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Anziano a chi? Uno studio spiega come è cambiata la percezione della vecchiaia

Per chi è nato nel 1911 la vecchiaia cominciava a 71 anni, mentre per i nati nel 1956 si diventa anziani a 74 anni. A cambiare l’idea che abbiamo della terza età ci sono il genere, lo stato di salute ma anche l’invecchiamento stesso.
A cura di Velia Alvich
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I 30 anni sono i nuovi 20. E i 50 sono i nuovi 30. Più passa il tempo e più ci convinciamo che il periodo della giovinezza si allunghi. Viaggi, attività mondane, ma anche le tappe della vita si spostano ogni anno un poco più in là. Non è solo un modo di dire. Secondo un team di ricerca che unisce l'americana Stanford, le università tedesche Humboldt e di Greifswald, e l'università del Lussemburgo, la percezione della vecchiaia si sta muovendo sempre più avanti. Adesso possiamo anche dire che i 70 sono i nuovi 50.

Quando inizia la vecchiaia secondo le diverse generazioni

Uno studio cominciato nel 1996 che in quasi trent'anni ha coinvolto 14.056 cittadini tedeschi. Il primo gruppo di soggetti era nato fra il 1911 e il 1974, ma nel corso del tempo sono stati intervistati nuovi gruppi di persone che, anno dopo anno, sono entrati nella fascia di età d'interesse per la ricerca, cioè quella compresa fra i 40 e i 100 anni.

La domanda che i ricercatori hanno fatto ai soggetti è semplice: a quale età si può definire una persona come "anziana"? La risposta, come si può capire, variava a seconda dell'anno di nascita dell'intervistato. Per esempio, le persone nate nel 1931, all'età di 65 anni indicavano i 74enni come anziani. Chi è nato tredici anni più tardi, all'età di 65 anni indicava i 75 anni come inizio della vecchiaia, spostando quindi il limite di un anno rispetto all'altro gruppo di età. E secondo le ricostruzioni, per i nati nel 1911 il primo anno da anziano cominciava a 71 anni.

Guardando i dati nel complesso, gli studiosi hanno notato una sostanziale uniformità fra le diverse fasce di età: hanno dato risposte tutto sommato simili quelli nati fra il 1911 e il 1935, fra il 1936 e il 1951 e infine fra il 1952 e il 1974. Ma la percezione della vecchiaia non è un confine stabile.

Spostare il limite della vecchiaia quando si diventa anziani

Considerando che lo studio è durato oltre due decenni, i ricercatori hanno potuto osservare anche il cambiamento nella percezione dell'età anziana. Con l'invecchiamento dei soggetti di ricerca, infatti, veniva spostato in avanti l'inizio della vecchiaia. In media, ogni quattro anni il limite veniva spostato un anno in avanti. Così, per esempio, chi a 64 aveva indicato la terza età a 74 anni, non appena raggiunto questo numero di candeline spostava in avanti il limite a 77 anni. O almeno, così funziona per le generazioni "più giovani". Quelli nati all'inizio del Novecento, invece, spostavano il confine con la vecchiaia in media di un solo mese.

A cambiare la percezione, però, non c'è solo l'anno di nascita e l'invecchiamento stesso delle persone, ma anche altri fattori come per esempio il genere: le donne fanno cominciare l'anzianità più avanti rispetto agli uomini. Invece, chi vive un generale solitudine o uno stato di salute precario tende ad abbassare il limite. Gli scienziati però ammettono che non è stato preso in considerazione un fattore che potrebbe cambiare i risultati dello studio: in società o culture diverse da quella tedesca e in generale occidentale la vecchiaia potrebbe essere percepita in maniera totalmente diversa.

Sulle ragioni della variazione nella percezione della vecchiaia, non c'è una risposta definitiva ma alcune ipotesi. "Non è chiaro se la tendenza a posticipare l'inizio della terza età rifletta una visione più ottimistica dell'invecchiamento", si legge nello studio, "oppure, al contrario, se derivi dal considerare la vecchiaia uno stato indesiderabile da rimandare il più possibile".

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