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Occhio del Sahara, nuova foto NASA: rivela i processi geologici della struttura visibile dallo spazio

Una nuova immagine della NASA mostra l’Occhio del Sahara con una definizione che evidenzia la sua struttura circolare e gli strati concentrici. Dallo spazio emergono chiaramente i segni dell’erosione che ne hanno modellato la forma.
A cura di Valeria Aiello
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L’Occhio del Sahara nella nuova foto diffusa dalla NASA: un mosaico dei immagini catturate satelliti Landsat 9 e 8 (5–6 marzo 2026) che mostra la struttura circolare sull’altopiano della Mauritania. Crediti: NASA Earth Observatory / Lauren Dauphin
L’Occhio del Sahara nella nuova foto diffusa dalla NASA: un mosaico dei immagini catturate satelliti Landsat 9 e 8 (5–6 marzo 2026) che mostra la struttura circolare sull’altopiano della Mauritania. Crediti: NASA Earth Observatory / Lauren Dauphin

L’Occhio del Sahara, noto scientificamente come Struttura di Richat, è protagonista di una nuova foto diffusa dall’Earth Observatory della NASA. Dallo spazio, la sua forma circolare emerge con grande chiarezza, mostrando gli anelli concentrici modellati da milioni di anni di processi geologici. Situata nell’altopiano di Adrar, nella Mauritania settentrionale, la struttura si inserisce in regione desertica che conserva le tracce di una lunga storia umana. Come spiegato dalla NASA, l’area è disseminata di strumenti in pietra del Paleolitico, pitture rupestri neolitiche e resti di antiche città carovaniere. Allo stesso tempo, il paesaggio è stato profondamente trasformato da forze naturali: il vento ha scolpito dune e altipiani, mentre antichi corsi d’acqua hanno inciso valli e letti fluviali oggi prosciugati.

Vista dall’alto, è però la Struttura di Richat a dominare la scena. Con un diametro di circa 40 chilometri, questa formazione geologica si distingue per una serie di creste concentriche ben visibili anche dallo spazio. Il suo aspetto, simile a un enorme occhio, è ciò che le ha valso il nome con cui è conosciuta oggi. La sua notorietà si deve anche alle immagini scattate dagli astronauti Ed White e James McDivitt durante la missione Gemini IV.

Occhio del Sahara è una cupola geologica modellata dall’erosione

Per lungo tempo si è pensato che questa struttura fosse il risultato dell’impatto di un meteorite, ipotesi plausibile considerando la sua forma circolare. Tuttavia, come chiarito dagli studi geologici citati anche dalla NASA, l’Occhio del Sahara ha un’origine completamente diversa.

Si tratta infatti di una cupola geologica profondamente erosa, formata in seguito al sollevamento delle rocce sopra un’intrusione sotterranea di materiale igneo. In pratica, le forze interne della Terra hanno spinto verso l’alto gli strati rocciosi, creando una struttura rialzata che, nel tempo, è stata progressivamente consumata dagli agenti esterni.

Il ruolo decisivo è stato giocato dall’erosione differenziale. I diversi tipi di roccia presenti nella cupola — alcuni più resistenti, altri più friabili — si sono consumati a velocità diverse. Questo processo ha portato alla formazione delle caratteristiche creste circolari, note come cuestas, che oggi definiscono l’aspetto della struttura.

Anche i colori visibili dall’alto raccontano questa storia geologica: le tonalità arancioni e grigie riflettono la presenza di rocce sedimentarie e ignee, evidenziando la complessità dei processi che hanno modellato l’area nel corso di milioni di anni.

Ciò che oggi appare come una serie di anelli quasi perfetti nel deserto non è quindi una struttura generata da un singolo evento, ma il risultato di una lunga evoluzione geologica. L’Occhio del Sahara rappresenta uno degli esempi più chiari di come il tempo, combinato con le forze naturali, possa trasformare una struttura originariamente sollevata in un paesaggio unico, leggibile persino dallo spazio.

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