"Ancora una volta la vita ci ha dimostrato come ogni essere umano nel proprio piccolo possa aiutare gli altri  a sopportare dolori e situazioni che da soli non sarebbero riusciti a superare", così i genitori del piccolo Saimon Murataj hanno voluto ringraziare tutte le persone che da mesi hanno ingaggiato una vera e propria gara di solidarietà "sfidandosi " a colpi di donazioni e regali per il figlio, un piccolo di 4 anni che da alcuni mesi combatte una durissima battaglia contro il male che lo ha colpito: un insidioso cancro al cervello. Per raccogliere fondi a sostegno delle sue cure e della famiglia che vive a Reggio Emilia, infatti,  a decine hanno messo in piedi iniziative e serate come ad esempio una cena in pizzeria e una sagra degli gnocchi  mentre non si contano quelli che da  tutta la provincia hanno regalato giocattoli, vestiti e ogni altro bene possibile, come ha raccontato "La Gazzetta di Reggio"

Il calvario del piccolo Saimon  è cominciato l’estate scorsa quando al ritorno dalle vacanze al mare i genitori hanno capito che in lui qualcosa non andava. "Abbiamo notato che non era più quello di prima. Improvvisamente era stanco, non più socievole come al solito" hanno spiegato mamma e papà che si sono rivolti subito ai medici. Dopo alcune visite ed esami specifici tra cui una Tac, in effetti è arrivata la terribile diagnosi che nessun genitore vorrebbe avere per il proprio figlio: cancro. "Abbiamo trovato una massa tumorale nel cervelletto" hanno detto loro i medici, spiegando che senza interventi immediati Saimon avrebbe avuto pochi mesi di vita.

Il piccolo guerriero, come lo hanno ribattezzato tutti, è stato subito ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico delicatissimo durato oltre undici ore. "Gli avevano attribuito due mesi di vita. L’unica speranza era intervenire chirurgicamente. E dopo un’operazione estenuante, ma riuscita perfettamente, Saimon è ancora tra noi" hanno ricordato i genitori. Ora però il piccolo deve essere sottoposto a cure continue e pesanti all’istituto nazionale dei tumori a Milano. Per questo la famiglia ora deve affrontare molte spese per i lunghi trasferimenti da Massenzatico, frazione periferica di Reggio, al capoluogo lombardo, senza contare che per seguire il figlio il papà ha perso anche il lavoro come pizzaiolo. Una situazione di fronte alla quale la comunità reggiana non è rimasta  a guardare mobilitandosi in massa per dare il suo sostegno.