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5 Febbraio 2013
13:31

USA, spunta un documento scandalo: il governo autorizza l’uccisione di cittadini americani

La NBC rivela i contenuti di un libro bianco – redatto dal dipartimento di giustizia – in cui si annuncia che è “legittimo” assassinare dei cittadini statunitensi collusi con Al-Qaeda senza processo. L’uccisione mirata per mezzo di droni non ha bisogno di prove circa la reale, imminente, effettiva pericolosità dei soggetti. That’s America!
A cura di Anna Coluccino
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Spersonalizzare il combattimento. Alleggerire il peso della guerra, della morte e del sangue rendendo il tutto simile a un video game sparatutto.

Forse è a questo che puntano Obama e la sua amministrazione scegliendo di intensificare sempre più l'utilizzo di droni per le uccisioni mirate, mostrandosi sordi alle pur consistenti proteste (interne ed esterne).
Forse – per qualcuno – la lontananza dall'evento, la distanza dalla tragedia della morte è sufficiente a tenere a bada la coscienza.
Forse pensare che ad essere giustiziati sommariamente sono per lo più dei cattivi cattivissimi aiuta a non sentirsi in colpa. Ma come definire chi pratica esecuzioni capitali senza processo né giudizio, senza prove né contraddittorio, senza dichiarare guerra e senza esporsi al combattimento? 

Questa è una domanda che – di certo – viene accuratamente evitata al momento di premere spostare il joystick per far fuori colpevoli e innocenti, al-qaedisti e bambini che, purtroppo, passavano di lì. La giustizia ha un prezzo – sosterrà qualcuno – qualcun altro diceva che se la giustizia ha un prezzo smette di essere giusta e diventa in-giusta.
Punti di vista. 

L'attacco via drone non è altro che un'esecuzione sommaria. Nessun processo, nessun capo d'accusa, nessuna giuria. Si uccide con la discrezionalità tipica del tempo di guerra anche se nessuna guerra è stata dichiarata. Ad esempio, a qualcuno risulta che gli USA siano in guerra con il Pakistan? Eppure hanno ucciso centinaia di uomini, e donne e bambini laggiù. Qualcuno aveva probabilmente la colpa di complottare contro gli USA per conto di Al-Qaeda, qualcun altro era colpevole di trovarsi lì dove gli USA avevano decretato morte e distruzione. L'esecuzione mirata è una prassi talmente accettata dal civile occidente (che si vanta d'aver offerto anche al peggiore tra i criminali i suoi sacrosanti tre gradi di giudizio) che non fa nessuna notizia e crea una moderata indignazione forse peggiore del silenzio.

L'impiego di questi robotici angeli della morte è prassi consolidata per gli USA (e non solo), tanto che persino l'ONU ha deciso di non potersi sottrarre dall'acquisto dell'ultimo trend. Al Palazzo di Vetro erano stanchi di chiederli in prestito, volevano i loro personali stuumenti "di pace" e li hanno ottenuti. E poco importa che ormai non si riesca più nemmeno a tener conto dei danni collaterali provocati dagli attacchi via drone; le morti civili, i ferimenti di innocenti provocati dalla fredda efficienza dei colpi esplosi da macchine senza cervello sono all'ordine del giorno. Per chi manovra questi gingilli, forse, è davvero come giocare a Call of Duty. Nessuna esitazione, nessun rimpianto, è solo un gioco, un punto su uno schermo. Forse il sogno di qualcuno di questi manovratori è che un giorno si arrivi a guidare i droni per mezzo degli smartphone, e che si possa – magari – decidere della vita e della morte di altri essere umani mentre si mangia una bistecca al ristorante, mentre si fa colazione con i propri figli.

Invece di una partita a Ruzzle un bell'attacco drone e via, per cominciare bene la giornata.

Ora, per quanto parossistico e iperbolico possa sembrare un simile ragionamento, è di certo molto più vicino alla realtà dell'immagine novecentesca del combattimento dove – se non altro – occorreva annunciare l'entrata in guerra per rivendicare il diritto d'ammazzare qualcuno su suolo straniero. Ed è in questa cornice di follia istituzionalizzata e di ingiustizia-fattasi-regola che occorre inquadrare la notizia di oggi. Una notizia che – solo cinquant'anni fa – avrebbe messo i brividi e invece, al momento, non sembra neanche capace di far saltare qualche testa nell'amministrazione Obama. Anzi. C'è profumo di promozioni nell'aria.

La NBC è entrata in possesso di un libro bianco redatto dal Dipartimento di giustizia USA che autorizza, candidamente,  l'uccisione di cittadini statunitensi all'interno di missioni di attacco via drone. La cosa è già accaduta, dei nordamericani sono già morti in un attacco avvenuto in Yemen, eppure la cosa ha creato poco più di un leggero imbarazzo nell'amministrazione Obama che – pur non commentando la pubblicazione del documento – non sembra colpita al cuore. Eppure, secondo il vicedirettore dell'ACLU (American Civil Liberties Union) Jameel Jafer, il documento in questione è "agghiacciante".  Jafer ha persino citato in giudizio l'amministrazione al fine di ottenere tutta la documentazione riguardante l'assassinio mirato di nordamericani ma non è riuscito nel suo intento. "In sostanza" – afferma il vicedirettore dell'ACLU – "si sta sostenendo che il governo ha il diritto di effettuare l'uccisione extragiudiziale di un cittadino americano" – e aggiunge – "il libro bianco in questione riconosce e annuncia alcune limitazioni all'operato dell'autorità, ma si tratta di limiti elastici e vagamente definiti, ed è facile intuire quanto possano essere manipolati". In particolare, Jeffer denuncia il fatto che all'interno del documento si ridefinisca il concetto di "imminente" privando – di fatto – la parola del suo significato originario. Secondo un portavoce della Casa Bianca il documento si muove in una "cornice di legalità", ciò nonostante è innegabile che il libro bianco contraddica alcuni diritti fondamentali riconosciuti a ogni cittadino statunitense, e lo fa in un quadro di vaghezza e indeterminazione tanto più scioccante quanto più facilone e approssimativo.

Molte le voci che si sollevano indignate, ma la Casa Bianca ancora non accenna risposta.  E questo nonostante la lettera inviata al presidente Barack Obama da parte di undici senatori che, pur affermando che esisterà certamente la possibilità di una circostanza in cui "il presidente ha la facoltà di usare forze letali" contro statunitensi che decidono di attaccare il loro stesso paese, sottolineano quanto sia "di vitale importanza per il Congresso e il popolo americano avere una comprensione piena di come il potere esecutivo interpreti i limiti e i confini della sua autorità". Posizione speculare a quella del giudice Colleen McMahon che – chiamata in causa della denuncia del New York Times e dell'ACLU che chiedevano la pubblicità dei memo del Dipartimento di Giustizia riguardo gli attacchi dei droni contro cittadini americani – ha affermato di non essere nella posizione di ordinare il rilascio dei documenti richiesti ma, al contempo, ha dichiarato che riguardo alle uccisioni mirate l'amministrazione ha sempre descritto le proprie ragioni in maniera "criptica e imprecisa, quasi sempre senza citare alcuno statuto o sentenza a giustificazione delle sue conclusioni".

Ma cosa c'è scritto in questo libro bianco? Possiamo leggere: "Un omicidio legale a scopo di difesa non è un assassinio" ma cosa definisce la legalità dell'atto? Il libro bianco risponde così: "Un'operazione letale condotta nei confronti di un cittadino degli Stati Uniti è giustificata da un comportamento che suggerisce una minaccia imminente di attacco violento contro gli Stati Uniti". E specifica che – secondo il nuovo vocabolario redatto ed approvato dal Dipartimento di Giustizia, la parola "imminente" non significa quel che abbiamo sempre creduto significasse: "La condizione che un leader operativo presenti una minaccia ‘imminente' di violento attacco contro gli Stati Uniti non richiede agli Stati Uniti di avere prove evidenti che un attacco specifico su persone o  interessi statunitensi avranno luogo in un futuro immediato". Questo è tutto. Basta supporre che – forse – un giorno questi statunitensi operativi in Al-Qaeda potrebbero minacciare gli interessi statunitensi per giustificare un "omicidio per legittima difesa".  In due parole: esecuzione sommaria. Non esiste altra espressione per definire ciò che il libro bianco rende legale negli USA.

Il memorandum confidenziale incriminato afferma che il governo degli Stati Uniti può ordinare l'uccisione di cittadini americani se ha motivo di credere (non viene detto sulla base di cosa, di quali prove, di quali atti, di quali dati) che essi siano "alti dirigenti operativi" di al-Qaida o "elementi associati". L'uccisione viene avallata anche se non c'è alcuna prova che indichi il loro coinvolgimento attivo un attacco contro gli Stati Uniti e non si tratta di fantascienza, di ipotesi di là da verificarsi: è già successo. Nel settembre 2011, durante un attacco in Yemen, i droni USA hanno assassinato i sostenitori di al-Qaida  Anwar al-Awlaki e Samir Khan, entrambi cittadini americani, mai  accusati di alcun reato dal governo degli Stati Uniti, mai processati.

In buona sostanza, siamo di fronte a una politica a dir poco tirannica dove le più basilari libertà individuali, i più balisari diritti umani vengono stralciati in nome di una presunta "legittima difesa". Ma chi è che stabilisce quando una difesa è legittima e quando – invece  – se ne abusa? Qual è il limite etico fissato dalla politica estera made in USA e – soprattutto – ne esiste uno? A giudicare da quanto accaduto oggi, si direbbe di no.

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