Bir Tawil, la terra che nessuno vuole: il nodo tra Sudan ed Egitto legato al Triangolo di Hala’ib

Esiste una terra che nessuno vuole, perché rivendicarla significa perdere qualcosa di più importante. Si chiama Bir Tawil, un’area di circa 2.000 chilometri quadrati di deserto tra Sudan ed Egitto, e rappresenta uno dei casi geopolitici più insoliti del pianeta. Qui non ci sono città, strade o infrastrutture. Eppure, per quanto sembri una regione isolata e difficile da raggiungere, non è affatto vuota. “Un popolo chiamato Ababda è presente in quella zona almeno dai tempi dell’Impero Romano” osserva il ricercatore Dean Karalekas, che ha visitato Bir Tawil nel 2020. La presenza di queste comunità nomadi è antica e continua, anche se sfugge alle mappe ufficiali.
Accanto a loro, oggi, si muove un’attività meno visibile ma concreta: quella mineraria. “Siamo rimasti sorpresi dal livello di sviluppo raggiunto, con accampamenti permanenti e carovane di camion pieni di lavoratori” racconta ancora Karalekas. L’oro, estratto in questa regione fin dai tempi dei faraoni, attira cercatori indipendenti e operazioni più strutturate, con macchinari e impianti improvvisati nel deserto. Attorno a queste attività nascono piccoli insediamenti: baracche di lamiera, negozi essenziali, cambiavalute e perfino una cabina telefonica, organizzati lungo quella che lo studioso definisce “una trafficata via principale”.
E poi ci sono i segni più insoliti della presenza umana: le bandiere. Piantate da visitatori occasionali, aspiranti “fondatori” di micro-nazioni o semplici avventurieri, raccontano un’altra dimensione di Bir Tawil. Un luogo che, proprio perché apparentemente senza padrone, continua ad attirare chi prova a dargliene uno.
Ma il punto non è chi la vuole. È perché nessuno Stato la reclama davvero. In un mondo in cui anche territori minuscoli diventano motivo di tensione, Bir Tawil resta fuori da ogni disputa ufficiale. Non perché non abbia valore, ma perché rivendicarla comporterebbe una rinuncia ben più grande: quella al Triangolo di Hala’ib, una zona strategica sul Mar Rosso, ricca di risorse e molto più ambita da Sudan ed Egitto.

Bir Tawil: il motivo per cui Sudan ed Egitto non la rivendicano
Per capire perché Bir Tawil non venga rivendicata da Sudan ed Egitto, bisogna tornare alla fine dell’Ottocento, quando l’area era sotto il controllo britannico. In quegli anni vennero tracciati due diversi confini: uno politico, nel 1899, lungo il 22° parallelo, e uno amministrativo nel 1902, che in parte seguiva la distribuzione delle popolazioni locali e le rotte tribali.
Il primo assegnava Bir Tawil all’Egitto, il secondo al Sudan. E qui nasce il nodo. Per rivendicare Bir Tawil, ogni paese dovrebbe dovuto accettare una versione del confine che automaticamente escludeva il Triangolo di Hala’ib. In altre parole, reclamare quella terra significava rinunciare a qualcosa di molto più importante.
“Quando Sudan ed Egitto diventarono indipendenti, entrambi scelsero la versione del confine che assegnava loro Hala’ib” spiega il giornalista Jonn Elledge nel suo libro A History of the World in 47 Borders. E questa scelta ha una conseguenza inevitabile: lasciare Bir Tawil fuori da ogni rivendicazione ufficiale.
Oggi la situazione riflette esattamente questa logica. L’Egitto controlla di fatto il Triangolo di Hala’ib e sostiene il confine del 1899, che colloca Bir Tawil in territorio sudanese. Il Sudan, invece, rivendica il confine del 1902 per rafforzare la propria posizione su Hala’ib, escludendo a sua volta Bir Tawil.
Il risultato è un’anomalia rara: una terra che esiste, abitata e attraversata, ma che nessuno Stato riconosce come propria. E che, come osservano diversi studiosi, non è una “terra di nessuno”, ma piuttosto una terra che nessuno può permettersi di volere.