3I/ATLAS, Avi Loeb e Scarmato: “C’è un legame tra i getti e l’accelerazione non gravitazionale”. Il nuovo studio

Gli astrofisici Avi Loeb e Toni Scarmato hanno pubblicato un nuovo articolo su 3I/ATLAS, nel quale hanno analizzato a fondo il legame tra i tre getti simmetrici – posti a 120° di distanza l’uno dall’altro – e l’accelerazione non gravitazionale dell’oggetto interstellare. In sostanza, è stato determinato che la geometria di queste emissioni è effettivamente in grado di spiegare la deviazione della traiettoria di 3I/ATLAS prevista dalla sola gravità. Se fossimo di fronte a un oggetto tecnologico, la disposizione simmetrica dei getti, insieme al contributo della gigantesca anti-coda, rappresenterebbe un sistema “3+1” sufficiente per stabilizzarne la traiettoria, come evidenziato da un recente studio del dottor Bo Andree.
La nuova analisi dei due esperti, naturalmente, non conferma la natura tecnologica (o naturale) del visitatore interstellare, ma aggiunge un tassello prezioso per comprenderne meglio dinamica e caratteristiche. Il tutto attraverso una chiave di lettura aperta e libera da preconcetti, che non si preclude alcuna possibilità, sebbene per la maggior parte della comunità scientifica ci troviamo senza alcun dubbio di fronte a una cometa aliena. Ricordiamo che la peculiare disposizione dei tre getti era emersa a seguito dell’elaborazione delle immagini raccolte dal Telescopio Spaziale Hubble a metà gennaio 2026, grazie al filtro Larson Sekanina Rotational Gradient applicato dal dottor Scarmato. Fin dall’inizio, la significativa simmetria è apparsa come un elemento rilevante, alla luce del fatto che, nelle comete naturali, queste emissioni sono provocate dal degassamento delle sacche di ghiaccio che sublimano sotto l’effetto del calore solare.
Nel nuovo studio, Scarmato e Avi Loeb si sono concentrati sulle immagini catturate da Hubble negli ultimi cinque mesi, dopo il passaggio al perielio dell’oggetto interstellare. È stato dimostrato che i flussi di gas e polvere rilevati nelle immagini hanno indotto un effetto razzo “che ha determinato l’accelerazione non gravitazionale osservata di 3I/ATLAS”, ha spiegato il professor Loeb dell’Università di Harvard nel suo ultimo articolo pubblicato su Medium. Nel lavoro condotto con l’astrofisico calabrese, l’obiettivo era trovare il collegamento fisico tra i getti (chiamati Jet1, Jet2 e Jet3 per comodità) e le tre componenti dell’accelerazione non gravitazionale: A1 radiale, A2 trasversale, A3 normale. Dalle analisi è stato determinato che le posizioni angolari misurate alla fine di novembre 2025 erano di 65° per Jet1, 290° per Jet2 e 175° per Jet3. Per Jet2 è stata osservata un’oscillazione periodica di circa 20°, coerente con la rotazione del nucleo, spiegano gli autori dello studio. In precedenza era stato dimostrato che l’intero sistema dei getti ruotava con un periodo di 7,2 ore e un’escursione angolare di circa 20 gradi. L’asse di rotazione di 3I/ATLAS, inoltre, “è allineato con la direzione verso il Sole entro circa 20 gradi”, evidenzia Avi Loeb.

I due ricercatori hanno calcolato i vettori RTN (radiale, trasversale e normale) dal moto eliocentrico dell’oggetto interstellare e li hanno proiettati sul piano del cielo, confrontandoli con gli angoli dei getti. Hanno anche stimato la spinta attraverso la fotometria HST, tenendo conto di varie incertezze. Incrociando tutti i dati, è emerso che il secondo getto (Jet2) è quello principalmente responsabile dell’accelerazione trasversale, mentre Jet3 è debolmente legato alla componente normale. Jet1, invece, non ha un contributo dominante e risulta marginale nella spinta complessiva. I risultati confermano l’associazione tra l’accelerazione non gravitazionale e il ruolo propulsivo dei getti, con una predominanza del Jet2. “La configurazione simmetrica di tre getti più il getto anti coda solleva la questione se possano costituire un sistema tecnologico progettato per stabilizzare la traiettoria di 3I/ATLAS”, evidenzia Avi Loeb su Medium, citando poi l’analisi del dottor Bo Andree, nella quale viene spiegato che questo sistema 3+1 può essere sufficiente per stabilizzare la traiettoria di un oggetto tecnologico.
“I tre getti secondari permettono una manovrabilità continua nel piano orbitale, mentre il getto principale fornisce il controllo dell’assetto: quando il corpo ruota, la direzione della coppia generata dal getto principale si sposta in modo prevedibile durante il ciclo di rotazione, consentendo una manovra fuori dal piano tramite accensioni programmate in fase. Questo mette in evidenza la domanda fondamentale: il sistema di getti 3+1 osservato attorno a 3I/ATLAS è una firma tecnologica?”, si domanda Avi Loeb a conclusione del suo articolo.

Il dottor Scarmato ha affermato a Fanpage.it che il collegamento individuato nel nuovo studio tra getti e accelerazione non gravitazionale è molto importante “per capire come hanno lavorato i jets lungo l’orbita in avvicinamento al Sole e in particolare per il flyby con Giove, in relazione al raggio di Hill (la regione dello spazio in cui un corpo può trattenere satelliti nonostante l’attrazione gravitazionale di un altro corpo molto più massiccio, come il Sole, ndr)”. Questi elementi saranno "al centro del prossimo paper", ha confermato l’astrofisico calabrese. I dettagli della ricerca “Linking System of Jets to the Non Gravitational Acceleration of 3I/ATLAS” sono stati pubblicati su un database dell’Università di Harvard.