3I/ATLAS ricco di deuterio, Avi Loeb: “Se colpito può diventare un’immensa bomba atomica naturale”

Il fisico e astronomo dell'Università di Harvard Avi Loeb ha calcolato che, alla luce della grande quantità di deuterio presente all'interno di 3I/ATLAS, è possibile trasformare l'oggetto interstellare in una gigantesca bomba termonucleare naturale. Chiaramente un'operazione del genere, seppur teoricamente fattibile, non avrebbe nulla a che fare con scopi bellici, anche perché la potenza sprigionata sarebbe 200.000 volte superiore a quella della famigerata Bomba Tsar da 50 megatoni fatta esplodere dall'ex Unione Sovietica (l'arma atomica più potente mai innescata). L'idea del professor Loeb si inserisce invece nel contesto della difesa planetaria. Lo scienziato, infatti, si è domandato se fosse possibile distruggere un oggetto come 3I/ATLAS nel caso in cui dovesse puntare la Terra. La risposta è sì, almeno in linea teorica, tuttavia lo sconsiglierebbe caldamente in virtù dell'immane energia che ciò sprigionerebbe. Far esplodere una cosa del genere nel nostro quartiere galattico, infatti, potrebbe avere conseguenze impreviste e catastrofiche.
Il calcolo dell'astrofisico è legato ad alcune ricerche che hanno riscontrato una significativa presenza di deuterio in 3I/ATLAS. Il deuterio, in parole semplici, è un isotopo stabile dell'idrogeno, caratterizzato dalla presenza di un neutrone e un protone nel nucleo (l'idrogeno non ha il neutrone). Il deuterio è pesante il doppio rispetto all'idrogeno e fonde più facilmente, per questo gioca un ruolo significativo nelle reazioni di fusione nucleare, sia quelle naturali nel cuore delle stelle che quelle artificiali indotte nelle armi atomiche. Entro i prossimi decenni gli scienziati sperano di riuscire a controllare una simile reazione per produrre enormi quantità di energia pulita. Ma torniamo al deuterio in 3I/ATLAS.
Un recente studio condotto da scienziati dell'Università del Michigan, basato sull'analisi dei dati raccolti dall'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) appena sei giorni dopo il passaggio al perielio di 3I/ATLAS, ha determinato che l'oggetto interstellare ha un contenuto di acqua semi-pesante o deuterata – composta da un atomo di idrogeno, uno di deuterio e uno di ossigeno – 30 volte superiore a quello delle comuni comete che attraversano il Sistema solare e 40 volte maggiore di quello negli oceani della Terra. Ciò indica che 3I/ATLAS si è originata in un sistema stellare decisamente più freddo del nostro. Precedenti indagini avevano rilevato rapporti tra deuterio e idrogeno insolitamente elevati, “con un atomo di deuterio ogni 100 atomi di idrogeno nell'acqua e un atomo di deuterio ogni 30 atomi di idrogeno nella molecola organica del metano”, ha spiegato Avi Loeb nel suo articolo pubblicato su Medium. Nel caso del metano, la frazione D/H pari al 3,3% “è mille volte superiore al valore cosmico medio riscontrato altrove nell'Universo”, ha aggiunto l'astrofisico.
Date queste concentrazioni di deuterio insolitamente elevate nel nucleo di 3I/ATLAS, ad Avi Loeb è tornata in mente l'idea del dottor Edward Teller a seguito dell'impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 contro Giove avvenuto nel 1994. Lo scienziato, ipotizzando uno scenario del genere ma con la Terra al posto del gigante gassoso, si è chiesto se fosse possibile proteggere il nostro pianeta lanciando contro una cometa simile una testata nucleare con una potenza di 1 Gigatone (quanto l'energia cinetica di un asteroide di 1 chilometro). Loeb ha spostato questa teoria su 3I/ATLAS, calcolando se fosse possibile distruggerlo con un ordigno di questa potenza. La risposta è sì.
Avi Loeb ipotizza che l'oggetto interstellare colpito da una testata nucleare del genere verrebbe disintegrato in 1 centesimo di secondo, trasformandosi in un'immensa bomba termonucleare naturale. Tutto sarebbe legato al fatto che la detonazione innescherebbe un rilascio di energia autosostenuto, facendolo propagare fino alla completa disintegrazione dell'oggetto. “Si forma un'onda di detonazione che rilascia energia sufficiente a bruciare nuovo combustibile mentre si propaga”, spiega Avi Loeb, aggiungendo che l'energia rilasciata “mantiene il fronte di detonazione fino a raggiungere la superficie e distrugge l'intero oggetto nell'esplosione.”
Durante il Progetto Manhattan, il programma che ha portato alla realizzazione della prima bomba atomica, si ipotizzò che il rilascio di energia dell'esplosione avrebbe potuto innescare una reazione a catena in grado di distruggere l'intera atmosfera o gli oceani della Terra, un timore poi scongiurato da calcoli sulla perdita radiativa. Ma per un oggetto come 3I/ATLAS sarebbe diverso e un ordigno atomico da 1 gigatone sarebbe effettivamente in grado di distruggerlo, secondo Avi Loeb. Questo, tuttavia, non sarebbe comunque l'approccio migliore per la difesa planetaria, alla luce dei rischi legati all'enorme quantità di energia rilasciata dall'esplosione di una bomba termonucleare con una massa di almeno 160 milioni di tonnellate nel nostro angolo di spazio.