre 100 salti, è stato determinato che la taglia più grande comportava un vantaggio di 3,2 metri per ogni centimetro guadagnato, ovvero +11,5 punti di media per taglia. In sostanza, le dimensioni della tuta migliorano a tal punto la portanza da rappresentare un vantaggio sleale in caso di manomissione. In un'intervista al Guardian il direttore della WADA Olivier Niggli ha affermato di non essere a conoscenza dei dettagli su come sia possibile migliorare le prestazioni del salto con gli sci, ma nel caso in cui dovesse emergere qualcosa “prenderemmo in considerazione qualsiasi cosa effettivamente correlata al doping”. Alterare le dimensioni dei genitali per ottenere tute più larghe rientra infatti nei comportamenti antisportivi perseguibili dalla WADA; il doping, infatti, non riguarda esclusivamente le sostanze proibite.

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