"Una nave battente bandiera italiana ha effettuato un respingimento collettivo. Adesso sia il governo a spiegare come questo sia stato possibile, senza cercare di fuggire dalle proprie responsabilità". Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, a bordo della nave Open Arms, continua ad attaccare il governo italiano, dopo che l'armatore di Asso 28, Augusta Offshore, che lavora a supporto delle attività estrattive in mare del Gruppo Eni in mare, ha dato la sua versione su quanto accaduto ieri nel Mediterraneo: il salvataggio e il conseguente trasporto di 101 migranti, portati in Libia dal rimorchiatore italiano. Se fosse confermata questa ricostruzione sarebbe la prima volta che una nave italiana respinge dei naufraghi riportandoli nel Paese nordafricano, i cui porti non sono considerati "sicuri", invece di far rotta verso le coste italiane.

Sulla vicenda vuole far luce anche l'Unhcr, che in una nota ha spiegato: "Stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie sul caso del rimorchiatore italiano Asso Ventotto che avrebbe riportato in Libia 108 persone soccorse nel Mediterraneo. La Libia non è un porto sicuro e questo atto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale", ha scritto su Twitter l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

L'Italia rischierebbe una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (come nel 2009, quando la Corte ha condannato l'Italia per aver riportato indietro migranti a bordo di navi militari), perché ogni lo Stato deve vigiliare affinché  chiunque faccia richiesta di asilo venga tutelato, e affinché le navi che battono la sua bandiera, non effettuino respingimenti. Ma per il ministro degli Interni Salvini non ci sarebbe alcuna violzione, perché, ha sottolineato, l'intera operazione sarebbe stata invece condotta dalla Guardia costiera libica. "Tutto regolare" anche per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.

Le varie fasi dell'intervento di ieri dell'Asso28 per il salvataggio di 101 migranti sono state ricostruite in una nota dell'armatore, Augusta Offshore: le attività, ha precisato, "si sono svolte sotto il coordinamento della Coast Guard libica".

Alle 14.30 di ieri Asso Ventotto si trovava in assistenza alla piattaforma di estrazione ‘Sabratah' della Mellita Oil & Gas (Joint Venture tra Eni e Noc libica), a 57 miglia marine da Tripoli, 105 miglia da Lampedusa, 156 miglia da Malta e 213 miglia da Pozzallo in Sicilia. Alle 15 il rimorchiatore riceve istruzioni dal Marine Department di Sabratah di procedere in direzione di un gommone avvistato a circa 1,5 miglia sud est dalla piattaforma, dopo aver imbarcato rappresentanti dell'Authority libica sulla piattaforma stessa. Alle 15.30 Asso Ventotto avvicina il gommone e riceve istruzioni dal rappresentante dell'Authority libica a bordo di recuperare i migranti e di procedere verso Tripoli. Alle 16 avviene il recupero di 101 migranti (di cui 5 bambini e 5 donne incinte). Alle 16.45, dopo il completamento delle operazioni di recupero, una motovedetta della Guardia costiera libica si affianca all'Asso Ventotto, informando il comandante che sarebbe stato scortato fino al porto di Tripoli. Alle 21 l'arrivo a Tripoli e dalla locale autorità viene dato il via libera ad entrare in porto. Alle 21.36 inizia il trasbordo dei migranti su un battello della Coast Guard libica. Alle 22.10 finisce il trasbordo e Asso Ventotto ormeggia alla banchina Abusetta nel porto di Tripoli.

Secondo Nicola Fratoianni questa nota di fatto conferma i sospetti. Per il segretario di Sinistra italiana le autorità italiane erano informate fin dall'inizio dell'intera operazione di soccorso, in quanto la prima segnalazione di un gommone in difficoltà sarebbe partita proprio dal Imrcc di Roma. Nel pomeriggio ha specificato che l'ordine ad Asso 28 di riportare a Tripoli i migranti soccorsi "è arrivato dalla piattaforma per cui lavora il rimorchiatore, vale a dire dall'Eni". In particolare, ha raccontato Fratoianni, in un primo momento il mercantile ha riferito di essersi attivato "su indicazione dei libici"; subito dopo però hanno cambiato versione: "Stiamo seguendo le indicazioni della piattaforma per cui lavoriamo". Circostanza subito smentita dall'azienda, che ha ribadito che l'intero salvataggio è stato gestito unicamente dalla Guardia costiera libica.

Per il Pd la Libia non ha ‘porti sicuri'

"E' difficilmente sostenibile che si sia rispettato il diritto internazionale",  ha commentato il capogruppo del Pd Graziano Delrio, a margine del presidio contro il razzismo organizzato dai Dem in piazza San Silvestro – "La Guardia costiera libica" – ha detto l'ex ministro delle Infrastrutture – "è ancora incerta, manca di professionalità sufficiente e lo si vede dai numeri tragici di naufragi e di morti in mare". Un cronista ha domandato se i porti libici possono essere considerati sicuri: "Questo è uno dei motivi per cui abbiamo sempre fatto attraccare le navi in Italia, perché la Libia non ha porti sicuri".