Estate 1997. È l'anno della seconda presidenza Clinton in America, della clonazione di ‘Dolly', il primo animale creato dall'uomo, l'anno dell'omicidio di Gianni Versace, freddato da Andrew Cunanan a Miami e della ‘successione' della sorella Donatella, nuova regina della moda. Un'altra regina, Diana Spencer, la principessa del Galles che aveva rinunciato alla prospettiva della corona per riprendersi la propria vita, fagocita tutte le copertine dei tabloid. I giornali fanno a gara per sbattere in prima pagina le foto della bionda reale, fresca di divorzio, nelle braccia di Dodi Al-Fayed, il magnate dei magazzini Harrod's, il ‘faraone', l'uomo più ambito del jet set.

Amata, odiata, chiacchierata e adorata: Diana Spencer, ex moglie dell'erede al trono di Inghilterra, diventa protagonista di un fenomeno mai visto prima in simili proporzioni, l'ipersaturazione della sua esposizione mediatica. È la donna più fotografata, la più seguita, la più spiata. L'Europa intera vuole sapere cosa farà della sua vita la principessa del popolo, la donna che ama, l'adultera e la moglie tradita, la bulimica che svuota il frigo e vomita, la madre fragile, la 36enne che ha lasciato in baule i cappellini eccentrici e i tailleur per rimettere i jeans, la principessa che non ha rinunciato a essere donna.

È il 31 agosto quando Diana e Dodi sono a Parigi per una fuga romantica: lui le ha regalato uno spettacolare anello risplendente di promesse, lei gli ha fatto conoscere i figli William e Harry. Alloggiano al Ritz, dove Henri Paul, responsabile della sicurezza, ex pilota e uomo di fiducia dei Fayed gli fa da chaperon. Salgono tutti sulla limousine a noleggio diretti verso l'appartamento di Rue Arsène Houssaye. La corsa si porta dietro il consueto sciame di fotografi in sella alle moto e in auto, Paul schiaccia il piede sull'acceleratore, sempre più forte, finché il futuro di Lady D si accartoccia contro il pilastro del tunnel dell'Alma. Dodi e Henri muoiono sul colpo, la principessa è ancora viva quando viene estratta dalle lamiere, la caricano sull'ambulanza, non farà in tempo ad arrivare in ospedale. Si chiude la vita straordinaria della principessa del popolo, si apre la storia della sua morte, tra ipotesi di complotto e macabri sospetti. Il romanzo rosa è diventato noir.

La teoria della cospirazione

Mentre i Windsor si trincerano dietro un regale e rispettoso riserbo, è Mohamed Al-Fayed ad avanzare i primi dubbi sull'incidente mortale in cui ha perso la vita il maggiore dei suoi figli. Secondo il dirigente d'azienda egiziano la coppia sarebbe stata eliminata volontariamente all'interno di un piano omicida ordito da Buckingam Palace per impedire che la principessa del Galles sposasse un uomo musulmano. Il progetto, portato avanti dai servizi segreti britannici. avrebbe visto coinvolti il principe consorte Filippo, Carlo e la stessa sorella di Diana, Lady Sarah McCorquodale e lo stesso Henri Paul, l'autista, esecutore materiale del piano. Nella teoria del complotto di Fayed, Paul sarebbe stato prezzolato dal MI6, il servizio di intelligence britannico. Accuse pesantissime che il magnate deve provare e per questo mette in campo un'indagine privata, parallela a quella degli inquirenti locali.

L'enigma del sangue

Secondo le risultanze dell'indagine ufficiale lo schianto mortale sarebbe stato causato dalla guida spericolata dell'ex pilota Henri Paul. Il test alcolemico condotto dai francesi indica che l'uomo di fiducia dei Fayed si sarebbe messo al volante con un tasso di alcol nel sangue di 1,82 g/l, tre volte superiore al livello consentito. I genitori di Paul, Jean e Giselle, si oppongono con tutte le forze alla tesi che il figlio fosse ubriaco, ma il test dice il contrario, così i coniugi Paul chiedono un esame del DNA che confermi che il sangue esaminato apparteneva realmente a Henri.

La Fiat 1 bianca

Gli inquirenti francesi mettono sotto inchiesta anche i paparazzi che seguivano l'auto, accusati di aver spinto Paul a una corsa folle, con il loro inseguimento. Ma nella dinamica dell'incidente c'è anche un altro veicolo, un'auto della quale gli investigatori non hanno alcuna notizia. Si tratta di una Fiat 1 bianca avvistata da alcuni testimoni e le cui tracce di vernice sono state rinvenute sulla carrozzeria della Mercedes che trasportava la coppia. Ci sono prove forensi che la Mercedes sia entrata in contatto con la Uno bianca. È stata la misteriosa auto a spingere la limousine contro il pilastro?

Il corpo imbalsamato

Un altra circostanza cui il padre di Dodi si appella per sostenere l'ipotesi del complotto è il fatto che, secondo quanto afferma, la principessa sarebbe stata incinta e in procinto di annunciare con il compagno, il successivo primo settembre, l'intenzione di sposarsi. Il fatto che il futuro re del Commonwealth e capo della Chiesa di Inghilterra potesse avere un fratellastro musulmano sarebbe stato il principale movente del piano omicida. Sospetto, agli occhi di Fayed, fu il fatto che il corpo della principessa fosse stato imbalsamato due ore dopo la morte e senza che la legge francese prevedesse un obbligo del genere.

L'operazione Paget

Solo nel 2004 il governo britannico dispone un'inchiesta sulle teorie di cospirazione, chiamata Operazione Paget. I risultati dell'inchiesta sono stati sottoposti a una giuria due anni dopo. Tutte le prove addotte dall'indagine hanno dimostrato che Henri Paul non era un informatore per MI6, i test del DNA hanno confermato che il sangue esaminato apparteneva realmente a lui. Secondo l'inchiesta il fatto che l'autista avesse avesse i riflessi rallentati dall'alcol, che guidasse sotto la pressione dei paparazzi inseguitori e che tutti i passeggeri non avessero le cinture, sarebbero le cause dell'esito mortale dello schianto. La giuria si pronuncia a favore di questa verità, mettendo fine per sempre a ogni teoria del complotto.

L'epilogo

Mohamed Al-Fayed non ha mai accettato il verdetto di omicidio colposo ed è rimasto convinto che suo figlio e la sua futura sposa siano stati uccisi dai Servizi segreti britannici per impedire la nascita di un ramo musulmano della famiglia reale. William e Hanry, i due figli della principessa Diana, hanno invece accettato la sentenza e hanno recentemente ricordato con emozione la madre nel documentario della BBC, Seven Days.

Nonostante tutto continuano a dilagare teorie cospirazioniste anche tra gli analisti politici della vita della principessa, frutto in parte dei tanti interrogativi che ci ha lasciato la ‘quasi regina': Diana, la donna che bruciava la vita.