Quando si è accorta che ai compagni di scuola veniva servito il normale pasto previsto per quel giorno a mensa e a lei solo del tonno in scatola e un pacchetto di cracker è scoppiata in lacrime. La sua unica colpa sarebbe quella di avere genitori che non sono riusciti a pagare la sua retta per la mensa scolastica. È la vicenda di una bambina che frequenta la scuola elementare di Minerbe, in provincia di Verona, a cui è stato tolto il servizio mensa dopo che le autorità cittadine, responsabili del plesso scolastico, hanno accertato che i suoi genitori non avevano pagato. L'episodio, accaduto pochi giorni fa e rivelato dal quotidiano L'Arena, ha scatenato numerose polemiche: sotto accusa è finita l'amministrazione locale capitanata dal leghista Andrea Girardi. "Si tratta di una scelta discriminatoria" hanno denunciato dalla segreteria provinciale veronese del Partito democratico.

"Il sindaco si nasconde dietro le pieghe di una direttiva data alla società che fornisce i pasti per attuare una scelta discriminatoria nei confronti di una bambina di origine straniera i cui genitori non sono in regola con i pagamenti della mensa e la umilia servendole tonno e crackers anziché il pasto completo" hanno sottolineato gli esponenti locali del Pd, aggiungendo: "Il comune ha "non solo la possibilità ma anche il dovere" di andare incontro a situazioni di difficoltà economiche "e in ogni caso non possono rivalersi sulla minore, ossia sull'anello debole di tutta questa catena".

La giunta locale però difende il suo operato e la sua scelta spiegando che la famiglia della minore era stata avvisata da lungo tempo delle possibili conseguenze del non pagamento della mensa. La scelta di riservare un pasto diverso e soprattutto ridottissimo alla bambina sarebbe stata concordata tra i gestori della mensa e il Comune dopo inutili solleciti al pagamento verso la famiglia. "Sono umanamente dispiaciuto" per quanto avvenuto ma "bisogna anche essere corretti verso tutte le famiglie che pagano regolarmente la mensa" ha spiegato il vicesindaco con delega alle politiche famigliari della cittadina veneta, Massimo Momi. Il rappresentante della Giunta ha spiegato che le famiglie in difficoltà vengono già aiutate dal Comune per pagare la mensa coprendo circa il 40/50% del costo del buono pasto. Tra queste anche la famiglia della bimba che però non sarebbe riuscita nemmeno a pagare la restante parte della retta. Secondo quanto rivelato dalle insegnanti, in realtà non sarebbe la prima volta in quest’anno scolastico che qualche bambino rimane senza pranzo perché la famiglia non ha pagato. "Qualche volta è capitato che le insegnanti rinunciassero al proprio pasto per darlo ai bambini indigenti" hanno raccontato le maestre.