In foto: il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.
in foto: In foto: il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

"Nell'ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti. Tecnicamente è stata una decisione sbagliata": così il ministro dell'economia Giovanni Tria, intervenendo ad Agorà, ha commentato la riforma dell'ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Introdotta nel 2014, prevedeva un bonus di 80 euro al mese tradotto in credito Irpef per i soggetti con guadagni fra gli 8 e i 26.000 euro annuali. Ciò aveva comportato una spesa di 10 miliardi di euro in vista delle scorse elezioni europee. "Risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male".

Non è la prima volta che il provvedimento viene messo in discussione e negli ultimi mesi la questione del sostegno al reddito attraverso la fiscalità è tornata sotto i riflettori. Il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, ha recentemente proposto degli emendamenti al decreto Crescita in modo da portare maggior sostegno ai nuclei familiari, trovando la ferma opposizione del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. Secondo fonti del Movimento 5 Stelle infatti, il ministro leghista starebbe "sabotando il decreto Famiglia portato da Luigi Di Maio e concordato con il Forum delle Famiglie". Da parte sua, Tria ha spiegato che non sono ancora state individuate le coperture per il decreto famiglia e che il provvedimento è stato rinviato: "Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato – per il reddito di cittadinanza – si saprà a fine anno e non adesso. È inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate all'anno successivo".

Deficit, "Non è una decisione autonoma dei mercati"

Il ministro dell'Economia si è poi soffermato a fare il punto della situazione sul deficit e sulle possibilità di sforare i parametri dell'Unione europea, tema delicato da quando il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha definito "doverosa" la trasgressione dei limiti sul deficit imposti da Bruxelles. "Il deficit non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito", ha affermato Tria, aggiungendo che "il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi". Sui commenti del leader del Carroccio, rispondendo alla domanda se avesse spiegato anche a lui queste considerazioni, ha risposto: "Salvini lo sa bene e non devo spiegare nulla a nessuno. C'è una campagna elettorale in atto".

Il ministro si è comunque mostrato fiducioso per la seconda metà del 2019: "Nella seconda parte dell'anno potremo avere una ripresa più forte e dipende anche da quanto riusciamo a creare fiducia negli investitori e fiducia nei risparmiatori, che così possono utilizzare più reddito per i consumi. Per questo non bisogna creare allarmi per il futuro".

La risposta dal Pd

Dal Partito democratico non si sono fatte attendere le risposte. Maria Elena Boschi, ex ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento durante il governo di Matteo Renzi, ha denunciato su Twitter che la direttiva toglierà un importante sostegno a 10 milioni di italiani che da 5 anni vengono aiutati dal bonus in questione. "Ministro", scrive poi la Boschi rivolgendosi a Tria, "la cosa fatta male non sono gli 80 euro, ma il governo di cui fa parte lei". Il post è stato condiviso anche dallo stesso Renzi,

L'ex presidente del Consiglio ha pubblicato anche un altro post di critiche, proveniente dalla esponente dem Pina Picierno, riguardo al ritiro degli 80 euro. "Dicevano di non voler mettere le mani in tasca alle famiglie e invece, pur di fare cassa, scippano gli 80 euro che il governo Renzi ha dato a 10 milioni di italiani", ha scritto Picierno, che è candidata alle europee con il Pd, aggiungendo che "il 26 maggio possiamo dire assieme grazie a Salvini e Di Maio per questo nuovo disastroso regalo".