Il governo ha deciso di tagliare i contributi all'editoria. Con un emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle e approvato in Commissione Bilancio, l'esecutivo si appresta a diminuire progressivamente l'entità dei contributi all'editoria fino ad azzerarli completamente nel 2022. "Faremo un taglio graduale all'editoria. Era una nostra grande battaglia dal 25 aprile del 2008. Si farà un primo taglio del 25% nel 2019 per i fondi all'editoria, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021 fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi all'editoria in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato", ha dichiarato pochi giorni fa il vicepremier Luigi Di Maio.

Stando all'emendamento pentastellato, in tre anni si arriverà all'azzeramento dei fondi per l'editoria e rischieranno la chiusura quotidiani come Avvenire (5,9 milioni di euro di finanziamento pubblico), Libero Quotidiano (3,7 milioni), Italia Oggi (4,8 milioni di euro), il Manifesto (3 milioni), Il Foglio (800 mila euro) nonché le testate delle minoranze linguistiche.

Inoltre, Radio Radicale nei giorni scorsi ha lanciato l'allarme e con un comunicato stampa il Cdr dell'emittente ha spiegato che la legge di bilancio prevede un ricalcolo della convenzione tra il Mise e l'emittente radiofonica e il conseguente dimezzamento del contributi finora destinato alla trasmissione delle sedute del Parlamento e qualora questo emendamento dovesse passare la Radio rischierebbe la chiusura:"La Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovra economica che prevede la proroga di un anno della convenzione tra Mise e Radio Radicale per la trasmissione delle sedute del Parlamento ma con il dimezzamento da 10 a 5 milioni del corrispettivo economico. Il Comitato di redazione di Radio Radicale esprime forte preoccupazione per la situazione che si verrebbe a creare se la misura fosse approvata definitivamente dal Parlamento”.

“Il dimezzamento del corrispettivo economico per il servizio pubblico svolto da Radio Radicale (peraltro invariato da 11 anni) mette a rischio i posti di lavoro dei giornalisti, del personale tecnico, amministrativo e archivistico e compromette la possibilità di proseguire un’attività che dura da oltre quarant’anni e la cui funzione è ampiamente riconosciuta. Il Comitato di redazione di Radio Radicale chiede al Governo, al Parlamento, a tutte le forze politiche di riconsiderare una decisione che rappresenta un grave pericolo non solo per Radio Radicale ma per l’intero sistema dell’informazione nel nostro Paese”, conclude la nota.

Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, Vito Crimi, il taglio dei contributi è una riforma essenziale e che non mina assolutamente il pluralismo dell'informazione: "Attualmente Radio Radicale percepisce 14 milioni di fondi che verranno ridotti a 9 milioni. Ricordo per dovere di informazione che la stessa radio percepisce anche un ulteriore contributo, pari a 4 mln di euro dal dipartimento dell’Editoria. Fondo destinato a radio che svolgono attività di interesse generale, a cui accede esclusivamente radio radicale. E’ facile fare due calcoli, Radio Radicale percepisce 14 milioni che verranno ridotti a 9 milioni. Quindi una riduzione non un azzeramento di fondi”, ha dichiarato cercando di difendere la norma che potrebbe portare alla chiusura dell'emittente o a un grave ridimensionamento della struttura.