Ue: “Preoccupa corruzione italiana, legami tra politica e criminalità”

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Nel report sulla corruzione in Europa, la Commissione europea chiede uno stop alle leggi ad personam in Italia e accusa: “Corruzione italiana vale 60 miliardi di euro, la metà del totale di tutta l’Ue”.

La nuova legge italiana contro la corruzione è ancora poco efficace perché “non modifica la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e il riciclaggio, e non introduce reati per il voto di scambio” è questo il duro giudizio dato dalla Commissione europea nel primo report sulla corruzione in Europa. Nel rapporto si scrive che, nonostante gli sforzi e la nuova legge, il fenomeno della corruzione in Italia “rimane preoccupante” e rappresenta il 4% del Pil, vale a dire circa 60 miliardi di euro. La Commissione Ue ricorda che il dato più allarmante riguarda “i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo, come testimonia l'alto numero di indagini per corruzione”. Da Bruxelles si sottolinea poi a tal proposito che “solo nel 2012 in circa metà delle 20 Regioni italiane ci sono state indagini e ordinanze di custodia cautelare  nei confronti di esponenti politici locali” evidenziando come caso “degno di nota un parlamentare indagato per collusione con il clan camorristico dei Casalesi”, in riferimento a Nicola Cosentino.

Secondo la commissione Ue è importante anche porre rimedio al conflitto d’interesse, e “bloccare l’adozione di leggi ad personam” perché gli sforzi messi in atto per garantire processi efficaci sono stati “più volte ostacolati” proprio da questo tipo di leggi. Nel report viene evidenziato come aspetto “particolarmente serio per la lotta alla corruzione in Italia” anche la prescrizione perché “termini, regole e metodi di calcolo, sommati alla lunghezza dei processi, determinano l'estinzione di un gran numero di procedimenti”. La commissione Ue chiede quindi all’Italia di perfezionare la legge intervenendo nei punti deboli e soprattutto suggerisce di evitare di “frammentare le disposizioni sulla concussione e la corruzione, rischiando di dare adito ad ambiguità nella pratica e limitare ulteriormente la discrezionalità dell'azione penale”.

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